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	<title>il blog di Giuseppe Panella</title>
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		<title>&#8220;Prog. Una suite lunga mezzo secolo&#8221; di Donato Zoppo, l&#8217;opera definitiva sul progressive rock</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Apr 2012 00:50:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Panella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;PROG. UNA SUITE LUNGA MEZZO SECOLO&#8221; di Donato Zoppo (Arcana Edizioni) Una copertina che sembra scolpita nel legno, indizio di una porta robusta che nel tempo è riuscita a preservare tesori che nulla ha scalfito. Al centro di essa, nella cornice, è “intagliato” il titolo, imponente e diretto. “Prog”, pubblicato da Arcana Edizioni, è il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2012/04/Prog_-Una-suite-lunga-mezzo-secolo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3962" title="Prog_-Una-suite-lunga-mezzo-secolo" src="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2012/04/Prog_-Una-suite-lunga-mezzo-secolo-222x300.jpg" alt="" width="222" height="300" /></a><strong>&#8220;PROG. UNA SUITE LUNGA MEZZO SECOLO&#8221;<br />
di Donato Zoppo<br />
(Arcana Edizioni)</strong></p>
<p>Una copertina che sembra scolpita nel legno, indizio di una porta robusta che nel tempo è riuscita a preservare tesori che nulla ha scalfito. Al centro di essa, nella cornice, è “intagliato” il titolo, imponente e diretto. “Prog”, pubblicato da Arcana Edizioni, è il nuovo lavoro di Donato Zoppo che, suffragato dal sottotitolo “Una suite lunga mezzo secolo”, non avrebbe bisogno di molti commenti.<br />
Eppure di questo libro bisogna parlare per i contenuti trattati in maniera colta ed intelligente, privi di fronzoli, e scritto con accurata attenzione da Zoppo. Non una schematica presentazione degli album migliori di un genere che ancora oggi divide critica e pubblico,<span id="more-3961"></span> perché di questo non ve ne era assolutamente bisogno, ma una analisi dettagliata affrontata in ordine cronologico.<br />
“Prog” è il risultato di una passione estrema dell’autore, un amore incondizionato che lo ha portato più volte ad approfondire l’argomento in questione con risultati sempre apprezzabili. Ma quest’ultima “creatura” è diversa da tutto ciò che è stato scritto finora da Zoppo e da altri autori.<br />
<strong>E’ questa un’opera definitiva o che, comunque, può essere considerata tra le più importanti nel suo genere</strong>, caratterizzata da una efficace linearità descrittiva tipica di Zoppo, in cui si ripercorrono l’evoluzione e i mutamenti di una epopea musicalmente felice, arrivando fino alle nuove espressioni del prog attuale.<br />
Il libro, dedicato ad <strong>Ernesto De Pascale</strong>, scomparso lo scorso anno, è introdotto da una interessante prefazione di <strong>Ray Thomas</strong>, componente dei <strong>Moody Blues</strong>, gruppo inglese che con l’album <strong>“Days of future passed”</strong> ha anticipato il cambiamento strutturale di quella musica, segnale colto e sviluppato successivamente dai King Crimson nell’album <strong>“In the court of Crimson King”</strong>.<br />
La “suite lunga mezzo secolo”, articolata in quattro “parti”, oltre a illustrare il passaggio dal beat ai primi accenni di prog, avvenuti nel biennio 1967-‘68, e il conseguente periodo di maggior fulgore (1969-1974), non trascura le “scuole nazionali”, dalle quali verranno fuori espressioni musicali diverse, legate alla cultura dei paesi di origine.<br />
Sottolinea Zoppo che <em><strong>“il progressive diventa il passaporto della libertà: ogni nazione esprime una propria identità compositiva, legata alla temperie artistica, culturale e politica del momento”</strong></em>.<br />
Tra quelle scuole una parte rilevante l’ha avuta l’Italia, pronta a confrontarsi con i colossi britannici <strong>King Crimson</strong>, <strong>Genesis</strong>, <strong>Emerson, Lake &amp; Palmer</strong>, <strong>Van der Graaf Generator</strong> e <strong>Yes</strong>. Un capitolo in cui viene sottolineata l’importanza di gruppi come <strong>Banco del Mutuo Soccorso</strong>, <strong>Premiata Forneria Marconi</strong>, <strong>Osanna</strong>, <strong>Le Orme</strong> e <strong>New Trolls</strong> veri motori di un movimento che di fatto ha rivoluzionato il modo di fare musica in Italia.<br />
A significare l’immortalità del prog, Zoppo dedica l’ultimo capitolo a gruppi come <strong>Dream Theater</strong>, <strong>Echolyn</strong> e <strong>Mars Volta</strong>, che hanno fatto propria quella lezione, spingendosi più avanti e dando continuità ad una scuola che non cesserà mai di esistere.</p>
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		<title>La rivoluzione culturale del &#8217;68 attraverso gli album di Guccini</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Apr 2012 18:11:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Panella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[NOTE DI STORIA &#8220;Tra Radici e Isole non trovate&#8221; Biblioteca &#8220;F. De Nobili&#8221; &#8211; Catanzaro 28/03/2012 Esistono diversi modi per parlare della nostra storia. Quello affrontato dal prof. Antonio Gioia è senz’altro il più originale mai visto e sentito. E’ lui il responsabile della rassegna “Note di storia. Musica, parole e immagini della società italiana [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2012/04/IMG_4625.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3977" title="IMG_4625" src="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2012/04/IMG_4625-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><strong>NOTE DI STORIA<br />
&#8220;Tra Radici e Isole non trovate&#8221;<br />
Biblioteca &#8220;F. De Nobili&#8221; &#8211; Catanzaro<br />
28/03/2012</strong></p>
<p>Esistono diversi modi per parlare della nostra storia. Quello affrontato dal prof. Antonio Gioia è senz’altro il più originale mai visto e sentito.<br />
E’ lui il responsabile della rassegna “Note di storia. Musica, parole e immagini della società italiana dal 1945 ai nostri giorni”, il cui terzo appuntamento<span id="more-3975"></span> si è tenuto mercoledì pomeriggio presso la Biblioteca Comunale “F. De Nobili” di Catanzaro. Dopo <strong>Domenico Modugno</strong>, ne “L’Italia del boom”, e <strong>Fabrizio De Andrè</strong>, ne “L’immaginazione senza potere”, il prof. Gioia ha avuto come filo conduttore per questo nuova lezione, dal titolo “Tra Radici e Isole non trovate”, uno dei maggiori cantautori italiani: Francesco Guccini.<br />
Il periodo storico su cui si concentra la lezione è il ‘68, anno dal quale è partito analizzando gli effetti sociali e politici in Italia, non varcando gli anni la soglia degli anni ’70, i cosiddetti anni di piombo.<br />
Ma, come è stato evidenziato, quella del 1968 è una data che teoricamente non esiste, in quanto i movimenti studenteschi iniziarono nel 1967 e quelli operai due anni più tardi. Fu infatti nel 1969 che quel periodo di incredibile fermento trovò la sua conclusione in modo drammatico il 12 dicembre con l’esplosione di una bomba in piazza Fontana a Milano alla Banca Nazionale dell’Agricoltura, il cui processo si svolse a Catanzaro.<br />
“Il 1968 – dice il prof. Gioia &#8211; fu un anno importante, simbolico, vissuto dalla gente in modo diverso. Per qualcuno ha rappresentato un momento positivo, per altri è stato soltanto causa delle violenze degli anni successivi”.<br />
Dopo aver citato il libro <strong>“Lettera a mio figlio sul ‘68”</strong> di <strong>Mario Capanna</strong>, ha analizzato il rapporto tra storia nazionale e locale<em> “perchè il ’68 è anche a Catanzaro”</em>, facendo riferimento ad una pubblicazione della Biblioteca <strong>“Il sessantotto a Catanzaro”</strong> in cui si cerca di spiegare questo periodo a chi non l’ha vissuto, attraverso le testimonianze di alcuni catanzaresi, tra cui Michele Traversa, Maria Grazia Caporale che ricordano le lotte e le contestazioni di quegli anni, come testimonia una lapide su Corso Mazzini di Giuseppe Malacaria, operaio ucciso il 4 febbraio 1971 nel corso di una manifestazione antifascista. Dopo un filmato sulla Catanzaro di quegli anni, e degli scontri con la città di Reggio Calabria e l’amarcord della squadra di calcio cittadina che raggiunse per la prima volta il palcoscenico della serie A, il prof. Gioia si è soffermato sui due fenomeni del ’68: la radicalizzazione e la disillusione.<br />
E l’incontro con Francesco Guccini è inevitabile. Attraverso gli album e le canzoni del cantautore la lezione è diventata più interessante. Ha parlato tra gli altri di album come <strong>“Radici</strong>” del 1972 in cui in copertina c’è una famiglia dell’epoca, che testimonia la volontà di trovare le radici non solo familiari ma anche culturali (<strong>“Canzone dei 12 mesi”</strong>) e politiche (<strong>“La locomotiva”</strong>) in un momento di smarrimento e disillusione dopo il 68. Ed ancora di <strong>“Isole non trovate”</strong> (1971), in cui riprende un testo di Gozzano e c’è il riferimento all’utopia, alla ricerca di un’isola che nessuno ha trovato.<br />
Il percorso di “Note di storia” proseguirà, sempre presso la biblioteca “F. De Nobili”, il 12 aprile con “Le Italie degli italiani” e il mondo di <strong>Francesco De Gregori</strong>.</p>
<p>(Pubblicato su Gazzetta del Sud domenica 1/04/2012)</p>
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		<title>La dimensione eterea del jazz di John Abercrombie</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Mar 2012 09:11:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Panella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[JOHN ABERCROMBIE TRIO &#8220;Le Querce Jazz&#8221; MARCA &#8211; Museo delle Arti di Catanzaro Catanzaro 21/03/2012 Un grande senso di fluidità ha dominato la performance di John Abercrombie mercoledì sera al MARCA. L’occasione era l’ultimo appuntamento della VIII edizione de “Le Querce Jazz”, spostatasi per l&#8217;occasione, come già successo lo scorso anno, nella sala del Museo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2012/03/Abercombrie-Foto-Angelo-Maggio-0209.jpg"><img src="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2012/03/Abercombrie-Foto-Angelo-Maggio-0209-300x200.jpg" alt="" title="Abercombrie Foto Angelo Maggio 0209" width="300" height="200" class="alignleft size-medium wp-image-3953" /></a><strong>JOHN ABERCROMBIE TRIO<br />
&#8220;Le Querce Jazz&#8221;<br />
MARCA &#8211; Museo delle Arti di Catanzaro<br />
Catanzaro<br />
21/03/2012</strong></p>
<p>Un grande senso di fluidità ha dominato la performance di John Abercrombie mercoledì sera al MARCA.<br />
L’occasione era l’ultimo appuntamento della VIII edizione de “Le Querce Jazz”, spostatasi per l&#8217;occasione, come già<span id="more-3949"></span> successo lo scorso anno, nella sala del Museo del capoluogo catanzarese.<br />
Se il panorama di cui si riusciva a godere attraverso le ampie vetrate era suggestivo, non altrettanto si può dire di un posto poco adatto ad un concerto di tale spessore.<br />
John Abercrombie, alla chitarra, Piero Leveratto, al contrabbasso, e Fabrizio Serra, alla batteria, hanno dato vita ad un set la cui musica in alcuni momenti è sembrata essere “liquida”, eterea nella sua espressività e la cui cifra tecnica dei musicisti è stata evidente per tutti i novanta minuti dell’esibizione.<br />
Abercrombie è un chitarrista classico nella tradizione di <strong>Wes Montgomery</strong>, <strong>Grant Green</strong> e del primo <strong>George Benson</strong>. Durante l&#8217;esibizione, il suono morbido e pulito della sua chitarra, pur non raggiungendo mai momenti frenetici ha toccato vertici di pura eccitazione musicale. E&#8217; proprio per quel tocco quasi impalpabile, unito all’approccio profondo e passionale nei confronti dello strumento che suona, che da sempre è considerato uno dei miti della musica jazz attuale.<br />
Un interprete sensibile che ha aperto il concerto con <strong>“Israel”</strong> e <strong>“Sometime ago”</strong>, due brani tenui le cui armonie lente sembravano essere sospese nel vuoto, offrendo agli spettatori una sensazione di incredibile leggerezza. Al di là dei vetri tutto sembrava fondersi con quella che pareva essere la perfetta colonna sonora della serata.<br />
Il profumo della passione inebriava la sala con il brano di <strong>Cole Porter</strong> <strong>“Everything i love”</strong>, alla fine del quale lo stesso chitarrista scherzava dicendo “What i love?”.<br />
Ogni nota era accarezzata dal suo strumento con calore, mentre il suo senso del tempo era spesso ipnotico. Leveratto e Serra hanno condiviso ogni passaggio con una incredibile delicatezza dinamica, che arricchiva e sosteneva quel vellutato mood.<br />
I tre musicisti “viaggiavano” in simbiosi, alternandosi nei ruoli di conduzione e supporto ed i cui contrappunti del contrabbasso di Leveratto e le sfumature ritmiche di Serra hanno dato la giusta compattezza al suono richiesto da Abercrombie.<br />
Nel finale la classica ciliegina sulla torta. <strong>“I fall in love too easily”</strong>, portata al successo da <strong>Frank Sinatra</strong> e, successivamente, da <strong>Chet Baker</strong>, era la degna conclusione del concerto ma anche di una rassegna che Giampiero Ferro sta guidando verso mete sempre più prestigiose. La conferma arriva con l’anticipazione di uno dei nomi che comporranno il cartellone della prossima stagione: <strong>Paolo Fresu</strong>.</p>
<p><strong>(Pubblicato su Gazzetta del Sud il 24/03/2012)<br />
(Foto per gentile concessione di Angelo Maggio)</strong></p>
<p>La band:<br />
John Abercrombie, chitarra<br />
Piero Leveratto, contrabbasso<br />
Fabrizio Serra, alla batteria</p>
<p><strong>La scaletta:</strong><br />
- Israel<br />
- Sometime ago<br />
- Everything I love<br />
- A Nice idea<br />
- Jazz Folk<br />
- Sad song<br />
- Blues connotation</p>
<p><em>Bis:</em><br />
- I fall in love too easily</p>
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		<title>Con De Piscopo, Elio e Max Gazzè il 4° Festival Città di Cernobbio all&#8217;insegna della contaminazione</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Mar 2012 14:37:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Panella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[Da luglio ad agosto, dal lungolago a Villa Erba, dall&#8217;impostazione rigorosamente classica dei primi anni a una progressiva contaminazione, ma anche un&#8217;attenzione crescente ai giovani talenti. Sono le novità principali della quarta edizione del Festival Città di Cernobbio, che mantiene, fra tanti cambiamenti, due punti fermi: la gratuità dei setto concerti in cartellone e la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2012/03/1976_max2.jpg"><img src="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2012/03/1976_max2-300x200.jpg" alt="" title="1976_max2" width="300" height="200" class="alignleft size-medium wp-image-3938" /></a>Da luglio ad agosto, dal lungolago a Villa Erba, dall&#8217;impostazione rigorosamente classica dei primi anni a una progressiva contaminazione, ma anche un&#8217;attenzione crescente ai giovani talenti. Sono le novità principali della quarta edizione del Festival Città di Cernobbio, che mantiene, fra tanti cambiamenti, due punti fermi: la gratuità dei setto concerti in cartellone e la qualità artistica, come testimoniano, fra gli altri, nomi del calibro<span id="more-3937"></span> di di Tullio de Piscopo, in quartetto, che aprirà il festival il 4 agosto; Elio, che duetterà con il pianista Roberto Prosseda il 6 agosto; e di Max Gazzè, che si esibirà con la Filarmonica Arturo Toscanini l&#8217;11 agosto.</p>
<p>«Cernobbio, anche quest&#8217;anno, rinasce al suono delle magiche note del suo Festival con un programma sempre all&#8217;altezza, per nomi, interpreti, varietà e spessore -dichiara il sindaco Simona Saladini-; la proposta artistica fa leva su una sana contaminazione di espressioni e generi, che riflette idealmente la natura del nostro territorio, frutto di confluenze tra corsi d&#8217;acqua e lago che li accoglie».<br />
In particolare De Piscopo, in una formazione che comprende Glauco Bertagnin al violino, Sergio Vecerina al pianoforte e Franco Catalini al contrabbasso, si alternerà fra il jazz di Claude Bolling e il tango di Astor Piazzolla; il recital di Elio-Prosseda rileggerà con la verve del cantante da una parte e il rigore del pianista classico dall&#8217;altra pagine memorabili di Mozart, Rossini e Kurt Weill; mentre Max Gazzè, nel ruolo di &#8220;Uomo sinfonico&#8221;, ripercorrerà con l&#8217;orchestra Toscanini diretta da Alessandro Nidi alcuni dei suoi maggiori successi accanto ad arie e sinfonie del repertorio classico e lirico, nelle quali, oltre a cantare, suonerà il basso elettrico e acustico. In cartellone anche il recital beethoveniano del pianista Christian Leotta (9 agosto), l&#8217;originalissima orchestra di violoncelli Dodecacellos, impegnata nel programma &#8220;Da Bach a Morricone&#8221; (12 agosto) e &#8220;A forza di essere vento&#8221;, progetto su musiche di Fabrizio de Andrè con Ensemble Franziska Four step Choir, che concluderà la kermesse il giorno di Ferragosto.<br />
Il cambio del periodo in cui si terrà il festival nasce dall&#8217;incrocio di due dati, la presenza dei turisti sul Lago di Como, che nella prima metà di agosto risulta particolarmente elevata, e il calendario delle manifestazioni sul territorio, tradizionalmente meno ricco nel mese delle vacanze per eccellenza. Cambia anche la location dei concerti, che dalla struttura montata sul lungolago si trasferisce nella prestigiosa cornice di Villa Erba, illustre centro fieristico e congressuale, oltre che dimora storica con parco botanico normalmente non aperta al pubblico.<br />
«In linea con la nostra tensione all&#8217;eccellenza il Festival, quest&#8217;anno, si svolgerà a Villa Erba, all&#8217;interno del Padiglione centrale del Polo espositivo, che permetterà una maggior affluenza di pubblico mantenendo il prestigio e la comodità di una location rinomata a livello internazionale e orgoglio della nostra città -aggiunge il sindaco-. Anche per questa edizione, abbiamo fortemente voluto offrire l&#8217;ingresso gratuito, per concedere a chi lo desidera la possibilità di godere appieno delle meraviglie del Festival e ciò è stato possibile grazie all&#8217;impegno organizzativo del Comune e all&#8217;indispensabile sostegno di enti pubblici e sponsor privati».<br />
L&#8217;altra novità di rilievo riguarda la componente più giovane del festival, che avrà una propria serata, il 5 agosto, con Re.Seed, progetto sovra comunale e multidisciplinare terzo classificato in Italia fra quelli finanziati da ANCI e dal Dipartimento della Gioventù &#8211; Presidenza del consiglio dei Ministri e che vede impegnati, in tre team territoriali (Varese, Saronno, Cernobbio/Cantù), sessanta giovani talenti che stanno seguendo un percorso formativo multidisciplinare negli ambiti della permacultura, della musica, della videoarte, dell&#8217;arte visiva, del design e del garden design. Il festival Città di Cernobbio costituirà il momento culminante e sarà la vetrina dei lavori prodotti in questi mesi. In continuità con gli anni precedenti, invece, la presenza di giovani musicisti selezionati dall&#8217;Accademia musicale &#8220;Giuditta Pasta&#8221; onlus che apriranno le serate.<br />
Il Festival Città di Cernobbio è inserito nella &#8220;Rete dei festival musicali&#8221; del Progetto INTERREG Italia &#8211; Svizzera &#8220;Turismo alpino: saper fruire il territorio in modo sostenibile&#8221; finanziato nell&#8217;ambito del PO di Cooperazione transfrontaliera IT/CH 2007-2013 dell&#8217;Unione Europea,<br />
Info su http://www.festivaldicernobbio.eu/</p>
<p>Programma:</p>
<p>4 agosto – In quartet, Tullio De Piscopo</p>
<p>5 agosto – Giornata Re.Seed</p>
<p>6 agosto – Recital, Elio con Roberto Prosseda</p>
<p>9 agosto – Christian Leotta, pianista</p>
<p>11 agosto – L’uomo sinfonico, Max Gazzè con la Filarmonica Arturo Toscanini</p>
<p>12 agosto – Dodecacellos</p>
<p>15 agosto – A forza di essere vento, musiche di Fabrizio De André</p>
<p>Tutti i concerti sono a ingresso libero e avranno inizio alle 21.30. I concerti si terranno anche in caso di pioggia.</p>
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		<title>Il maestro Taylor incanta il pubblico con le sue canzoni</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Mar 2012 09:33:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Panella</dc:creator>
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Teatro Politeama &#8211; Catanzaro<br />
07/03/2012</strong></p>
<p>Era la fine degli anni ’70. Due generazioni stavano per vivere importanti cambiamenti che le avrebbero segnate. Da una parte gli adolescenti, dall’altra i giovani che con i loro ideali di libertà stavano cercando di cambiare il mondo. A segnare quell’epoca una colonna sonora che sarebbe sopravvissuta a dispetto delle speranze divenute solo una mera utopia.<br />
Mercoledì sera, al Teatro Politeama di Catanzaro tutto è stato come in quegli anni. Mille incontri, tanti ricordi nei visi di chi stava per assistere al concerto di James Taylor, musicista che con le sue canzoni ha fatto sognare, immaginare, innamorare.<br />
Organizzato dalla Provincia di Catanzaro in collaborazione<span id="more-3931"></span> con Ruggero Pegna, il concerto ha anche avuto una grande motivazione benefica a favore della Fondazione “Città solidale” di don Puglisi.<br />
Chi lo ricordava con i capelli lunghi si è ritrovato davanti un signore dai tratti gentili che il tempo ha cambiato solo nell’aspetto. Sono bastate poche note di <strong>“Blossom”</strong> per accorgersi che nulla era cambiato. James Taylor era lì con le sue canzoni a dispensare ancora le sue vecchie storie appassionate.<br />
Frammenti di emozioni che ancora una volta hanno scandito attimi di una storia infinita, quella delle nostre vite. Brani che hanno trovato la giusta esaltazione nei suoni raffinati di Jimmy Johnson, al basso, Steve Gadd, alla batteria, e Jeff Babko, alle tastiere. Davanti ai suoi vecchi amici Taylor ha cantato alcune tra le più belle canzoni del suo repertorio, a cantarle tutte non sarebbe bastato un concerto. Il primo brivido è stato suscitato dalla malinconica <strong>“Carolina in my mind”</strong>, la nostalgia di Taylor per la sua terra natìa è diventata quella di tutti i presenti che hanno provato ad accennare il ritornello. Il suo sorriso di compiacimento non ha mostrato nessuna sorpresa, sentire cantare il pubblico è la naturale conseguenza di ciò che da sempre è riuscito a trasmettere con i suoi brani. Pur se la versione di <strong>“Don’t let me be lonely tonight”</strong> è sembrata leggermente sotto tono rispetto all’originale, identico è stato l’effetto suscitato ai presenti, che forse avrebbero preferito che il teatro si trasformasse in un posto in cui poter ballare appassionatamente.<br />
<strong>“Sweet baby James”</strong>, <strong>“Country road”</strong>, <strong>“Up on the roof”</strong> hanno alimentato il fuoco della nostalgia, che ha vissuto un momento inedito nella esecuzione di <strong>“Yesterday”</strong> dei <strong>Beatles</strong>. Un legame forte quello tra il cantante e la band inglese. <strong>“Something in the way she moves”</strong>, il cui titolo ha ispirato il primo verso di <strong>“Something”</strong>, scritta da <strong>George Harrison</strong>, è stata accolta da grandi applausi.<br />
Inevitabile il finale con <strong>“You’ve got a friend”</strong>, composta da <strong>Carole King</strong>, durante la quale il pubblico ancora una volta ha partecipato commosso.<br />
Doveva essere la fine del concerto, ma Taylor è ritornato sul palco ben tre volte a ringraziare i suoi fan fino alla conclusiva <strong>“You can close your eyes”</strong>. Prima di abbandonare definitivamente la scena, Taylor si è soffermato a firmare autografi, mostrando una umiltà senza pari che solo i grandi possiedono.</p>
<p><strong>(Pubblicato su Gazzetta del Sud il 9/03/2012)<br />
(Foto per gentile concessione di Foto2)</strong></p>
<p><strong>La band:</strong><br />
James Taylor, voce e chitarra<br />
Jeff Babko, tastiere<br />
Jimmy Johnson, basso<br />
Steve Gadd, batteria</p>
<p><strong>Setlist:</strong><br />
- Blossom<br />
- Sunny skies<br />
- Carolina on my mind- Raised up family<br />
- Frozen man<br />
- Just a little more time<br />
- Steamroller<br />
- Slap leather<br />
- Don&#8217;t let me be lonely tonight<br />
- Sweet baby James<br />
- Up on the roof<br />
- Everybody has the blues<br />
- Lighthouse<br />
- Country road<br />
- Copperline<br />
- Something in the way she moves<br />
- Yesterday<br />
- Mexico<br />
- Fire and rain<br />
- Your smiling face<br />
- You&#8217;ve got a friend</p>
<p><em><strong>Encore:</strong></em><br />
- Shower the people<br />
- How sweety it is (to be loved by you)<br />
- Close your eyes</p>
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		<title>Luis Perdomo e la sua &#8220;multinazionale del jazz&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Mar 2012 10:19:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Panella</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2012/03/Foto-Angelo-Maggio-Luis-Perdomo-4871.jpg"><img src="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2012/03/Foto-Angelo-Maggio-Luis-Perdomo-4871-300x201.jpg" alt="" title="Foto Angelo Maggio Luis Perdomo 4871" width="300" height="200" class="alignleft size-medium wp-image-3927" /></a><strong>LUIS PERDOMO TRIO<br />
&#8220;Catanzaro Music Contest&#8221;<br />
Auditorium &#8220;A. Casalinuovo&#8221; &#8211; Catanzaro<br />
02/03/2012</strong></p>
<p>Musicista per passione e, forse, anche per amore. Venerdì sera all’Auditorium “A. Casalinuovo” di Catanzaro, il pianista venezuelano Luis Perdomo, ospite della terza serata del “Catanzaro Music Contest”, presentando i brani che<span id="more-3926"></span> avrebbe eseguito ha spesso parlato della moglie alla quale ha dedicato più di un brano.<br />
Un trio di grande espressività che si è concesso senza risparmiarsi. Oltre al pianista, l’austriaco Hans Glaswischnig, al contrabbasso, e l’americano Jonathan Blake, alla batteria, formano una multinazionale del jazz. Tre forti espressioni che nonostante l’appartenenza a  culture musicali diverse si fondono parlando il linguaggio universale del jazz.<br />
A partire da <strong>“Rebellious contemplation”</strong>, tratta dal suo nuovo album <strong>“Universal mind”</strong>, nel corso del concerto, è un continuo susseguirsi di emozioni, invenzioni e armonie sorprendenti, a tratti inarrestabili, la cui vitalità ed effervescenza ben si sposano con la sezione ritmica che dona ai pezzi sempre la necessaria tensione.<br />
Sotto quella cascata di note sono evidenti i fraseggi tipici del jazz latino che si evolvono nei suoni tipici della musica afro-americana.<br />
Perfetto è il tessuto melodico che pone l’accento sull’armonia e sulle frequenti improvvisazioni. Strepitoso l’assolo alla batteria della durata di oltre cinque minuti, durante i quali Jonathan Blake sembra voler ripetere imprese che appartengono a batteristi rock come John Bonham o Ian Paice. Una forza a tratti devastante, impressionante per la sua velocità di esecuzione.<br />
Ma questa è una delle caratteristiche di questi musicisti il cui suono marcato e fluido, piacevole e accattivante, non lascia indifferenti. In ogni brano emerge l’esperienza del trio.<br />
Perdomo dedica alla moglie e al figlio due tra i brani più interessanti del concerto. <strong>“Dance of the elephants”</strong> e <strong>“Baby steps”</strong>, dall’incedere ammaliante il primo brano, caratterizzato da un intro intimo al piano, e dai toni più vivaci  il secondo, sembrano la palestra ideale per i tre musicisti che, pur se vincolati allo schema melodico dei pezzi, si abbandonano accentuando il tema attraverso un approccio melodico e timbrico di rara bellezza.<br />
La fine del concerto viene accolta da lunghi applausi e con il solito bis richiesto a gran voce dai presenti. La rassegna organizzata dalla associazione “Quattro quarti” in collaborazione con “Il Blu” vivrà l’ultimo appuntamento giorno 1 aprile, sempre all’Auditorium “A. Casalinuovo” con il quartetto di <strong>Eli DeGibri</strong>.</p>
<p><strong>(Pubblicato su Gazzetta del Sud il 5/03/2012)</strong></p>
<p><strong>La band:</strong><br />
Luis Perdomo, piano<br />
Hans Glaswischnig, contrabbasso<br />
Jonathan Blake, batteria</p>
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		<title>Antonio Sanchez: &#8220;Evviva il jazz latino, senza pregiudizi&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Mar 2012 09:58:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Panella</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2012/03/Antonio+Sanchez++2.jpg"><img src="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2012/03/Antonio+Sanchez++2-295x300.jpg" alt="" title="Antonio+Sanchez++2" width="295" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-3923" /></a>Interessante appuntamento oggi al Teatro Comunale di Soverato. Alle ore 19, nell’ambito di una fusione artistica tra Armonied’Arte e il Catanzaro Jazz Fest si esibiranno Enrico Pieranunzi, (piano)Scott Colley (contrabbasso) e Antonio Sanchez (batteria). L’incontro con quest’ultimo potrebbe durare ore tanto è disponibile e ricco di grandi spunti.<br />
<strong>Hai origini messicane e lì sei rimasto fino all&#8217;età di 21 anni.  Quanto ti ha influenzato l&#8217;ambiente in cui sei cresciuto?</strong><br />
Il Messico è una nazione interessante luogo per la sua vicinanza agli Stati Uniti, all’America Centrale e ai Carabi. Ed io sono cresciuto ascoltando tutti i tipi di musica che provenivano da lì. Proprio<span id="more-3918"></span> questo mi ha permesso di essere più ricettivo e flessibile nei miei gusti musicali.</p>
<p><strong>Sei considerato uno dei più importanti batteristi jazz contemporanei (dell&#8217;ultima generazione) ma non nascondi la tua passione giovanile per il rock degli anni&#8217;70, che hai suonato con gli amici.</strong><br />
Io ho sempre amato il rock, ma dopo aver suonato in molte band di Città del Messico, mi sono interessato alla improvvisazione con i tamburi. E’ così che ho scoperto che il jazz era la mia vera passione. </p>
<p><strong>Il jazz ti consente di suonare con vari artisti e in diverse situazioni. E&#8217; questo che ti ha fatto cambiare genere musicale? Ti senti uno spirito libero?</strong><br />
Io amo confrontarmi e provare nuove emozioni con progetti sempre differenti, così come suonare musica sempre nuova. Collaborando con musicisti sempre diversi mi permette di essere coinvolto in molteplici progetti  in cui suono musica veramente interessante.</p>
<p><strong>Collaborare con musicisti del calibro di Pat Metheny, Danilo Perez, Gary Burton, Chick Corea, Michael Brecker e Charlie Haden non ti ha spinto ad essere, come loro, un autore prolifico. Come mai?</strong><br />
Ultimamente sto scrivendo parecchio. A dire il vero ho sempre scritto musica, ma mi sentivo come se avessi bisogno di migliorare prima di far sentire la mia musica. Il mio nuovo prossimo cd sarà tutto composto da brani originali e di recente nel suo ultimo cd Gary Burton  ha voluto inserire due miei pezzi “Did you get it?” e “Common round” che dà il titolo a questo progetto del quale io stesso faccio parte.</p>
<p><strong>Nel jazz moderno sono sempre più evidenti tracce di musica cubana e della parte caraibica del Messico. A cosa è dovuta questa evoluzione musicale?</strong><br />
E’ vero. A causa della vicinanza ai Caraibi c&#8217;è sempre stato un continuo scambio di influenze musicali tra Cuba e il Messico. Nel tempo le nostre culture musicali hanno tratto ispirazione l’una dall’altra e se andrete a Veracruz, sulla costa est del Messico, troverete gente nera con accento molto simile a quello che avreste trovato a Cuba. </p>
<p><strong>Quanto ti ha creato problemi essere considerato un batterista “latino”?</strong><br />
Penso che per un latino sia più difficile suonare jazz a causa dei pregiudizi della gente, ma io sono l’esempio che è vero il contrario. </p>
<p><strong>Qualche anno fa hai inciso “Migration”, un album a tuo nome. Come ti sei sentito nelle vesti di leader?</strong><br />
Mi sentivo grande. Ecco perché ora sto registrando il mio terzo album. Il secondo &#8220;Live in New York&#8221; era, come dice il titolo, una incisione  dal vivo allo “Jazz Standard” di New York. La prossima estate uscirà il mio nuovo cd dal titolo “New life” perché mi sento che sto per vivere una nuova vita come compositore e leader della band.</p>
<p><strong>Sei stato in Calabria con Pat Metheny, ora torni con Enrico Pieranunzi e il tuo amico di sempre, Scott Colley con i quali hai inciso un album “Permutation”. Ancora una volta hai sentito la necessità di cambiare e di trasformarti? </strong><br />
Come ho detto prima, a me piace far parte continuamente di vari progetti che coinvolgono persone nuove con cui suonare della magnifica musica. Enrico è un grande pianista ed è sempre piacevole con lui e Scott, che è probabilmente il bassista con cui ho condiviso fino ad oggi molte esperienze, e questa collaborazione continuerà anche in futuro. </p>
<p><strong>(Pubblicato su Gazzetta del Sud il 4/03/2012)</strong></p>
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		<title>Inebriante ritmo &#8220;cool jazz&#8221;. Jerry Bergonzi non tradisce mai</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Mar 2012 09:28:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Panella</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2012/03/Foto-Angelo-Maggio-JERRY-BERGONZI-9589.jpg"><img src="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2012/03/Foto-Angelo-Maggio-JERRY-BERGONZI-9589-200x300.jpg" alt="" title="Foto Angelo Maggio JERRY BERGONZI 9589" width="200" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-3915" /></a><strong>JERRY BERGONZI TRIO<br />
&#8220;Le Querce Jazz&#8221; &#8211; VIII Edizione<br />
Country Club &#8220;Le Querce&#8221; &#8211; Sarrottino (CZ)<br />
01/03/2012</strong></p>
<p>Il suo cuore batte forte per il jazz classico, quello che da anni è la sua fonte di ispirazione. Per Jerry Bergonzi che giovedì sera si è esibito nell’ambito della ottava edizione de “Le Querce Jazz”, quella è la musica che lo ha fatto innamorare e che non riesce a “tradire”.<br />
<em>“E’ come essere innamorato follemente della propria compagna”</em> dice a fine concerto. E quell’amore si capisce essere immenso per l’approccio profondo che ha con i brani da lui eseguiti e per l’immensa tecnica che ha dimostrato di possedere.<br />
Bergonzi si presenta sorridente al suo pubblico accompagnato da Dave Santoro, al contrabbasso, e Andrea<span id="more-3913"></span> Michelutti, alla batteria, inizia la sua performance con <strong>“Stainless Stanley”</strong>. Il jazz del trio, lo si capisce subito, è raffinato e immediato, figlio di una scuola che sembra non tramontare mai, quella del “cool jazz”.<br />
Come tutti i sassofonisti Bergonzi non può evitare di avere un debole per la musica di <strong>John Coltrane</strong>, del quale suona la sua versione dolce e nostalgica di <strong>“Soultrane”</strong>, uno dei classici del musicista di Hamlet.<br />
I ritmi si fanno più incalzanti; ripetuti i virtuosismi dei tre musicisti che, dopo <strong>“Who cares?”</strong>, per ammissione dello stesso Bergonzi non nascondono una simpatia per il presidente degli Stati Uniti al quale dedicano <strong>“Obama”</strong>, una composizione dello stesso Bergonzi.<br />
E’ inevitabile che le atmosfere disegnate dai continui scambi fra i tre musicisti rendano esaltante l’atmosfera del club. Perfetti sono gli intrecci e l’affiatamento del trio, in cui  viene evidenziata una grande velocità di esecuzione e una tecnica eccelsa.<br />
Qualcuno dei presenti socchiude gli occhi, si lascia andare al suono di <strong>“Moment’s notice”</strong>, altri muovono i loro corpi, inebriati da quei suoni. Bergonzi è un fiume in piena, appassionato quando esegue <strong>“La Mesha”</strong>, di <strong>Kenny Dorham</strong>.<br />
Tutto sembra dilatarsi, gli spazi diventano infiniti, i cuori palpitano e si comprende sempre più perché Bergonzi ami suonare questi standard e non affrontare nuove dimensioni musicali. Classici che grazie alla sua lettura trovano una nuova dimensione, pur se rispettosa della scrittura originale, come dimostrato dal bis <strong>“You’re my everything”</strong>.<br />
Il tempo di riaprire gli occhi e ritrovare il gusto di una musica che non morirà mai.<br />
Nella serata che il direttore artistico Giampiero Ferro ha idealmente dedicato a <strong>Lucio Dalla</strong>, “musicista che ha iniziato a suonare partendo dal jazz”, deceduto qualche ora prima, si è avuta la conferma di quanto importante sia diventata la rassegna “Le Querce Jazz”, che giorno 21 marzo vivrà l’ultimo atto di questa stagione con <strong>John Abercrombie</strong>.</p>
<p>(Pubblicato su Gazzetta del Sud il 4/03/2012)</p>
<p><strong>La band:</strong><br />
Jerry Bergonzi, sax tenore<br />
Dave Santoro, contrabbasso<br />
Andrea Michelutti, batteria</p>
<p><strong>Setlist:</strong><br />
- Stainless Stainley<br />
- Soultrane<br />
- Who cares?<br />
- Obama<br />
- Moment&#8217;s notice<br />
- La Mesha</p>
<p><em>encore:</em><br />
- You&#8217;re my everything</p>
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		<title>La rinascita del Sud in mano ai giovani calabresi</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Feb 2012 09:38:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Panella</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2012/03/pino-aprile-alla-ubik-0031.jpg"><img src="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2012/03/pino-aprile-alla-ubik-0031-225x300.jpg" alt="" title="pino aprile alla ubik 003" width="225" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-3908" /></a>&#8220;Incontri con l&#8217;Autore: Pino Aprile&#8221;<br />
Libreria Ubik &#8211; Catanzaro Lido<br />
25/02/2012</p>
<p>“La Calabria sta inventando il nuovo Sud”. Una affermazione pieno di ottimismo quella fatta da Pino Aprile giovedì scorso nel corso dell&#8217;incontro tenutosi nella Libreria Ubik di Catanzaro Lido. Moderato da Gaetano Mazzuca, l&#8217;autore del best seller <strong>“Terroni”</strong> e, più recentemente, di <strong>“Giù al Sud”</strong>, per oltre due ore è stato un fiume in piena con le sue parole piene di speranza. Due successi editoriali che lo stesso Aprile riconosce essere andati oltre ogni aspettativa.<br />
Secondo lo scrittore pugliese <em>“la Calabria, al contrario della Sicilia e della Puglia, deve superare l&#8217;handicap della mafia sempre più presente sul territorio e fare i conti con una disponibilità  economica inferiore di<span id="more-3901"></span> quelle regioni. La speranza di quella che può essere considerata una “rinascita” è in mano ai giovani che, attraverso la formazione di associazioni e cooperative, hanno intrapreso una strada coraggiosa, tenendo ai margini la politica”</em>. Le decine di esempi di giovani coraggiosi e di gruppi da loro formati citati da Aprile, aprono veramente un spiraglio di illuminata fiducia nel futuro.<br />
<em>“Se qualcosa avverrà al Sud</em> – afferma Aprile &#8211; <em>non ho dubbi che partirà dalla Calabria grazie a quei giovani”</em>. Lui sembra avere le idee chiare anche quando qualcuno dei presenti solleva qualche perplessità. Davanti a quelle considerazioni colme di sfiducia, lui non perde la fiducia nelle sue idee. Dimostra di conoscere bene la questione meridionale e non ne rinnega l&#8217;esistenza elencando un lungo elenco di misfatti compiuti dal Risorgimento ai giorni nostri dalla gente del Nord.<br />
Parla anche del Movimento dei Forconi con la convinzione di chi conosce perfettamente la materia, avendola studiata nei dettagli. Racconta con una certa fierezza dell&#8217;incontro da lui avuto con quei contadini in tempi non sospetti. <em>“All&#8217;epoca mi fu raccontato – dice – di grandi aziende in vita da intere generazioni che erano fallite o si trovavano sull&#8217;orlo del baratro in seguito al loro tentativo di ammodernamento”</em>. Fa anche un esempio pratico quando dichiara che <em>“spesso capita di trovare i pomodori ciliegino a prezzi molto bassi. Pochi sanno, però, che provengono dall&#8217;Egitto e che in quel paese una giornata di lavoro per un bracciante costa solo due euro”</em>. Pino Aprile è capace di mettere in evidenza il problema con una grande capacità di sintesi che esprime una solenne immediatezza, sottolineando il dramma di una situazione incresciosa.<br />
Riesce anche a far riflettere quando, dopo aver allungato l’elenco dei “furti compiuti nei confronti di una terra ricca”, si sofferma sul comportamento omertoso di chi era a conoscenza di fatti che avrebbero cambiato la storia. Appropriati risultano essere i suoi parallelismi con le storie di altri paesi come la Germania, gli Stati Uniti e il Giappone. E cita proprio il paese del Sol Levante e le sue tradizioni quando invoca il giusto riconoscimento per i vinti, non solo per i vincitori, perché anche loro hanno contribuito e lottato per la storia della nostra nazione.</p>
<p>(Pubblicato su Gazzetta del Sud il 26/02/2012)</p>
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		<title>Antonio Menna si accanisce: &#8220;Se sei precario non è certo colpa tua&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 09:21:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Panella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Incontri con l&#8217;Autore: Antonio Menna Libreria Ubik &#8211; Catanzaro Lido 18/02/2012 Dalla rete alla libreria, fino a diventare un caso letterario. E’ questo il percorso effettuato da Antonio Menna, autore di “Se Steve Jobs fosse nato a Napoli”, edito da Sperling &#38; Kupfer. Una sorte che non capita di frequente e che ha catapultato lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2012/03/Antonio-Menna.jpg"><img src="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2012/03/Antonio-Menna-300x199.jpg" alt="" title="Antonio-Menna" width="300" height="200" class="alignleft size-medium wp-image-3899" /></a><strong>Incontri con l&#8217;Autore: Antonio Menna<br />
Libreria Ubik &#8211; Catanzaro Lido<br />
18/02/2012</strong></p>
<p>Dalla rete alla libreria, fino a diventare un caso letterario. E’ questo il percorso effettuato da Antonio Menna, autore di <strong>“Se Steve Jobs fosse nato a Napoli”</strong>, edito da Sperling &amp; Kupfer. Una sorte che non capita di frequente e che ha catapultato lo stesso autore al centro di attenzioni non ricercate.<span id="more-3895"></span><br />
Ieri, alla Libreria Ubik di Catanzaro Lido, Menna ha incontrato i suoi lettori, raccontando loro con ironia ed un pizzico di amarezza del suo libro e facendo le debite considerazioni sul nostro attuale sistema politico, e non solo.<br />
“Provocato” da Nunzio Belcaro, l’Autore non si è lasciato pregare a mettere in mostra i parallelismi di due mondi che non si incontreranno mai. <em>“In America</em> – afferma Menna &#8211; <em>c’è stato chi ha creduto nella idea rivoluzionaria di Jobs e Wozniak, investendo duecentocinquantamila dollari. In Italia oltre alle banche e alla lunga burocrazia, anche il vicino cerca di impedire che le buone idee trovino la giusta realizzazione. A tutto questo aggiungeteci il male maggiore: la camorra”</em>.<br />
C’è una impalpabile rassegnazione mista alla caparbietà tipica di chi non si è mai arreso nel portare avanti le proprie idee, cercando di metterle in pratica ed alla fine riuscendoci. La storia di Stefano Lavori e Stefano Vozzini potrebbe essere la storia di chiunque “e la decisione di ambientarla a Napoli è stata dettata solo dalla appartenenza ad un territorio che conosco meglio di qualunque altro”.<br />
Menna si accanisce contro il sistema e contro chi dichiara con una certa superficialità che <em>“se sei precario è colpa tua e della tua scarsa determinazione, Se hai 28 anni e non sei laureato è perché sei uno sfigato. Se, addirittura, hai 30 anni e ancora non sei partito per uno stage in America, allora significa che sei privo di attributi e vuoi un posto rassicurante vicino alla famiglia”</em>.<br />
Belcaro ha letto anche un passo del libro. E’ il momento in cui Stefano Lavori, il protagonista, chiede al padre di utilizzare il garage che veniva utilizzato per il furgone con cui andavano a lavorare. E qui viene evidenziato il rapporto con la famiglia. <em>“A volte sono proprio loro che per primi cercano di tarpare le ali ai figli, cercando di dare loro un futuro più rassicurante, che di solito corrisponde a quello che loro hanno costruito o sognato per i figli”</em>. Infatti, proprio lui ha vissuto questa realtà in quanto figlio di un carabiniere, e forse è per reazione che si è dichiarato obiettore di coscienza.<br />
Non ha trascurato di parlare di talento e meritocrazia, sottolineando che “la selezione del gruppo non porta ad esaltare le vere eccellenze, ma solo quei personaggi che non risultano essere scomodi e, soprattutto, non hanno le qualità di sostituire chi possiede la leadership”. Affermazioni forti, ma vere.<br />
Con le considerazioni e gli interventi dei presenti si conclude l’incontro con Antonio Menna. Giovedì 23 sarà <strong>Pino Aprile</strong> ad essere ospite della Libreria Ubik, per un appuntamento che si preannuncia come al solito di grande interesse.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>(Pubblicato su Gazzetta del Sud il 20/02/2012)</strong></p>
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