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	<title>il blog di Giuseppe Panella &#187; Concerti</title>
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		<title>Passione, amore, ritmo e spiritualità. E&#8217; il sound dell&#8217;Harlem Gospel Choir</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Dec 2011 14:38:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Panella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[THE HARLEM GOSPEL CHOIR Teatro Politeama &#8211; Catanzaro 20/12/2011 Un concerto esaltante e spirituale. Martedì sera il Teatro Politeama di Catanzaro è diventato un luogo di culto grazie ai canti di The Harlem Gospel Choir. Le luci della platea sempre accese hanno evidenziato la volontà del coro di Allen W. Bailey di interagire con il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2012/01/20.12.11-Teatro-Politeama-Harlem-Gospel-Choir-2.jpg"><img src="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2012/01/20.12.11-Teatro-Politeama-Harlem-Gospel-Choir-2-300x225.jpg" alt="" title="20.12.11 Teatro Politeama - Harlem Gospel Choir (2)" width="300" height="225" class="alignleft size-medium wp-image-3797" /></a><strong>THE HARLEM GOSPEL CHOIR<br />
Teatro Politeama &#8211; Catanzaro<br />
20/12/2011</strong></p>
<p>Un concerto esaltante e spirituale. Martedì sera il Teatro Politeama di Catanzaro è diventato un luogo di culto grazie ai canti di The Harlem Gospel Choir.<br />
Le luci della platea sempre accese hanno evidenziato la volontà del coro di Allen W. Bailey di interagire con il pubblico. E la risposta è stata eccellente.<span id="more-3796"></span><br />
In quella che è sembrata essere una chiesa evangelica, tutti gli “intervenuti” si sono lasciati coinvolgere dal ritmo e dalla spiritualità che ogni brano trasmetteva.<br />
Per quanto importante, si potrebbe pensare ad un impianto sonoro di grande effetto, ma la scena, come era ovvio che fosse, è stata rubata dalle nove voci dei componenti il coro.<br />
Solo una tastiera ed una batteria hanno accompagnato le superbe voci di <strong>David Jackson</strong>, <strong>Michael Liverpool</strong>, <strong>Abraham Blue</strong>, <strong>Corliss Stafford</strong>, <strong>Treena</strong> e <strong>Lacresha Cottrell</strong>, <strong>Franchone Hollomann</strong>, <strong>Michael Matlock</strong>, <strong>Felicia Torne</strong>.<br />
Introdotto dallo stesso Bailey, il coro si è presentato sul palco in maniera gioiosa, invitando da subito il pubblico a partecipare danzando e agitandosi durante l’esecuzione di <strong>“Bless the lord with me”</strong>.<br />
Un rito che da sempre si ripete nelle chiese dei neri, una cultura mutuata dai bianchi che hanno mantenuto intatto lo stile, di meno l’impatto sul palcoscenico.<br />
Il gospel è passione, amore, spiritualità e l’Harlem Gospel Choir lo dimostra ampiamente con la padronanza della scena e la condivisione di un repertorio formato da brani tradizionali e contemporanei.<br />
Molti sono stati i momenti di grande intensità nel corso del concerto. Immancabile la sublime <strong>“Amazing grace”</strong>, eseguita inizialmente nella versione originale e di seguito resa più attuale con l’inserimento di elementi tipici dell’hip-hop, introdotti nel gospel dal <strong>Reverendo Kirk Franklin</strong>, una delle figure dominanti di questo genere.<br />
La sua <strong>“Looking for you”</strong> è stata accolta con crescente entusiasmo dal pubblico, il quale ha tributato un lungo applauso a <strong>“Total praise”</strong>, composta da <strong>Richard Smallwood</strong>, un altro mostro sacro della musica religiosa dei neri.<br />
Il messaggio d’amore e speranza ha avuto nel finale un epilogo incandescente. Alle tradizionali <strong>“Silent night”</strong> e <strong>“Joy to the world”</strong> è stata aggiunta <strong>“Happy Xmas (War is over)”</strong> di <strong>John Lennon</strong>. Ma dopo un lungo discorso di Allen W. Bailey, aiutato da una ragazza del pubblico, <strong>“Oh happy days”</strong> ha aperto la danza finale, con alcuni spettatori invitati sul palco fino al medley conclusivo <strong>“Celebrate/Can you feel it”</strong>. La musica soul di <strong>Kool &#038; The Gang</strong> e dei <strong>Jacksons</strong> è stata accolta da una grande ovazione. Un finale carico di entusiasmo, ideale preludio alla gioia del prossimo Natale.</p>
<p><strong>(Pubblicato su Gazzetta del Sud il 22/12/2011)<br />
(Foto per gentile concessione di Salvatore Mellace)</strong></p>
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		<title>Atmosfere da sogno al Teatro Politeama nell&#8217;ultimo concerto di Ivano Fossati</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Dec 2011 18:28:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Panella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Concerti]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[IVANO FOSSATI &#8220;Decadancing tour&#8221; Teatro Politeama &#8211; Catanzaro 02/12/2011 Ivano Fossati, quaranta anni di storia e di storie, di amori e di illusioni. Quanto tempo consumato nelle lunghe, e mai inutili, attese di un suo concerto o di un suo disco. Ed ora non succederà più. Quello che Fossati sabato sera ha tenuto al Teatro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2011/12/DSC0451.jpg"><img src="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2011/12/DSC0451-300x228.jpg" alt="" title="SONY DSC" width="300" height="200" class="alignleft size-medium wp-image-3768" /></a><strong>IVANO FOSSATI<br />
&#8220;Decadancing tour&#8221;<br />
Teatro Politeama &#8211; Catanzaro<br />
02/12/2011</strong></p>
<p><a href="http://www.ivanofossati.com/">Ivano Fossati</a>, quaranta anni di storia e di storie, di amori e di illusioni. Quanto tempo consumato nelle lunghe, e mai inutili, attese di un suo concerto o di un suo disco. Ed ora non succederà più. Quello che Fossati sabato sera ha tenuto al Teatro Politeama di Catanzaro,<span id="more-3765"></span> organizzato da <a href="http://www.essemmemusica.it/">Essemme Musica</a>, è stata una delle date del suo ultimo tour, il suo particolare addio al suo pubblico.<br />
Quanti applausi e quante invocazioni ad un artista che, sin dagli anni condivisi con i Delirium, ha parlato il linguaggio del cuore come solo lui sa fare. Un timido conquistatore che con le sue canzoni ci ha fatto sognare una vita diversa, ci ha fatto respirare l’aria profumata dell’amore.</p>
<p>Ivano Fossati era lì davanti a noi e lo abbiamo ascoltato con una partecipazione mista a devozione, con il rimpianto di chi sapeva che quegli non ci saranno più momenti di tale intensità.<br />
<strong><em>“Avrete saputo della mia decisione di chiudere la carriera. E’ tutto vero, l’ho detto io. Non abbiate nostalgia, questa è una festa”</em></strong>. Le sue parole hanno trovato conferma, ma quella non è sembrata una festa. E’ stato qualcosa di più, un mix di sensazioni indescrivibili che ognuno dei “partecipanti” ha restituito creando una atmosfera surreale.<br />
Ma non c’è stato nulla di strano sul palcoscenico. Fossati è stato quello di sempre, il solito fine “narratore” di storie di tutti i giorni. <strong>“Viaggiatori d’Occidente”</strong> ha aperto un concerto coinvolgente, intimo, elettrico. Alle sue spalle, apparso in splendida forma, la band è sembrata essere divisa in due sezioni, quella classica e quella rock. <strong><em>“Io sto da questa parte”</em></strong>, dice ad un certo punto, mostrando i “rockettari” che un attimo prima avevano accennato <strong>“Whole lotta love”</strong> dei <strong>Led Zeppelin</strong>. Una affermazione salutata da una ovazione.</p>
<p>Ma, si sa, le cose che lasciano il segno sono le ballate che catturano, che straziano ma che non fanno male. Un senso di leggerezza si è impadronito dei nostri cuori, innalzandoli fino al cielo, alle note sublimi di <strong>“Stella benigna”</strong>, <strong>“Lindbergh”</strong>, <strong>“L’amore fa”</strong>, <strong>“Carte da decifrare”</strong>, <strong>“Di tanto amore”</strong>, alcuni dei classici di ieri cui si uniscono quelli di oggi. <strong>“L’amore trasparente”</strong>, <strong>“Tutto questo futuro”</strong>, delicata nella coda finale, con Fossati da solo al pianoforte, ma soprattutto con <strong>“Settembre”</strong>, l’ultima perla del cantautore, inserita nell’album <strong>“Decadancing”</strong>.</p>
<p>Il concerto diviso in due tempi è stato chiuso da <strong>“I treni a vapore”</strong>, portata al successo da <strong>Fiorella Mannoia</strong>, prima di un interminabile bis. <strong>“Chi guarda Genova”</strong>, la suggestiva <strong>“La pianta del tè”</strong> e <strong>“Una notte in Italia”</strong> hanno preceduto le due facce dell’amore, <em>“quella giovanile e quella di noi meno giovani”</em>. <strong>“La costruzione di un amore”</strong> e <strong>“Il bacio sulla bocca”</strong> sono stati gli ultimi affreschi di un concerto da incorniciare.<br />
Canta in <strong>“C’è tempo”</strong>, <strong><em>“Dicono che c’è un tempo per seminare / uno più lungo per aspettare / io dico che c’era un tempo sognato / che bisognava sognare”</em></strong> e l’ultimo sogno, un commosso Fossati, lo ha regalato con <strong>“Dolce acqua (Speranza)”</strong>, autentica gemma del periodo Delirium. Cala il sipario. Arrivederci Ivano.</p>
<p><strong>(Foto per gentile concessione di Antonio Raffaele)<br />
(Pubblicato sulla Gazzetta del Sud il 4/12/2011)</strong></p>
<p><strong>La band:</strong></p>
<p>Ivano Fossati, voce, pianoforte,chitarra<br />
Pietro Cantarelli, pianoforte, tastiere, Hammond, chitarre elettriche, fisarmonica e voce<br />
Claudio Fossati, batteria e percussioni<br />
Max Gelsi, basso elettrico e acustico<br />
Riccardo Galardini, chitarre acustiche, nylon, elettriche, mandola<br />
Fabrizio Barale, chitarre elettriche e acustiche, voce<br />
Martina Marchiori, violoncello, fisarmonica, organetto, tastiere, percussioni<br />
<strong>La scaletta:</strong></p>
<p><em>Primo tempo</em></p>
<p>- Viaggiatori d’Occidente<br />
- Ventilazione<br />
- La decadenza<br />
- Quello che manca al mondo<br />
- Stella benigna<br />
- Settembre<br />
- Lindbergh<br />
- Mio fratello che guardi il mondo<br />
- L’amore fa<br />
- Ho sognato una strada<br />
- Cara democrazia</p>
<p><em>Secondo tempo</em></p>
<p>- La crisi<br />
- L’amore<br />
- L’orologio americano<br />
- Carte da decifrare<br />
- La musica che gira intorno<br />
- Tutto questo futuro<br />
- C’è tempo<br />
- E di nuovo cambio casa<br />
- Di tanto amore<br />
- I treni a vapore</p>
<p><em>Bis</em></p>
<p>- Chi guarda Genova<br />
- Una notte in Italia<br />
- La costruzione di un amore<br />
- Il bacio sulla bocca</p>
<p><em>Bis&#8230; finale</em></p>
<p>- Dolce acqua (Speranza)</p>
<div class="printfriendly alignright"><a href="http://www.giuseppepanella.it/2011/12/06/atmosfere-da-sogno-al-teatro-politeama-nellultimo-concerto-di-ivano-fossati/?pfstyle=wp" rel="nofollow" ><img src="//cdn.printfriendly.com/pf-print-icon.gif" alt="Print Friendly"/><span class="printandpdf printfriendly-text"> Print <img src="//cdn.printfriendly.com/pf-pdf-icon.gif" alt="Get a PDF version of this webpage" /> PDF </span></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Mare, musica e mito si rincorrono nel mondo onirico di Capossela</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Nov 2011 13:40:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Panella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Concerti]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[VINICIO CAPOSSELA Festival d&#8217;Autunno &#8211; IX Edizione Teatro Politeama &#8211; Catanzaro 06/11/2011 Il sipario chiuso nasconde una malcelata curiosità, l’attesa già alta di assistere, sabato sera, al concerto di Vinicio Capossela, inserito nel cartellone del Festival d’Autunno, viene aumentata dal rumore del mare diffuso in platea. Il Teatro Politeama di Catanzaro è il posto dove, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2011/12/Capossela-Vinicio-12-nov-11_06.jpg"><img src="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2011/12/Capossela-Vinicio-12-nov-11_06-300x199.jpg" alt="" title="Capossela Vinicio (12 nov 11)_06" width="300" height="200" class="alignleft size-medium wp-image-3714" /></a><strong>VINICIO CAPOSSELA<br />
Festival d&#8217;Autunno &#8211; IX Edizione<br />
Teatro Politeama &#8211; Catanzaro<br />
06/11/2011</strong></p>
<p>Il sipario chiuso nasconde una malcelata curiosità, l’attesa già alta di assistere, sabato sera, al concerto di Vinicio Capossela, inserito nel cartellone del Festival d’Autunno, viene aumentata dal rumore del mare diffuso in platea. Il Teatro Politeama di Catanzaro è il posto<span id="more-3681"></span> dove, sabato scorso, si sono dati appuntamento i fan del cantante, giunti da tutto il Centro-Sud oltre che dall&#8217;intera Calabria.<br />
Si spengono le luci e ciò che divide il palcoscenico dal resto del teatro scompare. Ecco apparire Capitano Capossela e la sua ciurma, accolti in un ventre di balena. I suoi uomini vestiti a metà da uomini pesce e da marinai, sono i suoi compagni di avventura.<br />
Le storie di mare, tanto care a Capossela, iniziano a snodarsi da <strong>“Il grande leviatano”</strong>, il primo di una serie di mostri raffigurati e rappresentati. Le note gravi di questo brano conducono in un mondo fantastico, e il coro, che apparentemente sembra essere più consono all’opera lirica che al classico repertorio di Capossela, dà al brano una intensità maggiore, sottolineando e accentuando la tensione ricercata dall’artista stesso.<br />
Vinicio, fino ad allora dietro al pianoforte, si alza avvicinandosi al microfono e stempera quella atmosfera con l’ironia che lo contraddistingue. Con voce flebile parla del “teatro dall’architettura particolare rispetto al resto della città, sembra un galeone laccato di un bianco che non rassicura, ma fa paura. Ed oggi siamo tutti sulla stessa barca”.<br />
Ritorna a sedersi davanti al suo strumento ed ecco che le costole si aprono diventando un ampio scafo. Signori si salpa. Ed ecco “L’oceano oilalà” e di seguito una tonante “Billy Bud”. La nave non subisce scossoni e continua a navigare verso la meta prefissata, raccontando dei personaggi pronti ad ospitare, “quei mostri e tutti coloro i quali non sono saliti su un’arca più importante di questa”.<br />
<strong>“Lord Jim”</strong>, ispirata al personaggio di Joseph Conrad,  contrasta con la successiva descrizione de <strong>“La bianchezza della balena”</strong>. Impetuosa la prima, intima la seconda. Ma è questa una caratteristica di tutto il concerto.<br />
Capossela assume toni teatrali allorquando, coadiuvato dal coro, esegue <strong>“I fuochi fatui”</strong> o indossa un mantello rosso con il quale raffigura il suo <strong>“Polpo d’amor”</strong>, composizione del nostro con il gruppo americano dei <strong>Calexico</strong>. Diventa divertente con la sua sirenetta <strong>“Pryntil”</strong> di nome Lulù, chiaro riferimento alle vicende berlusconiane.<br />
<strong>“Il ballo di san Vito”</strong> si scosta dai racconti marini ed è un breve ritorno al repertorio classico.<br />
Ancora miti greci incontrati e cantati come <strong>“Calipso”</strong>, la ninfa che si innamora di Ulisse, e Tiresia, indovino, con la delicata ballata <strong>“Dimmi Tiresia”</strong> a dimostrazione della grande passione che Capossela nutre per la mitologia classica.<br />
Capossela è ispirato e lo dimostra durante l’appassionata <strong>“S.S. dei naufragati”</strong>, prima di cambiare rotta con <strong>“L’uomo vivo”</strong>. Inizia il delirio, la gioia, che prosegue con <strong>“Marajà”</strong>, per la quale ha modificato il testo, adeguandolo alla recente situazione politica italiana, cantando “Si è <em>dimesso</em> il Marajà”, <strong>“Che coss’è l’amor”</strong> e <strong>“Al veglione”</strong>. Il pubblico, fino ad allora immerso in una dimensione fantastica, si lancia in un vortice di danza. Lo stesso Capossela si esalta alla vista di quella partecipazione che viene conclusa da <strong>“Ovunque proteggi”</strong>.<br />
Non può finire così e lui ritorna volentieri (“Dopo tutta la Salerno – Reggio Calabria che ho dovuto fare”) per regalare un ultimo brano. Finisce con “Le sirene” una serata da incorniciare.</p>
<p>(Pubblicato su Gazzetta del Sud il 14/11/2011)<br />
(Foto per gentile concessione di Antonio Moniaci)</p>
<p>La scaletta del concerto:</p>
<p>- IL GRANDE LEVIATANO<br />
- L&#8217;OCEANO OILALA&#8217;<br />
- BILLY BUD<br />
- LORD JIM<br />
- LA BIANCHEZZA DELLA BALENA<br />
- I FUOCHI FATUI<br />
- JOB<br />
- GOLIATH<br />
- POLPO D&#8217;AMOR<br />
- PRYNTYL<br />
- VINOCOLO<br />
- IL BALLO DI SAN VITO<br />
- AEDO<br />
- LA LANCIA DEL PELIDE<br />
- CALIPSO<br />
- LE PLEIADI<br />
- DIMMI TIRESIA<br />
- NOSTOS<br />
- S.S. DEI NAUFRAGATI<br />
- L&#8217;UOMO VIVO<br />
- L&#8217;OCEANO OILALA&#8217; (Versione strumentale) / CANZONI A MANOVELLA (solo il riff)<br />
- MARAJA&#8217;<br />
- CHE COSS&#8217;E&#8217; L&#8217;AMOR<br />
- AL VEGLIONE<br />
- OVUNQUE PROTEGGI<br />
- LE SIRENE</p>
<p>La band:<br />
Mauro Ottolini (trombone, conchiglie, ottoni, flauti, kalimba, temporale)<br />
Achille Succi (flauti, shakuhachi, shehnai, tin whistle)<br />
Alessandro “Asso” Stefana (chitarre, banjo, baglama, armonio)<br />
Glauco Zuppiroli (contrabbasso)<br />
Diego Sapignoli (batteria, conga, gong delle nuvole, teste di morto)<br />
Francesco Arcuri (sega musicale, balafon, campionatore, steel drum, saz, santoor)<br />
Vincenzo Vasi (theremin, campionatore, marimba, voce, glockenspiel)<br />
Edoardo Rossi (cori, catene, Ciclope)</p>
<p>Con la partecipazione di “Donne sarde di Actores Alidos”:<br />
Valeria Pilìa, Manuela Ragusa, Ambra Pintore</p>
<div class="printfriendly alignright"><a href="http://www.giuseppepanella.it/2011/11/15/mare-musica-e-mito-si-rincorrono-nel-mondo-onirico-di-capossela/?pfstyle=wp" rel="nofollow" ><img src="//cdn.printfriendly.com/pf-print-icon.gif" alt="Print Friendly"/><span class="printandpdf printfriendly-text"> Print <img src="//cdn.printfriendly.com/pf-pdf-icon.gif" alt="Get a PDF version of this webpage" /> PDF </span></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Vinicio Capossela e la sua ciurma entusiasmano al Festival d&#8217;Autunno</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Nov 2011 12:35:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Panella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Concerti]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[VINICIO CAPOSSELA &#8220;Festival d&#8217;Autunno&#8221; &#8211; IX Edizione Teatro Politeama &#8211; Catanzaro 12/11/2011 Un successo annunciato quello tenuto da Vinicio Capossela ieri sera al Teatro Politeama di Catanzaro, nell’ambito della IX edizione del Festival d’Autunno, diretto da Antonietta Santacroce, a conferma di quanto sia amato, di quanto sia diventato in questo momento il cantante di punta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2011/12/Capossela-Vinicio-12-nov-11_16.jpg"><img src="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2011/12/Capossela-Vinicio-12-nov-11_16-300x199.jpg" alt="" title="Capossela Vinicio (12 nov 11)_16" width="300" height="200" class="alignleft size-medium wp-image-3710" /></a><strong>VINICIO CAPOSSELA<br />
&#8220;Festival d&#8217;Autunno&#8221; &#8211; IX Edizione<br />
Teatro Politeama &#8211; Catanzaro<br />
12/11/2011</strong></p>
<p>Un successo annunciato quello tenuto da Vinicio Capossela ieri sera al Teatro Politeama di Catanzaro, nell’ambito della IX edizione del Festival d’Autunno, diretto da Antonietta Santacroce, a conferma di quanto sia amato, di quanto sia diventato in questo momento il cantante di punta<span id="more-3709"></span> della musica italiana.<br />
Giunti da ogni parte del Sud Italia, oltre che dalla stessa Calabria, i fan si sono trovati di fronte ad un palcoscenico trasformato in un ventre di balena, rappresentazione perfetta per quella che è l’immagine descrittiva della sua ultima opera <strong>“Marinai, profeti e balene”</strong>.<br />
Da quel ventre si è “mosso” il concerto. Una luce tenua ed una band trasformatasi in ciurma danno vita, insieme a Capossela, ad una rappresentazione ricca di idee geniali. Ed ecco il primo mostro marino, <strong>“Il grande leviatano”</strong>, manifestarsi in una atmosfera surreale in cui il coro dona un tocco di lirica drammaticità.<br />
A rendere tutto più leggero ci pensa Capossela che prima di ripartire con <strong>“Oceano oilalà”</strong>, carica il suo pubblico con le inevitabili battute sull’attuale situazione politica italiana e con l’ironia che da sempre lo contraddistingue.<br />
Il ventre di balena si apre diventando lo scafo di una nave, la cui prua è posizionata a bordo palco. Su quella ipotetica arca vengono imbarcati i mostri tanto cari a Capossela. Ed ecco che il Minotauro, il ciclope ed altri personaggi si materializzano sulla scena con continui cambi d’abito da parte dei componenti la ciurma e indossando delle maschere, così come accade con le sirene che lo accompagnano in <strong>“Pryntil”</strong>. Lo stesso accade con Capossela che, oltre a indossare il suo cappello da ammiraglio, utilizza abiti, splendido quello del polpo, e maschere che rappresentano i miti o i personaggi di cui parla nelle sue canzoni<br />
Nella esecuzione dei brani del nuovo album è stato inserito un vecchio successo. <strong>“Il ballo di San Vito”</strong> esalta i convenuti alla festa prima di ritornare ai brani di “Marinai, profeti e balene”. Da <strong>“Calipso”</strong> a <strong>“Le pleiadi”</strong>, Capossela incontra i miti greci.<br />
Poi il gran finale. Il divertimento esplode e la partecipazione del pubblico diventa fattiva. <strong>“L’uomo vivo”</strong>, <strong>“Marajà”</strong>, proseguendo con l’inevitabile <strong>“Che coss’è l’amor”</strong> e <strong>“Al veglione”</strong> sono gli attimi conclusivi di una grande festa completatasi con il brano dedicato a <strong>“Le sirene”</strong>.<br />
Il pubblico delirante avrebbe voluto che il concerto non avesse mai fine, tante sono le emozioni regalate da Vinicio Capossela e dalla sua ciurma e tornano a casa cantando con ariua soddisfatta di chi ha appena partecipato ad un concerto indimenticabile.</p>
<p><strong>(Pubblicato su MusicalNews.com il 13/11/2011)<br />
(Foto per gentile concessione di Antonio Moniaci)</strong></p>
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		<title>Il jazz dei Manhattan Transfer esalta la prima del Festival d&#8217;Autunno</title>
		<link>http://www.giuseppepanella.it/2011/11/07/il-jazz-dei-manhattan-transfer-esalta-la-prima-del-festival-dautunno/</link>
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		<pubDate>Mon, 07 Nov 2011 11:56:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Panella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Concerti]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[THE MANHATTAN TRANSFER Festival d&#8217;Autunno &#8211; IX Edizione Teatro Politeama &#8211; Catanzaro 06/11/2011 Erano attesi con enorme curiosità e non hanno tradito le aspettative dei numerosi fan accorsi ieri sera, al teatro Politeama di Catanzaro, ad ascoltare le loro evoluzioni musicali. I Manhattan Transfer hanno inaugurato la IX edizione del Festival d’Autunno, diretto da Antonietta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2011/12/IMG_9338.jpg"><img src="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2011/12/IMG_9338-300x200.jpg" alt="" title="IMG_9338" width="300" height="200" class="alignleft size-medium wp-image-3693" /></a><strong>THE MANHATTAN TRANSFER<br />
Festival d&#8217;Autunno &#8211; IX Edizione<br />
Teatro Politeama &#8211; Catanzaro<br />
06/11/2011</strong></p>
<p>Erano attesi con enorme curiosità e non hanno tradito le aspettative dei numerosi fan accorsi ieri sera, al teatro Politeama di Catanzaro, ad ascoltare le loro evoluzioni musicali.<br />
I Manhattan Transfer hanno inaugurato la IX edizione del Festival d’Autunno, diretto<span id="more-3692"></span> da Antonietta Santacroce, con la prima data italiana del loro tour invernale ed unica per il Centro – Sud, una esibizione che ha fatto capire perché a distanza di quaranta anni sono ancora considerati il gruppo vocale jazz per eccellenza.<br />
Le voci di Tim Hauser, Cheryl Bentyne, Janis Siegel e Alan Paul hanno saputo incantare una platea che con il passare dei minuti è riuscita ad infiammarsi, ad entusiasmarsi all’ascolto di un repertorio di classe, supportato da una tecnica cristallina e da un “impasto” vocale perfetto. La fusione di quelle voci a tratti è sembrata essere inverosimile, una infinita serie di registri li ha fatti sembrare quasi una orchestra.<br />
Il concerto iniziato con una seducente versione di “Spain”, composto da Chick Corea, ha subito calamitato l’attenzione dei presenti. Da quel momento è stato un crescendo di emozioni, determinate da brani come “Route 66”, “On a little street in Singapore”, “Java jive”.<br />
Tonalità sempre diverse ed incredibili hanno trovato una dimensione quasi innaturale. Addirittura strepitosa Janis Siegel quando in “A-tisket, a-tasket” ed in “Tutu” di Miles Davis è riuscita a trasformare la sua voce in una  tromba umana.<br />
Ma per tutto il concerto i quattro cantanti americani hanno dato spettacolo accompagnando i brani da loro eseguiti danzando con passi felpati e con un continuo scambiarsi di posto. A supportarli, con un suono corposo e privo di sbavature, il quartetto composto da Yaron Gershovsky, al piano, Adam Hawley, alla chitarra, Gary Wicks, al basso e Steve Hass, alla batteria.<br />
I quattro cantanti si sono concessi anche dei momenti personali eseguendo dei brani di grande effetto. Alla classica “Corcovado”, eseguita da Alan Paul, sono seguite “Morning coffee” di una irresistibile Cheryl Bentyne,  “Where is love?” della seducente Janis Siegel e “She’s funny” di un romantico Tim Hauser.<br />
Il finale ha regalato una performance a bordo palco di “Birdland”. E’ stato un autentico tripudio, un autentico riconoscimento da parte del pubblico che ha richiesto a gran voce il bis.<br />
I Manhattan Transfer sono ritornati sul palco per eseguire uno dei loro cavalli di battaglia. “Soul food to go” è stata accompagnata con enorme partecipazione dal battito delle mani dei presenti, entusiasmo che è proseguito sulle note di “Tuxedo Junction” e Choo choo ch’boogie”.<br />
Una serata indimenticabile da incorniciare ed archiviare subito per l’avvicinarsi di altri due appuntamenti del Festival d’Autunno.<br />
Venerdì 11 novembre, presso la sala concerti del Comune di Catanzaro, Maurizio Becker presenterà il libro “Da Mameli a Vasco. 150 canzoni che hanno unito gli italiani”, edito da Coniglio Editore, storia della musica italiana vista attraverso le sue canzoni rappresentative.<br />
Sabato 12 novembre, il clou con il concerto sold out di Vinicio Capossela, i cui biglietti sono stati venduti  nel giro di pochi giorni. Il cantante aveva fatto registrare il tutto esaurito nel 2008 quando era già stato ospite del Festival d’Autunno. Un successo questo che dimostra quanto sia amato Capossela, che di recente è stato vincitore della Targa Tenco”, nella categoria “Migliori album in assoluto”.<br />
I biglietti per assistere al musical “Happy days” e allo spettacolo “Viva l’Italia” potranno essere acquistati presso il circuito Ticket One o sul sito del Festival d’Autunno (www.festivaldautunno.com), con possibilità di pagare con carta di credito o Postepay, oppure presso la sede del Festival sita in Via Spasari, 15, aperta da lunedì a sabato dalle 10,00 alle 13,00, e dalle 16,30 alle 20,00 . Per ottenere maggiori informazioni è attivo il numero telefonico 388.8183649 e la mail info@festivaldautunno.com. Inoltre sarà possibile acquistare i biglietti presso le seguenti biglietterie autorizzate:  Quelli che il Toto di Soverato e In prima fila di Cosenza.</p>
<p>(Pubblicato su <a href="http://www.musicalnews.com/articolo.php?codice=22488&#038;sz=4">MusicalNews.com</a> il 7/11/2011)<br />
(Foto per gentile concessione di Salvatore Monteverde)</p>
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		<title>La musica romantica di Tony Hadley fa vibrare le corde del cuore</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Sep 2011 07:10:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Panella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Concerti]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[TONY HADLEY &#8220;Settembre al Parco&#8221; Parco della Biodiversità &#8211; Catanzaro 04/09/2011 Domenica sera, a Catanzaro, è bastato seguire la lunga fila di persone che hanno invaso le strade della città per arrivare alla festa che si è celebrata al Parco delle Biodiversità. Una “processione” iniziata sin dalle prime ore del pomeriggio per assistere al concerto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2011/09/TONY-HADLEY.jpg"><img src="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2011/09/TONY-HADLEY-300x225.jpg" alt="" title="TONY HADLEY" width="300" height="225" class="alignleft size-medium wp-image-3603" /></a>TONY HADLEY<br />
&#8220;Settembre al Parco&#8221;<br />
Parco della Biodiversità &#8211; Catanzaro<br />
04/09/2011</p>
<p>Domenica sera, a Catanzaro, è bastato seguire la lunga fila di persone che hanno invaso le strade della città per arrivare alla festa che si è celebrata al Parco delle Biodiversità.<br />
Una “processione” iniziata sin dalle prime ore del pomeriggio per assistere al concerto di Tony Hadley, ex leader<span id="more-3599"></span> degli Spandau Ballet.<br />
Gli anni ottanta sono sembrati dietro l’angolo, un momento della propria vita trascorsi di recente. La rivalità con i <strong>Duran Duran</strong> ha fatto rivivere le medesime situazioni vissute venti anni prima con il dualismo <strong>Beatles</strong> e <strong>Rolling Stones</strong>.<br />
Un gioco per ragazzi, ripensandoci oggi, considerata la scarsa incisività del pop in quegli anni. A voler citare il titolo della canzone di <strong>Raf</strong>, <strong>“Cosa resterà degli anni ’80?”</strong>, molti personaggi di quel periodo sono scomparsi nel nulla. Gruppi come <strong>ABC</strong>, <strong>Culture Club</strong>, <strong>Talk Talk</strong>, <strong>Frankie goes to Hollywood</strong> e <strong>Soft Cell</strong>, per citarne solo alcuni, hanno lasciato solo una flebile traccia della loro musica.<br />
Tony Hadley ha resistito alle tempeste abbattutesi sul suo gruppo, mantenendo un grande appeal con i suoi fans, nonostante gli insuccessi dei suoi album in studio, grazie alla la forza delle esecuzioni live.<br />
Supporters che con i visi sorridenti, seduti sulle gradinate o distesi sugli ampi prati del Parco, sotto un sole cocente, hanno consumato l’ultimo atto di “Settembre al Parco”, manifestazione organizzata da Wanda Ferro, presidente della Provincia di Catanzaro, in collaborazione con l’<a href="http://www.ecsdance.it/">Associazione Ecsdance</a> di Giacinto Lucchino e di <a href="http://www.vertigomusic.it/">Vertigo Music</a> di Luisa Parrelli.<br />
A far salire maggiormente la temperatura ci ha pensato Tonino Trapasso, che può essere considerato un vero Master of Ceremony di questa e delle precedenti serate, il quale è riuscito a creare una attesa sempre più spasmodica.<br />
E con un boato è stato salutato l’arrivo sul palco di Tony Hadley e della band. Ed è subito <strong>“Life on Mars”</strong>. Con grande stupore il cantante ha affidato l’apertura del suo concerto ad un brano storico di David Bowie, datato 1971. La sua voce, inizialmente leggermente contratta, pian piano si è plasmata assumendo la sua caratteristica tonalità calda e profonda.<br />
Non solo un tributo al “Duca Bianco”, ma anche perle di gruppi di quegli anni e oltre. Da <strong>“Learn to fly”</strong>, dei <strong>Foo Fighters</strong>, a <strong>“With or without you”</strong>, degli <strong>U2</strong>, da <strong>“Rio”</strong>, degli amici rivali Duran Duran, a <strong>“Somebody to love”</strong>, dei <strong>Queen</strong>, fino a <strong>“Suspicious mind”</strong>, di <strong>Elvis Presley</strong>, la rilettura in maniera personale di Hadley è riuscita a trasformare ancor di più la serata in un album dei ricordi, in un ritorno al passato in cui non sono stati trascurati i successi degli Spandau Ballet.<br />
Vibranti come sempre <strong>“I’ll fly for you”</strong>, <strong>“Lifeline”</strong>, <strong>“Round and round”</strong>, <strong>“True”</strong> e <strong>“Through the barricades”</strong> grazie anche al sostegno della band, con la vocalist <strong>Dawn Joseph</strong> e il chitarrista <strong>Richard Barrett</strong> in grande evidenza.<br />
L’incandescente versione di <strong>“Gold”</strong> e la fuga di Hadley hanno scritto la parola fine sulla V edizione di “Settembre al Parco”, che da quest’anno entra di diritto tra le rassegne di maggior prestigio dell’estate calabrese. </p>
<p><strong>(Pubblicato su Gazzetta del Sud il 6/09/2011)</strong></p>
<p><strong>SET LIST:</strong></p>
<p>- Life on Mars<br />
- Somebody told me<br />
- Only when you leave<br />
- I&#8217;ll fly for you<br />
- My imagination<br />
- Feeling good<br />
- Lifeline<br />
- Round and round<br />
- Learn to fly<br />
- True<br />
- Through the barricades<br />
- With or without you<br />
- Rio<br />
- Somebody to love<br />
- Suspicious mind</p>
<p><em>Encore:</em></p>
<p>- Gold</p>
<p><strong>(Foto per gentile concessione di Domenico Iozzo)</strong></p>
<div class="printfriendly alignright"><a href="http://www.giuseppepanella.it/2011/09/07/la-musica-romantica-di-tony-hadley-fa-vibrare-le-corde-del-cuore/?pfstyle=wp" rel="nofollow" ><img src="//cdn.printfriendly.com/pf-print-icon.gif" alt="Print Friendly"/><span class="printandpdf printfriendly-text"> Print <img src="//cdn.printfriendly.com/pf-pdf-icon.gif" alt="Get a PDF version of this webpage" /> PDF </span></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Abdullah Ibrahim, quando il jazz si trasforma in preghiera</title>
		<link>http://www.giuseppepanella.it/2011/09/06/abdullah-ibrahim-quando-il-jazz-si-trasforma-in-preghiera/</link>
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		<pubDate>Tue, 06 Sep 2011 07:30:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Panella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Concerti]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[ABDULLAH IBRAHIM &#8220;Settembre al Parco&#8221; Parco delle Biodiversità &#8211; Catanzaro 04/09/2011 Una timidezza che ha lasciato sbalorditi quella mostrata da Abdullah Ibrahim aka Dollar Brand sabato sera, quando il Prefetto della città di Catanzaro, Antonio Reppucci, prima del concerto inserito nel cartellone di “Settembre al Parco”, gli ha consegnato una targa ricordo. Il terzo evento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2011/09/Agosto-2011-124.jpg"><img src="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2011/09/Agosto-2011-124-300x200.jpg" alt="" title="Agosto 2011 124" width="300" height="200" class="alignleft size-medium wp-image-3593" /></a><strong>ABDULLAH IBRAHIM<br />
&#8220;Settembre al Parco&#8221;<br />
Parco delle Biodiversità &#8211; Catanzaro<br />
04/09/2011<br />
</strong><br />
Una timidezza che ha lasciato sbalorditi quella mostrata da Abdullah Ibrahim aka <strong>Dollar Brand</strong> sabato sera, quando il Prefetto della città di Catanzaro, Antonio Reppucci,  prima del concerto inserito nel cartellone di “Settembre al Parco”, gli ha<span id="more-3592"></span> consegnato una targa ricordo.<br />
Il terzo evento proposto da Wanda Ferro, Presidente della Provincia di Catanzaro, con la collaborazione dell’Associazione Ecsdance di <a href="http://www.ecsdance.it/">Giacinto Lucchino</a> e di <a href="http://www.vertigomusic.it/">Vertigo Music</a> di Luisa Parrelli, dopo la parentesi italiana delle prime due serate, ha puntato l’indice verso uno dei maggiori musicisti jazz contemporanei.<br />
Oltre che per le sue enormi qualità di musicista e compositore, per lui parlano le collaborazioni avute nel corso di una carriera luminosa.<br />
<strong>Duke Ellington</strong>, <strong>John Coltrane</strong>, <strong>Ornette Coleman</strong>, <strong>Billy Strayhorn</strong>, <strong>Archie Sheep</strong>, <strong>Max Roach</strong>, <strong>Elvin Jones</strong>, <strong>Don Cherry</strong>, <strong>Dexter Gordon</strong> e <strong>Gato Barbieri</strong> sono solo alcuni dei nomi con i quali ha condiviso il palco e gli studi di registrazione.<br />
Ed il pubblico di Catanzaro non ha avuto la minima incertezza nell’assistere ad un concerto che potrebbe essere definito mistico. Da sempre Abdullah sostiene che la sua musica è preghiera, e che le sue mani sul pianoforte sono mosse da Allah.<br />
A vederlo suonare sembra che tutto ciò sia vero, a tratti sembra che sfiori appena la tastiera. A sostenerlo una sezione ritmica di grande qualità. <strong>Leonard Belden Bullock</strong>, al basso, <strong>George Gray</strong>, alla batteria, due dei sei componenti di <strong>Ekaya</strong>, il suo più recente gruppo, hanno intessuto trame ritmiche efficaci che si sono fuse al pianismo di Abdullah.<br />
In verità, essersi presentato in trio ha costretto il musicista sud africano a eseguire i brani in una versione riveduta e corretta, privata dei fiati, senza smarrire la magia della partitura originale.<br />
Nell’ immenso spazio del Parco delle Biodiversità durante l’esecuzione di brani come <strong>“Nisa”</strong>, <strong>“The wedding”</strong> e <strong>“Sotho blue”</strong>, tutto è sembrato più ampio, quasi infinito.<br />
Per godere quelle note quasi eteree, a tratti impalpabili, sarebbe bastato lasciarsi andare sul prato e guardare le stelle, ma le vere stelle erano lì sul palco, pronti ad ammaliare con i loro tocchi vellutati su quegli strumenti che sembravano essere accarezzati. Certe armonie profonde e insistite sono servite a dilatare spazio ed orizzonti musicali.<br />
C’è l’Africa nel cuore di Abdullah, ma anche un pezzetto di America, evidente in <strong>“Duke 88”</strong> e <strong>“For Coltrane”</strong>, tributi a Duke Ellington e John Coltrane, durante i quali  ha esaltato l’amore che nutre per i due musicisti statunitensi.<br />
Alla conclusione di <strong>“Tintinyana”</strong>, gli applausi discreti e al contempo calorosi del pubblico hanno confermato la grandezza del trio, non solo quella di Abdullah Ibrahim.<br />
Davanti a tanto affetto i musicisti hanno eseguito un doveroso bis. <strong>“Ishmael”</strong>, è stato l’ultimo soffio di vento dell’Africa, alla fine del quale gli artisti hanno salutato il pubblico a mani giunte, decretando la fine della preghiera.</p>
<p>(Pubblicato su Gazzetta del Sud il 5/09/2011)<br />
(Foto per gentile concessione di Andrews Silipo)</p>
<p>LA BAND:</p>
<p>Abdullah Ibrahim, pianoforte<br />
Leopnard Belden Bullock, contrabbasso<br />
George Gray, batteria</p>
<p>SET LIST:</p>
<p>- Nisa<br />
- The wedding<br />
- Sotho blue<br />
- Duke 88<br />
- For Coltrane<br />
- Tintinyana</p>
<p><em>Encore:</em></p>
<p>-Ishmael</p>
<div class="printfriendly alignright"><a href="http://www.giuseppepanella.it/2011/09/06/abdullah-ibrahim-quando-il-jazz-si-trasforma-in-preghiera/?pfstyle=wp" rel="nofollow" ><img src="//cdn.printfriendly.com/pf-print-icon.gif" alt="Print Friendly"/><span class="printandpdf printfriendly-text"> Print <img src="//cdn.printfriendly.com/pf-pdf-icon.gif" alt="Get a PDF version of this webpage" /> PDF </span></a></div>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>La voce di Fortis trasmette emozioni</title>
		<link>http://www.giuseppepanella.it/2011/09/05/la-voce-di-fortis-trasmette-emozioni/</link>
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		<pubDate>Mon, 05 Sep 2011 09:58:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Panella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Concerti]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[ALBERTO FORTIS &#8220;Settembre al Parco&#8221; Parco delle Biodiversità &#8211; Catanzaro 02/09/2011 Una carriera iniziata tra qualche polemica quella di Alberto Fortis, protagonista venerdì sera del secondo appuntamento di “Settembre al Parco”, nel 1978 con un 45 giri che sul lato B conteneva “Milano e Vincenzo”, brano che non poteva essere considerato una dichiarazione di “amore” [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2011/09/ALBERTO-FORTIS.jpg"><img src="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2011/09/ALBERTO-FORTIS-300x225.jpg" alt="" title="ALBERTO FORTIS" width="300" height="225" class="alignleft size-medium wp-image-3583" /></a>ALBERTO FORTIS<br />
&#8220;Settembre al Parco&#8221;<br />
Parco delle Biodiversità &#8211; Catanzaro<br />
02/09/2011</p>
<p>Una carriera iniziata tra qualche polemica quella di Alberto Fortis, protagonista venerdì sera del secondo appuntamento di “Settembre al Parco”, nel 1978 con un 45 giri che sul lato B conteneva <strong>“Milano e Vincenzo”</strong>, brano che non poteva essere considerato una dichiarazione di “amore” nei confronti di <strong>Vincenzo Micocci</strong>, uno tra i<span id="more-3582"></span> più grandi discografici di sempre, scopritore tra l’altro di personaggi come <strong>Francesco De Gregori</strong>, <strong>Rino Gaetano</strong> e <strong>Antonello Venditti</strong>.<br />
Qualche mese dopo Fortis non cambiava il tiro e nel suo primo album, <strong>“Alberto Fortis”</strong>, era possibile ascoltare <strong>“A voi romani”</strong>, brano che sembrò un attacco ai cittadini della Capitale. Più tardi lo stesso Fortis chiarì che quella era solo una critica al potere.<br />
Nonostante tutto tra il cantautore e il pubblico fu subito amore. Lo stesso che i fans gli hanno tributato al Parco delle Biodiversità di Catanzaro.<br />
Un pubblico caloroso quello che da sempre partecipa alla manifestazione ideata e voluta da Wanda Ferro, Presidente della Provincia di Catanzaro, che si è avvalsa della preziosa collaborazione dell’<a href="http://www.ecsdance.it/">Associazione Ecsdance</a> di Giacinto Lucchino e di <a href="http://www.vertigomusic.it/">Vertigo Music</a> di Luisa Parrelli.<br />
E’ stato un inzio del concerto quasi insolito quello cui si è assistito. Le note di <strong>“In soffitta”</strong> hanno commentato un video proiettato su uno schermo posto in alto sul palcoscenico, sul quale sono scorse le immagini di un Fortis più giovane.<br />
Illuminato il palco, fino ad allora rimasto al buio, ecco l’Alberto Fortis che non ti aspetti. <strong>“Angelo”</strong>, una delle sue ballate più belle, ha creato una atmosfera rarefatta ed intima. Nessuna concessione iniziale a brani dal ritmo incandescente e di presa immediata. Una scelta precisa ribadita dalla successiva <strong>“La neña del Salvador”</strong>.<br />
Non è una sorpresa Alberto Fortis, la sua voce è ancora cristallina, seppur particolare, e la sua voglia di musica è sempre evidente.<br />
Il ritmo cresce con <strong>“Dentro nel fiume”</strong> e la successiva “A voi romani”. Fortis si fa affiancare dalle splendide voci di una vecchia conoscenza come <strong>Betty Vittori</strong> e dalla “nuova” <strong>Mary Montesano</strong>, crotonese, già corista con <strong>Tiziano Ferro</strong>.<br />
Ad entrambe ha dato molto spazio, coccolandosele con lo sguardo e duettando spesso con loro. Se la prima è stata una conferma, la cantante calabrese è stata una autentica rivelazione.<br />
Seduto dietro la tastiera Fortis ha dettato i tempi, ha esaltato la sua band, si è concesso alle sue emozioni trasmettendole al suo pubblico, come nel caso della esibizione di <strong>“Il duomo di notte”</strong>. Il brano  incluso nella classifica delle 100 canzoni fondamentali nella storia del pop-rock, in compagnia di titoli quali <strong>“Imagine”</strong> di <strong>John Lennon</strong> e <strong>“Like a Rolling Stone”</strong> di <strong>Bob Dylan</strong>, ha riportato il pubblico ad atmosfere più sognanti, fino al brano che di più ha creato grandi suggestioni. <strong>“Sapere volare”</strong> è stato il momento in cui i cuori hanno battuto più forte, la lunga coda eseguita da un verso ad libitum da Betty Vittori e Mary Montesano ha aggiunto alla serata quella passione che il pubblico desiderava.<br />
Immancabili “Milano e Vincenzo” che modificata nel testo, ha chiuso così una querelle durata troppo tempo, ed ancora le divertenti <strong>“Riso”</strong> e <strong>“Marylin”</strong>.<br />
Curiosa la scelta di interpretare <strong>“One”</strong> degli <strong>U2</strong>, in duetto con la Vittori e la Montesano.<br />
Dopo <strong>“Settembre”</strong>, l’inevitabile <strong>“La sedia di lillà”</strong>, bis da consegnare ad un’altra bella serata passata al Parco delle Biodiversità e con Alberto Fortis premiato da Wanda Ferro con una targa ricordo.</p>
<p>(Pubblicato su Gazzetta del Sud il 4/09/2011)<br />
(Foto per gentile concessione di Domenico Iozzo)</p>
<p><strong>SET LIST:</strong></p>
<p>- In soffitta<br />
- Angelo<br />
- La neña del Salvador<br />
- Dentro nel fiume<br />
- Mai dire mai<br />
- Luna Park<br />
- Al di là della porta di vetro<br />
- Dio volesse<br />
- Il duomo di notte<br />
- Fragole infinite<br />
- Qui la luna<br />
- Sapere volare<br />
- Milano e Vincenzo<br />
- Riso<br />
- Marylin<br />
- L&#8217;amicizia<br />
- One ( duetto con Betty Vittori e Mary Montesano)<br />
- Sindone<br />
- Settembre</p>
<p><em>bis:</em></p>
<p>- La sedia di lillà</p>
<p><strong>Link:</strong></p>
<p><a href="http://it.blogbabel.com/tag/album%20di%20tiziano%20ferro/"></a></p>
<div class="printfriendly alignright"><a href="http://www.giuseppepanella.it/2011/09/05/la-voce-di-fortis-trasmette-emozioni/?pfstyle=wp" rel="nofollow" ><img src="//cdn.printfriendly.com/pf-print-icon.gif" alt="Print Friendly"/><span class="printandpdf printfriendly-text"> Print <img src="//cdn.printfriendly.com/pf-pdf-icon.gif" alt="Get a PDF version of this webpage" /> PDF </span></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il progressive rock infiamma gli animi dei numerosi fans al Parco dell&#8217;Agraria</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Sep 2011 09:57:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Panella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Concerti]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[BANCO DEL MUTUO SOCCORSO &#8220;Settembre al Parco&#8221; Parco delle Biodiversità &#8211; Catanzaro 01/09/2011 Se si dovesse cambiare il nome a “Settembre al Parco”, si dovrebbe cercare di trovare qualcosa che renda perfettamente l’idea della sublimazione del proprio spirito e della gioia di incontrare sé stessi attraverso la musica. Come ogni anno, e con questo si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2011/09/P1220596.jpg"><img src="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2011/09/P1220596-300x225.jpg" alt="" title="P1220596" width="300" height="225" class="alignleft size-medium wp-image-3578" /></a><strong>BANCO DEL MUTUO SOCCORSO<br />
&#8220;Settembre al Parco&#8221;<br />
Parco delle Biodiversità &#8211; Catanzaro<br />
01/09/2011</strong></p>
<p>Se si dovesse cambiare il nome a “Settembre al Parco”, si dovrebbe cercare di trovare qualcosa che renda perfettamente l’idea della sublimazione del proprio spirito e della gioia di incontrare sé stessi attraverso la musica.<br />
Come ogni anno, e con questo si è giunti alla V edizione, la manifestazione ideata<span id="more-3577"></span> e voluta da Wanda Ferro, attiva Presidente della Provincia di Catanzaro, coadiuvata dall’<a href="http://www.ecsdance.it/">Associazione Ecsdance</a> di Giacinto Lucchino e di <a href="http://www.vertigomusic.it/">Vertigo Music</a> di Luisa Parrelli, si propone di rivolgere uno sguardo alla musica del passato, a quei nomi che hanno lasciato un segno nel panorama musicale mondiale.<br />
Giovedì sera, nella consueta cornice di pubblico, il Parco delle Biodiversità si è popolato di fans amanti del rock progressivo, che hanno occupato ogni spazio a loro concesso.<br />
Ad attenderli il Banco del Mutuo Soccorso, una delle massime espressioni del prog italico con <strong>P.F.M.</strong> e <strong>Le Orme</strong>.<br />
L’attesa non è stata delusa. Assente <strong>Rodolfo Maltese</strong> per problemi di salute, della formazione originale ad aprire “Settembre al Parco” si sono presentati <strong>Francesco Di Giacomo</strong> e <strong>Vittorio Nocenzi</strong>.<br />
I loro capelli grigi e le inevitabili rughe mal si conciliano con il passare del tempo e nel concerto basato, per la maggior parte, su brani dei primi tre album ha palesato quanto attuali siano ancora i testi e le musiche scritte circa quaranta anni fa dai due band leader.<br />
Un classico l’intro, affidato  a <strong>“Traccia”</strong>. Pochi minuti bastano per capire che la serata è quella giusta per farsi “cullare” da quelle note magiche. La potente <strong>“Nudo”</strong> comincia a dispensare una incredibile energia, Nocenzi prende in mano la band, conducendola verso le infinite praterie del prog.<br />
Un breve saluto di Francesco Di Giacomo anticipa <strong>“Il ragno”</strong>, brano inserito nell’album <strong>“Come in un’ultima cena”</strong> del 1983. Il testo cinico è accompagnato con una insolita veemenza dalla base ritmica formata da <strong>Tiziano Ricci</strong>, al basso, e da <strong>Maurizio Masi</strong>, alla batteria. Gli applausi non si fanno attendere.<br />
I cuori hanno un sussulto quando Nocenzi introduce <strong>“Canto nomade di un prigioniero politico”</strong>. L’inconfondibile voce tenorile di Francesco Di Giacomo diventa più profonda e “descrittiva”, accompagnandosi ai versi amari scritti dal cantante romano. L’entusiasmo del pubblico viene però delusa dalla esecuzione parziale della suite inserita in <strong>“Io sono nato libero”</strong>. L’amarezza di non aver potuto ascoltare la parte strumentale di questo brano viene subito assorbita dalla successiva <strong>“L’evoluzione”</strong>. E’ il primo di cinque brani estratti da <strong>“Darwin”</strong>, concept album sul tema dell&#8217;evoluzione della vita sul nostro pianeta. I virtuosismi di Nocenzi si fanno sempre più apprezzare. Le sue tastiere ed il moog evocano la magia del progressive rock, da quegli strumenti sgorgano note fluide e vigorose accompagnate dalla sezione ritmica raffinata e potente al tempo stesso. La chitarra di <strong>Filippo Marcheggiani</strong> ha il duplice compito di sostenere l’impianto sonoro e di lanciarsi in assoli ora nervosi ora estatici, i fiati di <strong>Alessandro Papotto</strong> si intersecano nella complessa struttura del brano. L’equilibrio è perfetto.<br />
L’evoluzione dell’uomo viene raccontata ancora  da <strong>“Cento mani e cento occhi”</strong> e dalla sublime storia d’amore <strong>“750000 anni fa… l’amore?”</strong>, nella quale Di Giacomo raggiunge vertici elevati di liricità.<br />
E’ ancora grande esuberanza con <strong>“La conquista della posizione eretta”</strong> in cui il gruppo esalta le sue doti tecniche con efficaci spunti jazz rock. Ancora una volta sublime Vittorio Nocenzi, ma lo sarà per tutta la durata del concerto. “La danza dei grandi rettili” anticipa una spumeggiante <strong>“R.I.P. (Requiescant in pace)”</strong>. Il pubblico si esalta, si alza, comincia a esibirsi in danze frenetiche, è l’apoteosi che anticipa due brani incisi nel 1983. Le più popolari <strong>“Moby Dick”</strong> e <strong>“Lontano da”</strong> fanno capolino, sottolineando quanta differenza ci sia stata nella metamorfosi del Banco del Mutuo Soccorso in quegli anni.<br />
Tutto torna alla normalità allorquando <strong>“Traccia II”</strong> conduce il gruppo alla fine del concerto, ma non prima di “Non mi rompete”. <strong>“Non mi svegliate ve ne prego”</strong>, hanno cantato in coro i presenti come fosse una implorazione. Purtroppo la festa era finita. </p>
<p>(Pubblicato il 3/09/11 su Gazzetta del Sud)</p>
<p><strong>SET LIST:</strong></p>
<p>- Traccia<br />
- Nudo<br />
- Il ragno<br />
- Canto nomade di un prigioniero politico<br />
- L&#8217;evoluzione<br />
- Cento mani e cento occhi<br />
- 750000 anni fa&#8230; l&#8217;amore?<br />
- La conquista della posizione eretta<br />
- La danza dei grandi rettili<br />
- R.I.P. (Requiescant In Pace)<br />
- Moby Dick<br />
- Lontano da<br />
- Traccia II</p>
<p><em>bis:</em></p>
<p>- Non mi rompete</p>
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		<title>Con i New Trolls un tuffo nel passato con il cuore che batte</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Aug 2011 14:19:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Panella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Concerti]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[La Leggenda New Trolls Montepaone Lido 05/08/2011 Un entusiasmo di altri tempi, una serata da brividi. Per tutti gli amanti del rock sono bastate poche parole per commentare il concerto che La Leggenda dei New Trolls ha tenuto venerdì sera a Montepaone Lido. Assente Giorgio D’Adamo, all’evento, organizzato da Tonino Trapasso e promosso dalla Provincia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2011/08/new-trolls-foto-009.jpg"><img src="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2011/08/new-trolls-foto-009-300x225.jpg" alt="" title="new trolls foto 009" width="300" height="225" class="alignleft size-medium wp-image-3565" /></a><strong>La Leggenda New Trolls<br />
Montepaone Lido<br />
05/08/2011</strong></p>
<p>Un entusiasmo di altri tempi, una serata da brividi. Per tutti gli amanti del rock sono bastate poche parole per commentare il concerto che La Leggenda dei New Trolls ha tenuto venerdì sera a Montepaone Lido. Assente <strong>Giorgio D’Adamo</strong>, all’evento, organizzato da Tonino Trapasso e<span id="more-3560"></span> promosso dalla Provincia di Catanzaro con il patrocino del Comune di Montepaone, hanno assistito duemila persone elettrizzate dall’idea di poter rivedere sul palco <strong>Gianni Belleno</strong>, <strong>Vittorio De Scalzi</strong> e <strong>Nico Di Palo</strong>.<br />
Ora sono costretti a chiamarsi La Leggenda dei New Trolls, ma per quella magnifica cornice di pubblico quelli erano i New Trolls, ancora oggi una delle icone del rock nostrano.<br />
Dagli anni sessanta fino ai giorni nostri, il concerto è stato un susseguirsi di antiche emozioni sopite ma mai rimosse e che venerdì sera hanno fatto battere il cuore dei presenti. Una manifestazione di affetto incredibile soprattutto per Nico Di Palo. La sua voce ancora integra è riuscita a far palpitare i cuori, innalzandosi nel cielo e raggiungendo le stelle che sembravano essere più brillanti.<br />
Un ringraziamento a Wanda Ferro, presidente della Provincia di Catanzaro, che “ancora una volta ci ha voluti qui” e il concerto ha preso forma.<br />
Dal beat al prog rock, alle canzoni più pop, quasi nulla è stato lasciato al caso. Anche se grande suggestione ha suscitato l’esecuzione di Nico Di Palo allorquando ha eseguito <strong>“Una miniera”</strong>, salutata da una lunga ovazione.<br />
L’energia del beat italiano è vissuta ancora con le indimenticabili <strong>“Visioni”</strong>, <strong>“Davanti agli occhi miei”</strong> e <strong>“Signore, io sono Irish”</strong>, quest’ultima scritta con <strong>Fabrizio De Andrè</strong> per il primo concept album italiano, <strong>“Senza orario, senza bandiera”</strong>.<br />
Immancabili le “popolari” <strong>“Aldebaran”</strong> e <strong>“Quella carezza della sera”</strong>, il clou della serata non poteva che essere il <strong>“Concerto grosso”</strong>, pietra miliare del repertorio dei New Trolls.<br />
Introdotto dagli archi del <strong>Cliché Quartet</strong>, che ha affiancato il gruppo genovese per tutta la durata dell’opera composta con <strong>Luis Bacalov</strong>, il “Concerto Grosso” ancora una volta ha esaltato con le sue magiche evoluzioni.<br />
Si sono persi i confini con la realtà e il tempo è sembrato essersi fermato a quarant’anni fa. Qualcuno ha intonato l’<strong>”Adagio (Shadows)”</strong> e non ha nascosto gli occhi lucidi per la commozione. Il levare degli archi è sembrato un tappeto magico che ha trasportato in mondi lontani e quasi dimenticati. Gioia e coinvolgimento emotivo sono stati un tutt’uno. Nulla è successo per caso, la magia di quelle note vivranno per sempre nei nostri cuori.<br />
Due ore e mezzo di sensazioni stupende e irripetibili sono state suggellate dal bis “Una miniera” e da un’ultima ovazione.</p>
<p><strong>(Pubblicato su Gazzetta del Sud il 9/08/2011)</strong></p>
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