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	<title>il blog di Giuseppe Panella &#187; Libri</title>
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		<title>In “Amore, libertà e censura” Donato Zoppo racconta l&#8217;amore e il non amore di Lucio Battisti</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jun 2011 17:06:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Panella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Amore, libertà e censura. Il 1971 di Lucio Battisti” di Donato Zoppo (Aereostella) Luglio 1971. “Amore e non amore”, un inedito LP di Lucio Battisti fa capolino nei negozi di dischi. Accolto con il solito entusiasmo dai fan del cantante, l’album mal supportato dalla Ricordi con una inefficiente campagna promozionale non tardò a raggiungere le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2011/06/zoppo.jpg"><img src="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2011/06/zoppo-212x300.jpg" alt="" title="zoppo" width="212" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-3411" /></a>“Amore, libertà e censura. Il 1971 di Lucio Battisti”<br />
di Donato Zoppo<br />
(Aereostella)</p>
<p>Luglio 1971. <strong>“Amore e non amore”</strong>, un inedito LP di Lucio Battisti fa capolino nei negozi di dischi. Accolto con il solito entusiasmo dai fan del cantante, l’album mal supportato dalla <strong>Ricordi</strong> con una inefficiente campagna promozionale non tardò a raggiungere le posizioni di vertice della classifica di vendite.<br />
Quaranta anni dopo questo 33 giri diventa ancora protagonista grazie a <a href="http://www.donatozoppo.blogspot.com/">Donato Zoppo</a> che nel libro “Amore, libertà e censura. Il 1971 di Lucio Battisti”, pubblicato da <a href="http://www.aereostella.it/">Aereostella</a>, affronta un affascinante viaggio a ritroso nel tempo.<br />
Introdotto dalla prefazione di <strong>Giorgio “Fico” Piazza</strong>,<span id="more-3410"></span> bassista dei Quelli e della P.F.M. fino al 1974 e storico collaboratore di Lucio Battisti, Zoppo, forte di una “narrazione” scorrevole, non rinuncia a raccontarci degli esordi del cantante reatino e del suo importante incontro con Mogol.<br />
E’ difficile parlare ancora di Battisti, ma il merito di Zoppo è quello di saper coinvolgere il lettore, rendendolo fattivamente partecipe, grazie ad una insolita scrittura fluida.<br />
Non è solo una analisi dettagliata dell’album di Battisti, ma anche la storia di altre storie dell’epoca, di influenze musicali e di momenti vissuti durante le registrazioni dei brani. “Amore e non amore” è il disco della svolta musicale di Lucio Battisti e l’intento dell’Autore è quello di restituire una precisa identità ad un album che verrà ricordato soprattutto per la censura RAI subita da <strong>“Dio mio no”</strong>.<br />
Zoppo si sofferma sul cambio di direzione e sul desiderio di Battisti di raggiungere una maggiore libertà artistica, tutto ciò senza trascurare che proprio in quegli anni, e maggiormente nel 1971, in Italia c’era un grande fermento musicale. Una crescita che ha portato i <strong>New Trolls</strong>, <strong>Le Orme</strong>, i <strong>Delirium</strong>, gli <strong>Osanna</strong>, a confrontarsi con tutte le novità che arrivavano dagli States e dall’Inghilterra.<br />
Da qui l’evidenza di quanto siano state importanti le collaborazioni dei musicisti che  Battisti voleva sempre con sé e di personaggi fondamentali come Valter Patergnani. Essenziali risultano essere le testimonianze di <strong>Franz Di Cioccio</strong>, <strong>Franco Mussida</strong>, <strong>Alberto Radius</strong>, <strong>Dario Baldan Bembo</strong> che, con i loro ricordi, rendono il libro ancora più interessante.<br />
Quindi non solo Battisti, nel libro di Donato Zoppo, ma anche quei musicisti e quei gruppi cresciuti al suo fianco, come la <strong>Formula 3</strong>, o che, come la <strong>P.F.M.</strong> (band nata dallo scioglimento dei <strong>Quelli</strong>), pur partecipando alle sessions trovarono una giusta collocazione nel nascente filone del rock progressivo.<br />
In “Amore, libertà e censura” l’analisi di Zoppo è accurata e mai fine a sé stessa. Continui sono i collegamenti con le realtà musicali che Battisti apprezzava in quegli anni. Oltre ad essere evidente quanto Battisti tenesse in grande considerazione il rhythm ‘n’ blues e ascoltasse con enorme interesse gruppi come i <strong>Led Zeppelin</strong> e tutto l’hard rock britannico e il movimento prog,  è curioso sapere dell’influenza ricevuta dalla musica dei <strong>Vanilla Fudge</strong>, gruppo psichedelico americano conosciuto in Italia solo per una apparizione alla Mostra Internazionale di Musica Leggera di Venezia nel 1969, culminata nella vittoria della Gondola d’Oro con il brano <strong>“Some velvet morning”</strong>.<br />
Leggendo “Amore, libertà e censura” sarete invogliati all’ascolto di “Amore e non amore”, rivelandosi una preziosa guida all’ascolto nel capitolo dedicato all’analisi degli otto brani che lo compongono. I testi di Mogol, nei quali viene mostrata una diversa dimensione sessuale della donna, e le musiche di Battisti, che passano dal rock al soul dei brani cantati fino al prog acerbo degli strumentali, vengono descritti perfettamente tanto da sembrare di essere presenti in sala di registrazione.<br />
Perfetto nella narrazione priva di sbavature, Donato Zoppo presta anche grande attenzione alle note ed alla discografia rendendo  “Amore, libertà e censura” un libro ideale per tutti i fan di Battisti e della musica in generale. Imperdibile.</p>
<p><strong>Bibliografia di Donato Zoppo:</strong><br />
2006 &#8211; Premiata Forneria Marconi 1971-2006: 35 anni di rock immaginifico (Editori Riuniti)<br />
2007 &#8211; La Musica dei Lingalad &#8211; da Tolkien ai Segreti della Natura (Bastogi)<br />
2011 &#8211; Amore, libertà e censura. Il 1971 di Lucio Battisti (Aereostella)</p>
<p><strong>Collaborazioni:</strong><br />
2003 &#8211; Racconti a 33 Giri &#8211; 50 Album per Scoprire il Rock Progressivo Italiano (Centro Studi per il Progressivo Italiano (CSPI))<br />
2006 &#8211; Altre Storie &#8211; La Compagnia dell&#8217;Anello<br />
2007 &#8211; 100 dischi ideali per capire il rock, curato da Ezio Guaitamacchi (Editori Riuniti)<br />
2009 &#8211; Prog 40 &#8211; Quarant&#8217;anni di Progressive rock nel mondo (Edizioni Applausi)</p>
<div class="printfriendly alignright"><a href="http://www.giuseppepanella.it/2011/06/16/in-%e2%80%9camore-liberta-e-censura%e2%80%9d-donato-zoppo-racconta-lamore-e-il-non-amore-di-lucio-battisti/?pfstyle=wp" rel="nofollow" ><img src="//cdn.printfriendly.com/pf-print-icon.gif" alt="Print Friendly"/><span class="printandpdf printfriendly-text"> Print <img src="//cdn.printfriendly.com/pf-pdf-icon.gif" alt="Get a PDF version of this webpage" /> PDF </span></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Mezzo secolo di Pooh raccontato attraverso la loro discografia</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Mar 2010 15:09:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Panella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Pooh. Discografia illustrata&#8221; di Roberto Pirola e Claudio Sassi (Coniglio Editore) 1966. Nel mese di febbraio, nei negozi di dischi appare un 45 giri le cui canzoni &#8220;Vieni fuori / L&#8217;uomo di ieri&#8221; erano accreditate a I Pooh. Ascoltando quei due brani nessuno avrebbe mai pensato di scommettere sulla carriera di quei cinque ragazzi, ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2010/03/Pooh_4b6c427d144f3.jpg"><img src="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2010/03/Pooh_4b6c427d144f3.jpg" alt="" title="Pooh_4b6c427d144f3" width="223" height="300" class="alignleft size-full wp-image-2224" /></a><strong>&#8220;Pooh. Discografia illustrata&#8221;<br />
di Roberto Pirola e Claudio Sassi<br />
(Coniglio Editore)</strong></p>
<p>1966. Nel mese di febbraio, nei negozi di dischi appare un 45 giri le cui canzoni &#8220;Vieni fuori / L&#8217;uomo di ieri&#8221; erano accreditate a I Pooh. Ascoltando quei due brani nessuno avrebbe mai pensato di scommettere sulla carriera di quei cinque ragazzi, ma una lenta e progressiva maturazione avvenuta con gli ingressi Roby Facchinetti e Riccardo Fogli e, successivamente di Stefano D&#8217;Orazio e Red Canzian ha dato il successo meritato. La storia, i cambi di formazione vengono raccontati da Roberto Pirola, collezionista e fan del gruppo, e Claudio Sassi, collezionista di vinile, con la collaborazione di Adriano Zilio, nel libro &#8220;Pooh. Discografia completa&#8221;, pubblicato da Coniglio Editore.<span id="more-2221"></span> Curato nei minimi dettagli il libro si fa apprezzare per la qualità delle descrizioni di ogni album e di ogni singolo, non semplici schede ma piccoli capitoli nei quali viene ricostruita la carriera del gruppo. Le foto che accompagnano ogni disco sono uno strumento utile per i collezionisti e creano, al tempo stesso, un effetto nostalgia grazie alle varie copertine di dischi pressochè introvabili, agli spartiti, agli articoli, alle etichette.<br />
Nelle ultime pagine del libro gli autori si soffermano sulle raccolte economiche e sulla discografia estera dei Pooh, anche in questo caso corredandola di materiale che non mancherà di aumentare l&#8217;&#8221;appetito&#8221; dei fans del gruppo. Incisioni pubblicate in ogni angolo del mondo che fanno capire la grandezza di un gruppo che ha fatto la storia della musica italiana e che ci hanno accompagnato per quasi mezzo secolo.<br />
Un libro che giunge in una nuova fase della storia dei Pooh, dopo l&#8217;abbandono di stefano D&#8217;Orazio, e che non può mancare tra gli scaffali dei fans più accaniti.</p>
<p><strong>(Pubblicato su Musicalnews il 27/03/10)</strong></p>
<div class="printfriendly alignright"><a href="http://www.giuseppepanella.it/2010/03/27/mezzo-secolo-di-pooh-raccontato-attraverso-la-loro-discografia/?pfstyle=wp" rel="nofollow" ><img src="//cdn.printfriendly.com/pf-print-icon.gif" alt="Print Friendly"/><span class="printandpdf printfriendly-text"> Print <img src="//cdn.printfriendly.com/pf-pdf-icon.gif" alt="Get a PDF version of this webpage" /> PDF </span></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Le &#8220;poesie&#8221; di Simon &amp; Garfunkel alla lente di ingrandimento di Roberta Maiorano</title>
		<link>http://www.giuseppepanella.it/2009/01/29/le-poesie-di-simon-garfunkel-alla-lente-di-ingrandimento-di-roberta-maiorano/</link>
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		<pubDate>Thu, 29 Jan 2009 18:58:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Panella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Roberta Maiorano Le canzoni di Simon &#038; Garfunkel Commento e traduzione dei testi Editori Riuniti A volte capita di non essere attenti a ciò che il mercato ci offre. E&#8217; successo con Le canzoni di Simon &#038; Garfunkel pregevole testo scritto da Roberta Maiorano e pubblicato nel 2006 da Editori Riuniti. Ho ritrovato questo libro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-802" title="8835957583" src="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2009/01/8835957583.jpg" alt="8835957583" width="198" height="297" /><strong>Roberta Maiorano<br />
Le canzoni di Simon &#038; Garfunkel<br />
Commento e traduzione dei testi<br />
Editori Riuniti</strong></p>
<p>A volte capita di non essere attenti a ciò che il mercato ci offre. E&#8217; successo con <strong>Le canzoni di Simon &#038; Garfunkel</strong> pregevole testo scritto da Roberta Maiorano e pubblicato nel 2006 da Editori Riuniti. Ho ritrovato questo libro tra le cose mai lette e, colpevolmente trascurate, che giacciono tra gli scaffali della mia libreria.<br />
Le canzoni di Simon &#038; Garfunkel sono state per sei anni fedeli compagne di quegli incalliti ascoltatori di storie di vita vissuta, descritta con semplicità e fascino dal duo americano che ha regalato, dal 1964 al 1970, ai fan di tutto il mondo delle perle di rara bellezza che Roberta Maiorano rivaluta definendole, a giusta ragione, poesie.<span id="more-801"></span><br />
Un libro che parte dal 18 ottobre 1964, giorno in cui i due pubblicarono per la Columbia il loro primo album <strong>Wednesday morning, 3 a.m.</strong> che conteneva la loro prima gemma &#8220;The sound of silence&#8221;. Tutti i brani vengono descritti minuziosamente con grande semplicità tanto da riuscire a far apprezzare il duo americano anche a chi non è un loro grande estimatore. Oltre alla traduzione dei testi ed al commento degli stessi è interessante leggere l&#8217;introduzione sintetica ed appassionata che la giornalista dedica ad ogni album. C&#8217;è molto studio e passione dietro ogni commento della Maiorano.<br />
Unica nota negativa di questo prezioso libro sono le immagini in bianco e nero delle copertine che non creano lo stesso effetto &#8220;nostalgia&#8221; che Roberta Maiorano riesce a dare con le parole.<br />
Interessanti le ultime pagine in cui la giornalista barese documenta in maniera particolareggiata, oltre alla produzione in studio e alle varie reunion, le antologie, i dischi registrati dal vivo, i video, il periodo in cui incisero con lo pseudonimo <strong>Tom &#038; Jerry </strong> e le relative carriere solistiche.<br />
Un libro da riscoprire e da leggere magari ascoltando le canzoni con le quali Paul Simon &#038; Art Garfunkel hanno dato un nuovo volto alla musica di una intera generazione.</p>
<p><strong>(Pubblicato il 30/01/09 su Musiclnews.com)</strong></p>
<div class="printfriendly alignright"><a href="http://www.giuseppepanella.it/2009/01/29/le-poesie-di-simon-garfunkel-alla-lente-di-ingrandimento-di-roberta-maiorano/?pfstyle=wp" rel="nofollow" ><img src="//cdn.printfriendly.com/pf-print-icon.gif" alt="Print Friendly"/><span class="printandpdf printfriendly-text"> Print <img src="//cdn.printfriendly.com/pf-pdf-icon.gif" alt="Get a PDF version of this webpage" /> PDF </span></a></div>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Peter Fruit va alla ricerca di Amy Winehouse</title>
		<link>http://www.giuseppepanella.it/2008/10/14/amy-winehouse/</link>
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		<pubDate>Tue, 14 Oct 2008 17:56:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Panella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Peter Fruit Su e giù con Amy Winehouse Kowalski Editore Non c&#8217;è dubbio che Amy Winehouse sia il personaggio del mondo dello spettacolo sul quale, negli ultimi quattro anni, sono stati versati fiumi di inchiostro. Proprio per questo ho sempre pensato che qualcosa di speciale avrebbe dovuto essere pubblicato per attirare l&#8217;attenzione di chi non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="mceTemp">
<dl id="attachment_467" class="wp-caption alignleft" style="width: 192px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2008/10/8874967568.jpg"><img class="size-medium wp-image-467" title="AMY" src="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2008/10/8874967568.jpg" alt="Amy" width="182" height="290" /></a></dt>
</dl>
</div>
<p><strong>Peter Fruit<br />
Su e giù con Amy Winehouse<br />
Kowalski Editore</strong></p>
<p>Non c&#8217;è dubbio che Amy Winehouse sia il personaggio del mondo dello spettacolo sul quale, negli ultimi quattro anni, sono stati versati fiumi di inchiostro. Proprio per questo ho sempre pensato che qualcosa di speciale avrebbe dovuto essere pubblicato per attirare l&#8217;attenzione di chi non voleva soffermarsi solo ed esclusivamente sul pettegolezzo. Quasi come fosse stato invocato ecco che <strong>Kowalski</strong> pubblica il libro di <strong>Peter Fruit</strong>. Questo sulla cantante inglese non è una classica biografia. La definirei una ricerca della verità su questo controverso personaggio. Da che parte si vuole valutare la Winehouse? Si considera di più l&#8217;aspetto talentuoso, le sue doti vocali o la sua vita assolutamente dissennata? <span id="more-457"></span>Fruit con grande capacità resta in equilibrio su entrambe le cose. Sia l&#8217;una che l&#8217;altra sono aspetti della vita di Amy. Sfaccettature di un prisma che a volte luccica e altre perde la sua splendente luce. Un libro sul quale ci sono diversi momenti che ci fanno riflettere. Non può essere l&#8217;esempio delle vite dissennate di altri grandi personaggi come Billie Holiday e Janis Joplin, per citare solo alcuni nomi, per far diventare dei grandi interpreti. Una dubbio pervade tutto il libro: Amy è veramente una grande cantante o, piuttosto, è un prodotto della sua casa discografica e dei suoi produttori. Ritengo non possa esserci una risposta reale. Per ogni artista che arriva ad avere un successo planetario esistono fans e detrattori. I fans la amano per quello che lei ha dimostrato con i suoi due lavori, <strong>Frank</strong> e <strong>Back in black </strong>, frutto di un lavoro di equipe nei quali lei ha, comunque, dato sempre il meglio di sè stessa. I detrattori sono attenti a ciò che lei dimostra giorno dopo giorno. In questo, la stessa Amy dà loro una mano avendo disseminato il suo percorso di comportamenti dubbi, di concerti saltati, di arresti o di ricoveri. Non la aiuta neanche l&#8217;affermazione di Hassan Choudhury, vicepresidente della Universal, citata nel libro di Fruit: <em><strong>Non c&#8217;è motivo di non credere che tutta questa copertura abbia portato il profilo di Amy Winehouse al livello più alto. Tutti noi siamo estramamente felici della quantità di dischi venduti, e molto è dovuto ad alcune fantastiche opportunità di mercato che si sono profilate quando l&#8217;artista non era disponibile</strong></em>.  Incredibile!</p>
<p>E&#8217; difficile credere che sia così. Un dubbio, però, ci viene leggendo la cronologia riportata alla fine del libro. Troppi disastri, nessun concerto memorabile, tutte cose che fanno pensare che, forse, il mito Winehouse esista sopratutto per l&#8217;aiuto dei tabloid.</p>
<p>Il libro di Fruit può aiutare il lettore alla ricerca della verità o, magari, aumenterà i dubbi. E&#8217;, comunque, un libro da leggere per la sua scrittura accurata e semplice, per il girovagare dell&#8217;Autore per Londra, nei locali e nei posti frequentati dalla Winehouse e per i personaggi che lo stesso autore incontra e che danno spessore alla sua ricerca su una delle voci più belle degli ultimi anni.</p>
<div class="printfriendly alignright"><a href="http://www.giuseppepanella.it/2008/10/14/amy-winehouse/?pfstyle=wp" rel="nofollow" ><img src="//cdn.printfriendly.com/pf-print-icon.gif" alt="Print Friendly"/><span class="printandpdf printfriendly-text"> Print <img src="//cdn.printfriendly.com/pf-pdf-icon.gif" alt="Get a PDF version of this webpage" /> PDF </span></a></div>]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>&#8220;Impubblicabile!&#8221;, dissacrazione, delirio ed esaltazione negli inediti di Lester Bangs</title>
		<link>http://www.giuseppepanella.it/2008/09/18/lester-bangs/</link>
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		<pubDate>Thu, 18 Sep 2008 15:50:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Panella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Lester Bangs Impubblicabile! Trad. Anna Mioni Minimum Fax Premessa: io sono uno &#8220;zeppeliniano&#8221;. Questo può servire per capire con quanto imbarazzo io abbia &#8220;affrontato&#8221; la lettura di Impubblicabile!, libro edito da Minimum Fax, nel quale sono contenuti articoli inediti di Lester Bangs. Lui non amava gli Zeppelin e non ha mai perso occasione per gettare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2008/09/lb_impub.jpg"><br />
</a></p>
<p><a href="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2008/09/lb_impub.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-262" title="Lester Bangs" src="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2008/09/lb_impub-221x300.jpg" alt="" width="221" height="300" /></a><strong>Lester Bangs</strong><br />
<strong> Impubblicabile!<br />
Trad. Anna Mioni<br />
Minimum Fax</strong></p>
<p>Premessa: io sono uno &#8220;zeppeliniano&#8221;. Questo può servire per capire con quanto imbarazzo io abbia &#8220;affrontato&#8221; la lettura di <strong>Impubblicabile!</strong>, libro edito da <strong>Minimum Fax</strong>, nel quale sono contenuti articoli inediti di Lester Bangs. Lui non amava gli Zeppelin e non ha mai perso occasione per gettare veleno sul gruppo di Page &amp; Co.. Per questo mi son detto che avrei dovuto mettere da parte qualsiasi mio pregiudizio nei confronti di Bangs.</p>
<p>Morto all&#8217;età di 34 anni, Lester Bangs si è contraddistinto per il suo modo di scrivere. Una penna non convenzionale. <span id="more-128"></span>Diretto e critico quanto bastava, non era amato nè dagli artisti nè dai suoi stessi colleghi. Con questi ultimi era in polemica, ritenendoli personaggi che si concedevano troppo alle relazioni pubbliche e troppo amici degli stessi artisti e del mondo che li circondava. Insomma, un personaggio, Bangs, che è sempre stato fuori dal coro.</p>
<p>E tutto questo si evince dagli articoli inseriti in questo libro. &#8220;Scritti&#8221; tratti dalla prima sezione della raccolta di saggi <strong>Mainlines, blood feast, and bad taste</strong> curata nel 2003 da John Morthland, e dalla sesta sezione della raccolta <strong>Psychotic reactions and carburetor dung</strong>, curata da Greil Marcus nel 1987. La scrittura, a tratti cruda, esprime in pieno la sua personalità poco incline a compromessi e mai accondiscendente. Un testo che ho apprezzato, sopratutto, leggendo gli appunti su <em><strong>Metal box</strong></em> dei PIL e gli appunti e la recensione di <em><strong>Lost highway: journey &amp; arrivals of american musicians </strong></em>di Peter Guralnick. Gli appunti di quest&#8217;ultimo libro possono essere considerati una recensione alternativa a quella che Bangs ha considerato definitiva. Gradevole, anche, il brano narrativo ispirato alla canzone di Rod Stewart &#8220;Maggie May&#8221;. </p>
<p>Ma è tutto il libro a farsi apprezzare. Sia che si parli di Elvis Presley, dei Sex Pistols, del tentato omicidio di Andy Warhol, da parte di Valerie Solanas (mai citata da Bangs) o dell&#8217;assassinio di Bob Kennedy, viene fuori il suo mondo fatto di dissacrazione, di esaltazione e di deliri.</p>
<p>Lester Bangs non era una rockstar, ma di loro parlava. Il suo amore per la musica lo aveva reso diverso dagli altri giornalisti fino al punto di essere quasi diventato, lui stesso, una rock star. Un giornalista schivo e senza difetti. Anzi no. Uno lo aveva. Non amava il più grande gruppo della musica rock: i Led Zeppelin. </p>
<p><strong>Dello stesso autore su Minimum Fax:</strong><br />
2005 &#8211; Guida ragionevole al frastuono più atroce<br />
2006 &#8211; Deliri desideri e distorsioni</p>
<div class="printfriendly alignright"><a href="http://www.giuseppepanella.it/2008/09/18/lester-bangs/?pfstyle=wp" rel="nofollow" ><img src="//cdn.printfriendly.com/pf-print-icon.gif" alt="Print Friendly"/><span class="printandpdf printfriendly-text"> Print <img src="//cdn.printfriendly.com/pf-pdf-icon.gif" alt="Get a PDF version of this webpage" /> PDF </span></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;Sulle corde di Lucio&#8221;, indagine su Battisti tra ricordi ed emozioni</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Sep 2008 19:19:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Panella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[SULLE CORDE DI LUCIO Indagini Battistiane di Franz Di Cioccio e Riccardo Bertoncelli Giunti Editore Dieci anni sono passati dalla morte di Lucio Battisti. Sembra ieri eppure è passato così tanto tempo. Da allora fiumi di inchiostro sono stati versati per descrivere il personaggio, le sue canzoni, le sue storie. Non ritenevo più possibile che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2008/07/lucio-battisti.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-145" title="lucio-battisti" src="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2008/07/lucio-battisti.jpg" alt="" width="213" height="300" /></a><strong>SULLE CORDE DI LUCIO<br />
Indagini Battistiane<br />
di Franz Di Cioccio e Riccardo Bertoncelli<br />
Giunti Editore</strong></p>
<p>Dieci anni sono passati dalla morte di Lucio Battisti. Sembra ieri eppure è passato così tanto tempo. Da allora fiumi di inchiostro sono stati versati per descrivere il personaggio, le sue canzoni, le sue storie. Non ritenevo più possibile che potesse essere scritto qualcosa di nuovo sul cantante di Poggio Bustone. Ci sono riusciti due personaggi che hanno vissuto quegli anni al fianco di Lucio come musicista, Franz Di Cioccio o, come osservatore interessato, Riccardo Bertoncelli nel libro edito dalla Giunti &#8220;Sulle corde di Lucio&#8221;. Sembrerebbe una lettura scontata. Le cose di Lucio sembrano essere come le sue canzoni. A volte riteniamo di non conoscerle ma non appena sentiamo le prime note cominciamo a canticchiarle. Come dicevo, però, i due autori hanno &#8220;indagato&#8221; nelle cose di Battisti come due veri detective. Di Cioccio/Derrick e Bertoncelli/Colombohanno affondato il bisturi nei posti giusti. <span id="more-134"></span>A tratti mi sono emozionato nel rileggere i nomi che in quell&#8217;epoca facevano parte del &#8220;clan&#8221; di Battisti. Amici e fedeli compagni di viaggio, tutti hanno avuto una parte importante nella storia dei magnifici due: Lucio Battisti e Mogol. E&#8217; vero, all&#8217;inizio ero scettico sulla qualità di questo libro. La copertina che ritrae Lucio da giovane, con quell&#8217;aria tra il triste e il pensieroso non riusciva ad &#8220;acchiapparmi&#8221;. Poi, però, tutto è cambiato seppur lentamente. Sin dalle prefazioni di Di Cioccio e Bertoncelli ho cominciato ad avere un sussulto. Qualcosa si stava risvegliando in me. Erano i ricordi di tempi andati, di quel movimento beat che ancora oggi è vivo dentro quelli che, come me, hanno vissuto quella entusiasmante epoca musicale. Da lì nasce Lucio. Dai Campioni. Dalla ricerca di emegere che ieri come oggi non era cosa facile. Tutto questo si legge a chiare lettere nelle interviste che sono il punto cardine di questo bel libro. Attraverso le parole di Roby Matano, Pietruccio Montalbetti, Valter Patergnani, Alessandro Colombini, Mara Maionchi (sì, proprio lei che in gioventù ha &#8220;spinto&#8221; per la P.F.M. e che oggi è ancora sulla cresta dell&#8217;onda con artisti come Tiziano Ferro e Giusy Ferreri), Alberto Radius, Cesare Monti e Marva Jean Marrow<br />
scopriamo particolari che in altri testi non erano presenti. Si respira appieno l&#8217;aria di quel periodo. Del periodo Battisti-Mogol che ha lasciato tracce indelebili nei nostri cuori. Si capisce quanto l&#8217;incontro tra i due avesse creato quella stessa alchimia che contraddistingueva altri grandi firme: Holland/Dozier/Holland, Leiber/Stoller, Lennon/McCartney, Page/Plant, Elton John/Taupin, Goffin/King, tanto per citarne alcuni.</p>
<p>Evito di soffermarmi sui particolari che più mi hanno divertito o, comunque, creato quelle emozioni che mi hanno fatto sentire tutto ad un tratto più giovane. Vorrei, però, sottolineare l&#8217;importanza degli interventi di Bertoncelli e Di Cioccio. I loro ricordi, le loro osservazioni sono il perfetto collante tra le memorie di ognuno degli intervistati. Di Cioccio ha avuto l&#8217;abilità di descrivere con dovizia di particolari e con estrema semplicità le &#8220;cronache sonore&#8221;. Racconto delle estati in cui era il &#8220;Cantagiro&#8221; a farla da padrone. Una sorta di &#8220;Giro d&#8217;Italia&#8221; della canzone nostrana. Erano gli anni della crescita musicale e della spensieratezza. Gli anni in cui Lucio Battisti e Massimo Ranieri, Caterina Caselli e Mal, i Rokes e l&#8217;Equipe 84, Dori Ghezzi e i Camaleonti si contendevano a suon di note il favore delle platee. E nelle stesse &#8220;cronache&#8221; Di Cioccio ci apre gli studi in cui all&#8217;epoca venivano registrati brani memorabili. &#8220;Il tempo di morire&#8221;, &#8220;Dio mio no&#8221;, &#8220;7 e 40&#8243;, &#8220;Insieme a te sto bene&#8221;, &#8220;Mi ritorni in mente&#8221; assumono un aspetto diverso leggendo quelle righe. Sarebbe ideale ascoltarle durante il racconto del batterista della P.F.M.)</p>
<p>Alla fine delle &#8220;indagini&#8221; Riccardo Bertoncelli ripropone due suoi articoli scritti nel 1986, subito dopo la pubblicazione del &#8220;Don Giovanni&#8221;  che vede Battisti affiancato da Pasquale Panella (solo mio omonimo&#8230;), e nel 1997, estratto dal suo libro &#8220;Paesi immaginari&#8221;. E&#8217; solo un&#8217;appendice. Ne esce un&#8217;immagine musicale diversa. Ma questa è una storia diversa. Per quel periodo, probabilmente, le &#8220;indagini&#8221; verranno svolte da altri.<br />
Di Cioccio e Bertoncelli non hanno inserito, stranamente, alcun intervento di Mogol. Per quel che mi riguarda (sono un fan dei Rokes) avrei letto con piacere una eventuale intervista a Shel Shapiro, che con il suo gruppo ha interpretato &#8220;Io vivrò senza te&#8221; prima di Lucio Battisti e senza l&#8217;introduzione cantata dell&#8217;artista di Poggio Bustone.</p>
<p>&#8220;Sulle corde di Lucio&#8221; risulta essere un testo gradevole, scritto con grande semplicità e passione, che farà venire la voglia, man mano che si legge, di riascoltare tutte le canzoni del periodo<br />
Battisti- Mogol.</p>
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		<title>&#8220;Floydspotting&#8221;, affascinante viaggio nei luoghi dei Pink Floyd</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jul 2008 17:37:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Panella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Floydspotting Guida alla geografia dei Pink Floyd di Alfredo Marziano e Mark Worden Giunti Editore Amare un gruppo, essere affascinati dalla loro storia, oltre che dalle loro canzoni può portarci a scrivere un libro &#8220;diverso&#8221; da quelli che solitamente troviamo nelle librerie. E&#8217; quanto successo ad Alfredo Marziano e Mark Worden. Il loro &#8220;Floydspotting&#8221;, edito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2008/07/floydspotting.png"><img class="alignleft size-full wp-image-137" title="floydspotting" src="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2008/07/floydspotting.png" alt="" width="200" height="349" /></a><strong>Floydspotting<br />
Guida alla geografia dei Pink Floyd<br />
di Alfredo Marziano e Mark Worden<br />
Giunti Editore</strong></p>
<p>Amare un gruppo, essere affascinati dalla loro storia, oltre che dalle loro canzoni può portarci a scrivere un libro &#8220;diverso&#8221; da quelli che solitamente troviamo nelle librerie. E&#8217; quanto successo ad Alfredo Marziano e Mark Worden. Il loro &#8220;Floydspotting&#8221;, edito da Giunti, non è solo un libro che parla dei Pink Floyd, è qualcosa di più. Mi riesce difficile dire quanto mi sia piaciuto leggere questo libro insolito. E&#8217; stato un trip attraverso case, locali, scuole e campagne che hanno caratterizzato la storia di uno dei gruppi più importanti della storia della musica rock. Cambridge, Devon e Londra sono le città che ho visitato leggendo &#8220;Floydspotting&#8221;. Ho potuto &#8220;sostare&#8221; al negozio dove Gilmour provava le chitarre, Ken Stevens Music, alla Cambridge County High School (oggi Hills Road Sixth Form College), la scuola frequentata da Syd Barrett,<span id="more-133"></span> Roger Waters e dal grafico Storm Thorgerson, nella Trinity House, la casa in cui I Pink Floyd posarono per la copertina di &#8220;Ummagumma&#8221;, negli Abbey Road Studios e alla Lower Kitts End Farm, la fattoria dove è stata immortalata Lulubelle III, la celeberrima mucca di &#8220;Atom Heart Mother&#8221;. Ma nulla è trascurato. Ogni posto che ha visto passare ognuno dei 5 Floyd (Barrett compreso) viene descritto accuratamente. Insomma, la storia del gruppo vista da una diversa angolazione. Questo di Marziano e Worden è un lavoro che non può mancare a tutti i fans del gruppo inglese e a chi vorrà dedicarsi ad una vacanza &#8220;storico &#8211; musicale&#8221;. Il libro è corredato da cartine geografiche, strumento utile per visitare tutti i 117 luoghi in esso descritti, e da foto inedite.</p>
<p>Parallelamente all&#8217;uscita del libro presso la Galleria Arteutopia di Milano sarà presentata, in esclusiva, nei giorni 11 e 12 luglio una selezione di immagini a tiratura limitata di Storm Thorgerson, il fondatore degli studi Hipgnosis, che ha realizzato le copertine degli album dei Pink Floyd. Potrà essere visionato anche un video inedito di circa 90 minuti che racconta storie e aneddoti sui Pink Floyd con il supporto di interviste e rari filmati. In questa occasione oltre ad incontrare gli autori di &#8220;Floydspotting&#8221; sarà possibile ammirare le fotografie tratte dal libro. Un&#8217;occasione unica per un viaggio nei luoghi e nella storia dei Pink Floyd.</p>
<p><strong>(Pubblicato su Musicalnews il 10 luglio 2007)</strong></p>
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		<title>Iggy Pop, genio e sregolatezza del rock</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Jul 2008 18:04:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Panella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Iggy Pop. Lust for life di Paul Trynka Traduzione di Claudio Mapelli Arcana Edizioni L&#8217;approccio con la biografia su Iggy Pop di Paul Trynka, edita da Arcana, è indubbiamente d&#8217;effetto. Infatti, sin dal prologo l&#8217;autore inglese ci introduce nel mondo di James Jewell Osterberg Junior (questo il vero nome dell&#8217;artista americano). Si parte dalla fine [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href='http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2008/06/iggy-pop.jpg'><img src="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2008/06/iggy-pop.jpg" alt="" title="iggy-pop" width="200" height="283" class="alignleft size-full wp-image-132" /></a><br />
<strong>Iggy Pop. Lust for life<br />
di Paul Trynka<br />
Traduzione di Claudio Mapelli<br />
Arcana Edizioni</strong></p>
<p>L&#8217;approccio con la biografia su Iggy Pop di Paul Trynka, edita da Arcana, è indubbiamente d&#8217;effetto. Infatti, sin dal prologo l&#8217;autore inglese ci introduce nel mondo di James Jewell Osterberg Junior (questo il vero nome dell&#8217;artista americano). Si parte dalla fine degli Stooges. Dal 9 febbraio 1974, giorno in cui gli Stooges finirono faticosamente la loro esibizione al Michigan Palace di Detroit. Le continue provocazioni di Iggy nei confronti del pubblico avevano reso l&#8217;ambiente elettrico. Addirittura la sera precedente il concerto alcuni motociclisti del posto avevano malmenato Iggy.<br /><span id="more-117"></span><br />
Viene descritta in maniera fluida la vita difficile e ribelle di Iggy Pop. Trynka racconta con dovizia di particolari l&#8217;evoluzione di un giovane che ha trascorso la sua infanzia in una roulotte con i genitori ad Ann Arbour, un sobborgo di Detroit, che a scuola si distingueva per essere intelligente ma, anche, un pò matto, e che, riuscendo a comunicare con tutti i suoi compagni, di qualsiasi classe sociale fossero, finiva per diventarne il leader.<br />
Il suo amore per la musica lo ha portato a diventare il batterista di un gruppo che suonava rock &#8216;n&#8217; roll: gli Iguanas. Da qui prese il nome Iggy. La sua voglia di ricerca lo portò ad entrare nei Prime Moves. Fu con questo gruppo che Iggy si avvicinò al rhythm and blues. In seguito decisivo fu l&#8217;incontro con i fratelli Ron e Scott Ashleton e Dave Alexander, i futuri Stooges. Con loro ha condiviso quattro anni, dal 1969 al 1973, incidendo tre album di spessore, &#8220;The Stooges&#8221;, &#8220;Fun house&#8221; e &#8220;Raw power&#8221;, le cui vendite, però, non furono all&#8217;altezza del contenuto. Il loro stile aggressivo e provocatorio nei confronti del pubblico era una delle cause che poco li faceva amare. Iggy visse quegli anni intensamente. Si concedeva facilmente ad ogni tipo di droga. Fu questa una delle cause dello scioglimento del gruppo.<br />
La vita di Iggy Pop è stata segnata da incontri importanti. Infatti, dopo l&#8217;incontro con gli Stooges, fu determinante quello con David Bowie. Conosciuto all&#8217;epoca in cui stava incidendo &#8220;Raw Power&#8221;, il Duca Bianco, ha prodotto il suo primo album solo, &#8220;The idiot&#8221;. Dopo un ricovero in una clinica psichiatrica, fu grazie ai suoi incoraggiamenti che Iggy ritrovò la &#8220;giusta strada&#8221;. Il 1977 fu l&#8217;anno della rinascita di Iggy. Una rinascita che non muta, però, il suo carattere. Le successive incisioni evidenziano la sua continua ricerca o, se vogliamo, la sua instabilità.<br />
Un personaggio difficile ed al tempo stesso affascinante quello che incontriamo in questa biografia arricchita da foto che lo ritraggono in vari momenti della sua vita.<br />
Da notare che il racconto sulla vita di Iggy si ferma al 2003, periodo che precede la reunion degli Stooges sfociata nell&#8217;album del 2007: &#8220;The Weirdness&#8221;. Infine, da evidenziare la discografia completa inserita nelle ultime pagine che rappresenta un ottimo strumento di consultazione per chi affascinato dal testo di Paul Trynka volesse approfondire la conoscenza con una delle icone della musica rock.</p>
<p><strong>(Pubblicato su Musicalnews il 2/6/2008)</strong></p>
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		<title>La struggente vita di Nina Simone nell&#8217;appassionata biografia di David Brun-Lambert</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jun 2008 11:26:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Panella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nina Simone, una vita di David Brun-Lambert Traduzione di L. C. Dapelli Kowalski Editore Guardando la foto di copertina di questo libro scritto da David Brun-Lambert apparentemente si coglie una immagine non reale di Nina Simone. Solo apparentemente, appunto&#8230; La sua espressione potrebbe sembrare quella di una persona serena, di chi sin dall&#8217;infanzia ha avuto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href='http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2008/06/nina-simone.jpg'><img src="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2008/06/nina-simone.jpg" alt="" title="nina-simone" width="200" height="300" class="alignleft size-full wp-image-131" /></a>
</p>
<p><strong>Nina Simone, una vita<br />
di David Brun-Lambert<br />
Traduzione di L. C. Dapelli<br />
Kowalski Editore</strong></p>
<p>Guardando la foto di copertina di questo libro scritto da David Brun-Lambert apparentemente si coglie una immagine non reale di Nina Simone. Solo apparentemente, appunto&#8230; La sua espressione potrebbe sembrare quella di una persona serena, di chi sin dall&#8217;infanzia ha avuto una vita in discesa. Non è così. Dietro un amaro sorriso si cela uno sguardo profondamente triste, di chi ha vissuto una vita difficile, tormentata.<br />
Eunice Kathleen Waynon nasce il 21 febbraio 1933 a Tyron, Carolina del Nord, cittadina dell&#8217;America nella quale bianchi e neri vivono una realtà ambigua. La vita di tutti i giorni sembra uguale per i bianchi e per i neri. Di fatto non è così. <span id="more-116"></span>C&#8217;è separazione tra le due razze. E&#8217; in questo ambiente che è cresciuta Eunice. Un ambiente in cui ha inseguito i suoi sogni di concertistica classica. Il suo sogno era quello di suonare Bach, Beethoven, Mozart, Haydn e tutte le più grandi pagine di musica classica. Suo malgrado non c&#8217;è mai riuscita. La bocciatura ricevuta all&#8217;esame sostenuto per entrare al Curtis Institute non è stata mai accettata da Eunice. Era convinta di essere stata scartata per il colore della sua pelle. Noi non sapremo se il mondo intero ha perso una grande concertista classica o ha guadagnato una grande cantante. E&#8217; grazie a quella bocciatura che nasce Nina Simone, nome scelto per nascondersi alla mamma, la reverenda Mary Kate, che non voleva che Eunice suonasse &#8220;la musica del diavolo&#8221;. Un nome d&#8217;arte unione del  nomignolo con cui la chiamava un suo ex (Nina, piccola) e Simone, cognome della sua attrice preferita, Simone Signoret. Inizia così la sua vita costellata di grande musica, di percorsi difficili, di frustrazioni, di grandi lotte. Quest&#8217;ultime l&#8217;hanno vista al fianco di Martin Luther King, di Malcom X per il riconoscimento dei diritti civili dei neri. Una donna forte nelle lotte quanto fragile con sè stessa. La stella di Nina ha cominciato a brillare sin dal suo primo approccio con &#8220;la musica del diavolo&#8221;, al Midtown Bar &#038; Grill di Atlantic City. Un locale di serie B, frequentato da gente che utilizzava la musica solo come accompagnamento dei propri drink, che ben presto divenne un locale alla moda. Un posto dove c&#8217;era una &#8220;nera&#8221; che cantava una musica che non era classica, non era jazz, non era soul. Era tutto questo insieme. Nella musica dell&#8217;americana Nina Simone era evidente la sua anima africana. Quell&#8217;anima che lei stessa non era uscita fuori prima e che, in seguito, è stata la sua più intima compagna.</p>
<p>La biografia del francese David Brun-Lambert racconta la vita di Eunice che divenne Nina. Lo fa in modo appassionato, facendoci entrare nella vita di tutti i giorni della cantante americana. Dalla nascita alla morte racconta le evoluzioni di quest&#8217;artista senza mai appesantire la propria scrittura. A tratti potrebbe sembrare un romanzo tanto è pieno di situazioni descritte minuziosamente.</p>
<p>Un giusto tributo ad una grande artista che ha ricevuto la grande fama con quel brano, &#8220;My baby just cares for me&#8221;, che lei stessa definiva &#8220;idiota, tra le più inoffensive che abbia mai inciso&#8221;.<br />
Nina Simone è morta il 20 aprile 2003 nella sua casa di Carry-Le-Rouet, in Francia. Una morte che lei stessa, quasi, aveva previsto nel momento in cui al suo amico Gerrit LeBruin disse: &#8220;Morirò a settant&#8217;anni, perché dopo c&#8217;è solo dolore&#8221;.<br />
Nelle ultime pagine da non trascurare la discografia selezionata da Gianni Del Savio.</p>
<p><strong>(Pubblicato su Musicalnews il 24/06/08)</strong></p>
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