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	<title>il blog di Giuseppe Panella &#187; CD</title>
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		<title>Con il box &#8220;Prog exhibition&#8221;, rivivono  suoni ed emozioni senza tempo</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Sep 2011 16:14:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Panella</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;PROG EXHIBITION&#8221; Sinestesia / The Trip / Maschera di Cera / Aldo Tagliapietra, Tony Pagliuca, Tolo Marton con David Cross (King Crimson) / PFM Premiata Forneria Marconi con Ian Anderson (Jethro Tull) / Periferia del Mondo / Nuova Raccomandata con Ricevuta di Ritorno con Thijs Van Leer (Focus) / Abash / Osanna con Gianni Leone [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2011/09/Copertina-box-EX.jpg"><img src="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2011/09/Copertina-box-EX-300x297.jpg" alt="" title="Copertina-box-EX" width="300" height="297" class="alignleft size-medium wp-image-3571" /></a><strong>&#8220;PROG EXHIBITION&#8221;<br />
Sinestesia / The Trip / Maschera di Cera / Aldo Tagliapietra, Tony Pagliuca, Tolo Marton con David Cross (King Crimson) / PFM Premiata Forneria Marconi con Ian Anderson (Jethro Tull) / Periferia del Mondo / Nuova Raccomandata con Ricevuta di Ritorno con Thijs Van Leer (Focus) /  Abash / Osanna con Gianni Leone (Balletto di Bronzo) e David Jackson (Van der Graaf Generator) / Banco del Mutuo Soccorso<br />
(Immaginifica/Aereostella)<br />
(Box set 7 cd / 4 dvd)</strong></p>
<p>Bistrattato negli ultimi anni dalla critica, il rock progressivo ha vissuto sul finire<span id="more-3570"></span> dello scorso anno due serate indimenticabili. Con “Prog exibition”, il 5 e 6 novembre, si è materializzato un sogno che sembrava fosse irrealizzabile, grazie alla magia compiuta da <strong>Iaia De Capitani</strong>, moderna “fata turchina”, autentica dispensatrice di suoni ed emozioni senza tempo.<br />
Un raduno che per importanza si avvicinava al <strong>“Caracalla Pop”</strong> tenutosi il 10 ottobre 1970 alle Terme di Caracalla di Roma. Quella data e quel festival segnarono l’inizio di un fenomeno che per qualità non era secondo ai “maestri” del genere. <strong>King Crimson</strong>, <strong>Genesis</strong>, <strong>Emerson, Lake &#038; Palmer</strong>, <strong>Yes</strong>, <strong>Gentle Giant</strong>, <strong>Van der Graaf Generator</strong>, pur trovando in Italia terreno fertile e grandi successi discografici, sapevano di avere, nei gruppi di casa nostra, “avversari” irriducibili e in molti casi tecnicamente superiori che rispettavano ed imitavano.<br />
A distanza di quarant’anni le vibrazioni caratteristiche del prog italiano hanno lasciato un segno tangibile e la testimonianza di quell’evento rivivono in un box composto da 7 cd e 4 dvd.<br />
Le due serate, presentate quasi integralmente sui supporti audio e video, sono state “mutilate” per problemi di copyright della performance del Banco del Mutuo Soccorso con <strong>John Wetton</strong>. <strong>“Starless”</strong> e <strong>“Non mi rompete”</strong> resteranno solo nella memoria di chi era presente al Teatro Tendastriscie di Roma. Un vero peccato.<br />
Interessanti le band che attualmente tengono ancora in alto il vessillo del prog italiano nel mondo, pur se rivolto ad una nicchia di fedelissimi. Il prog energico dei Sinestesia, quello sinfonico della Maschera di Cera, quello più originale della Periferia del Mondo e quello etnico degli Abash ha dato una nuova chiave di lettura del genere ampliandolo e rendendolo ancora attuale.<br />
Come in quelle due sere, anche in “Prog exhibition” la curiosità è quella di sentire e vedere all’opera i mostri sacri di quel periodo. Band che per la prima volta hanno condiviso il palco e che in alcuni casi sono state accompagnate da illustri colleghi come il già citato John Wetton, ex componente dei <strong>Family</strong> e dei King Crimson, <strong>Ian Anderson</strong>, ancora oggi sulla breccia con i suoi <strong>Jethro Tull</strong>, che ha condiviso alcuni momenti del concerto della P.F.M. durante il quale ha eseguito <strong>“Bourèe”</strong> e <strong>“My God”</strong> ed ha impreziosito con i suoi tocchi magici <strong>“La carrozza di Hans”</strong>, <strong>Thijs van Leer</strong>, dei <strong>Focus</strong>, anche lui in splendida forma quando ha affiancato la <strong>Nuova Raccomandata con Ricevuta di Ritorno</strong>. E ancora un ex King Crimson ha calcato le assi del palcoscenico di “Prog exhibition”. <strong>David Cross</strong> si è unito al trio formato da Aldo Tagliapietra, Tony Pagliuca e Tolo Marton, per eseguire <strong>“Exiles”</strong>. Incredibile la performance da parte dei tre componenti il vecchio nucleo de Le Orme di <strong>“La porta chiusa”</strong> e <strong>“Sguardo verso il cielo”</strong>. Infine <strong>David Jackson</strong>, ex sassofonista dei Van der Graaf Generator, che con <strong>Gianni Leone</strong>, storico leader del <strong>Balletto di Bronzo</strong>, può essere ammirato nella performance con i napoletani Osanna.<br />
L’importanza dell’evento non poteva sfuggire a The Trip, riunitisi per l’occasione. Nonostante la lunga assenza, basta ascoltare l’iniziale <strong>“Atlantide”</strong> e <strong>“Caronte”</strong> per capire quanta energia ha saputo sprigionare la band del ritrovato <strong>Joe Vescovi</strong>, dell’incontenibile <strong>Furio Chirico</strong> e del pulsante <strong>Arvid “Wegg” Andersen</strong>.<br />
L&#8217;importanza di quelle due serate è stata suggellata dalla P.F.M. e dal Banco del Mutuo Soccorso che, nei tre cd ed i 2 dvd a loro dedicati, nonostante il passare degli anni, confermano di essere tra le band da cui non può prescindere il rock nostrano.<br />
“Prog exhibition” è la testimonianza audio e video di un evento che non mancherà di trascinarvi in un vortice di sensazioni irripetibili, un box set impedibile per gli amanti del rock italiano e del prog in particolare, che potranno assistere al secondo vibrante appuntamento nei giorni 21 e 22 ottobre, sempre al Teatro Tendastriscie di Roma.</p>
<p>TRACKLIST:<br />
*CD1 &#8211; Sinestesia / The Trip<br />
*CD2 &#8211; Maschera di Cera / Aldo Tagliapietra, Tony Pagliuca, Tolo Marton con David Cross (King Crimson)<br />
*CD3 e CD4 &#8211; PFM Premiata Forneria Marconi con Ian Anderson (Jethro Tull)<br />
*CD5 &#8211; Periferia del Mondo / Nuova Raccomandata con Ricevuta di Ritorno con Thijs Van Leer (Focus)<br />
*CD6 &#8211; Abash / Osanna con Gianni Leone (Balletto di Bronzo) e David Jackson (Van der Graaf Generator)<br />
*CD7 &#8211; Banco del Mutuo Soccorso</p>
<p>*DVD1 &#8211; Sinestesia / Maschera di Cera / The Trip / Aldo Tagliapietra, Tony Pagliuca, Tolo Marton con David Cross (King Crimson) /<br />
*DVD2 &#8211; PFM Premiata Forneria Marconi con Ian Anderson (Jethro Tull)<br />
*DVD3 &#8211; Periferia del Mondo / Abash / Nuova Raccomandata con Ricevuta di Ritorno con Thijs Van Leer (Focus) /Osanna con Gianni Leone (Balletto di Bronzo) e David Jackson (Van der Graaf Generator)<br />
*DVD4 &#8211; Banco del Mutuo Soccorso</p>
<p><strong>(Pubblicato su <a href="http://www.musicalnews.com/articolo.php?codice=21928&#038;sz=4">MusicalNews</a> l&#8217;1/09/2011)</strong></p>
<div class="printfriendly alignright"><a href="http://www.giuseppepanella.it/2011/09/01/con-il-box-prog-exhibition-rivivono-suoni-ed-emozioni-senza-tempo/?pfstyle=wp" rel="nofollow" ><img src="//cdn.printfriendly.com/pf-print-icon.gif" alt="Print Friendly"/><span class="printandpdf printfriendly-text"> Print <img src="//cdn.printfriendly.com/pf-pdf-icon.gif" alt="Get a PDF version of this webpage" /> PDF </span></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;Wild dogs&#8221;, the American rock of Rusties between dreams and old reminiscences</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Jun 2011 07:50:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Panella</dc:creator>
				<category><![CDATA[CD]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Rusties &#8220;Wild dogs&#8221; (Tube Jam Records / distr. Egea Rec.) A decade spent to pouring sweat on stage half the world playing the music of Neil Young, their idol, has transformed the Rusties by cover band of Canadian rocker in the group with its own identity. The growth of the five musicians of Bergamo (Italy) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2011/06/rusties_wilddogs.jpg"><img src="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2011/06/rusties_wilddogs-300x300.jpg" alt="" title="rusties_wilddogs" width="300" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-3460" /></a><strong>Rusties<br />
&#8220;Wild dogs&#8221;<br />
(Tube Jam Records / distr. Egea Rec.)</strong></p>
<p>A decade spent to pouring sweat on stage half the world playing the music of  Neil Young, their idol, has transformed the Rusties by cover band of Canadian rocker in the group with its own identity. The growth of the five musicians of Bergamo (Italy) has not strayed from the sounds and colors of the West Coast, seeking to convey through his own compositions, and has had an important process of maturation<span id="more-3457"></span> with concerts.<br />
To confirm everything just listen to &#8220;Wild dogs&#8221;, their new album. The band, already in 2009 with <strong>&#8220;Move along&#8221;</strong> had taken the first steps free from music of  <strong>Neil Young</strong>, but maintaining the key features. Was that a convincing album which indicated the road taken by the band.<br />
With &#8220;Wild dogs&#8221; the Rusties manage to be more &#8220;American&#8221; with a sound that is still warmer tones. A &#8220;heat&#8221; that heats since <strong>&#8220;Hollow&#8221;</strong>, the opening track. Just a simple catchy riffs and a voice for letting go, dreaming of being on one of those streets of California that seem never ending. To embellish everything we think Osvaldo Ardenghi with a guitar solo intense and effective.<br />
The Rusties are fit and feel. Great rhythm that blends seamlessly with the voice of Mark Grompi. And that the singer is a fan of Neil Young and seasoned it clear from the tone with which he played <strong>&#8220;Lady rider&#8221;</strong>, which is backed by ubiquitous incendiary guitar of Ardenghi. The performances of most Grompi not surprise the listener, proving to have lowered perfectly in the role of interpreter, mature and versatile. And the whole group to benefit from his inspiration. Just listen to <strong>&#8220;Lose my love&#8221;</strong>, by accents typical of the <strong>Doobie Brothers</strong>, in which the voice blends perfectly on backing vocals.<br />
As in the previous &#8220;Move along&#8221;, also in this album the Rusties not neglect the possibilities open to collaborations.<br />
If two years ago the choice had fallen on <strong>Cristina Donà</strong>, in this album are widening horizons with an international presence. It&#8217;s the Irish singer <strong>Mary Coughlan</strong> to lend their voices in song which gives the title to the entire work and the bonus track <strong>&#8220;Razor love&#8221;</strong>. In closing the Rusties highlight their most intimate side with a ballad that inflames the hearts. And the band&#8217;s sound becomes even more intense and deep. Valuable collaboration of <strong>Andy White</strong>, author of <strong>&#8220;Wild dogs&#8221;</strong>, <strong>&#8220;Not enough love&#8221;</strong> and <strong>&#8220;Oh, Rory&#8221;</strong>, tribute to <strong>Rory Gallagher</strong>, late guitarist of <strong>Taste</strong>, disappeared in 1995.<br />
The influence of Neil Young is strong throughout the album, and what might seem like a limitation becomes a fundamental element of all the work. Rusties assimilated the lesson in these years is made and &#8220;expanded&#8221;, as shown in the performance the passionate <strong>&#8220;Adam raised a cain&#8221;</strong>, song by <strong>Bruce Springsteen</strong>.<br />
And after the emphatic <strong>&#8220;The ungratheful child&#8221;</strong>, the sound will soften with the already mentioned &#8220;Oh, Rory,&#8221; and &#8220;Razor love&#8221;, which adds a gem like the romantic <strong>&#8220;Hard dreamers&#8221;</strong>. Ideal for a dream, at the end of the album that finally gives good rock who they felt the lack.</p>
<p><strong>The band:</strong><br />
Marco Grompi, voce e chitarre<br />
Osvaldo Ardenghi, chitarre<br />
Massimo Piccinelli, piano<br />
Dario Filippi, basso<br />
Paolo Guerini, batteria</p>
<p><strong>Tracklist:</strong><br />
- Hollow<br />
- Lady rider<br />
- Lose my love<br />
- Wild dogs (feat. Mary Coughlan)<br />
- Not enough love (feat. Veronica Sbergia)<br />
- Adam raised a Cain<br />
- The ungrateful child<br />
- This rotten track<br />
- Oh, Rory (feat. Ila &#038; Jada Salem)<br />
- Hard dreamers<br />
- Razor love (feat. Mary Coughlan)</p>
<p><strong>Discography:</strong><br />
2009 – Move along (Tube Jam Rec.)<br />
2011 – Wild dogs (Tube Jam Rec.)</p>
<p><strong>(Pubblicato su <a href="http://www.articlesbase.com/music-articles/wild-dogs-the-american-rock-of-rusties-between-dreams-and-old-reminiscences-4944432.html#axzz1QScthX5f">Articlesbase</a> il 23/06/2011)</strong></p>
<div class="printfriendly alignright"><a href="http://www.giuseppepanella.it/2011/06/23/wild-dogs-the-american-rock-of-rusties-between-dreams-and-old-reminiscences/?pfstyle=wp" rel="nofollow" ><img src="//cdn.printfriendly.com/pf-print-icon.gif" alt="Print Friendly"/><span class="printandpdf printfriendly-text"> Print <img src="//cdn.printfriendly.com/pf-pdf-icon.gif" alt="Get a PDF version of this webpage" /> PDF </span></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Energia e passione in &#8220;Love to beg&#8221; nuovo album di Dana Fuchs</title>
		<link>http://www.giuseppepanella.it/2011/06/05/energia-e-passione-in-love-to-beg-nuovo-album-di-dana-fuchs/</link>
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		<pubDate>Sun, 05 Jun 2011 18:47:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Panella</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Dana Fuchs &#8220;Love to beg&#8221; (Ruf Records / Distr. Egea Records) Una voce senza eguali che l’ha portata ad essere una delle icone dell’attuale scena blues femminile. Dana Fuchs, autentico animale da palcoscenico, nonostante la giovane età è riuscita a farsi apprezzare da tutta la critica per l’incredibile energia delle sue interpretazioni e per la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2011/06/Dana-Fuchs.jpg"><img src="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2011/06/Dana-Fuchs.jpg" alt="" title="Dana Fuchs" width="300" height="300" class="alignleft size-full wp-image-3387" /></a><strong>Dana Fuchs<br />
&#8220;Love to beg&#8221;<br />
(Ruf Records / Distr. Egea Records)</strong></p>
<p>Una voce senza eguali che l’ha portata ad essere una delle icone dell’attuale scena  blues femminile. Dana Fuchs, autentico animale da palcoscenico, nonostante la giovane età è riuscita a farsi apprezzare da tutta la critica per l’incredibile energia delle sue interpretazioni e per la selvaggia sensualità che emana durante i suoi live set. Caratteristica che la accomuna ad un’altra grande del blues: <strong>Janis Joplin</strong>.<span id="more-3386"></span><br />
Oltre che nei concerti la bionda cantante è assurta a notorietà con <strong>“Live in NYC”</strong>, cd e dvd autoprodotti pubblicati nel 2008, piuttosto che con il precedente <strong>“Lonely for a lifetime”</strong> del 2003. Un successo che non poteva essere ignorato dalle case discografiche, in particolare dalla <strong>Ruf Records</strong> per la quale la Fuchs ha esordito con il suo nuovo lavoro, “Love to beg”.<br />
Prima di ascoltare il cd è necessaria una raccomandazione: non guardate le foto del booklet. L’immagine della cantante non è quella di una “bambolona”, anche se purtroppo la disarmante bellezza di Dana Fuchs viene messa in bella in evidenza per gli ascoltatori più “distratti”. Ciò che conta in “Love to beg” è il contenuto fatto di suoni ruvidi e di una voce che, quella  sì, è capace di farvi innamorare.<br />
Dana si trova a suo agio con blues, rock, country, soul ballads, R&#038;B “old style”, spalleggiata da Jon Diamond, compagno di viaggio da sempre, che con le sue chitarre non si limita solamente ad assecondare estri ed umori della cantante, ma &#8220;esprime&#8221; i suoi impeti con “fiammeggianti” assolo.<br />
E l’importanza della sua presenza la si avverte dalle prime note. <strong>“Love to beg”</strong>, brano che dà il titolo all’intero lavoro, ha una struttura grintosa fatta di suoni distorti, di ricami della slide di Diamond, che non disdegna di dare maggiore forza all’intero impianto sonoro con l’armonica. La voce di Dana Fuchs completa l’opera salendo e scendendo instancabile e potente. Una partenza mozzafiato, giusto biglietto di presentazione dell’album.<br />
Ma non è la sola gemma che risplende in questo album. <strong>“Golden eyes”</strong>, graffito zeppeliniano, non nasconde l’amore di Dana per <strong>Robert Plant</strong>. Sicuramente questa sarà una “hot tracks” per i suoi concerti.<br />
Ma non è l’unico episodio esaltante dell’album, anche <strong>“Set it on fire”</strong>, <strong>“Pretty girl”</strong> e <strong>“What you see”</strong> sembrano essere state scritte appositamente per il delirio delle platee.<br />
L’accoppiata Fuchs/Diamond, però, non trascura le ballads. Da <strong>“Keepsake”</strong>, nella quale la voce si impadronirà della vostra anima conducendovi in una dimensione nuova fatta di sussurri e colma di amore, alla struggente <strong>“Keep on rollin’”</strong>, impreziosita dagli interventi raffinati dell’organo Hammond e dei cori, la Fuchs riesce a dare il meglio di sè.<br />
E se con la conclusiva <strong>“Superman”</strong> siamo ancora in territorio blues, quello più classico del Mississippi con l’armonica e la chitarra di Diamond che svolgono un ruolo essenziale a sostegno della bella interpretazione vocale di Dana Fuchs, non possono mancare i riferimenti alla musica soul.<br />
L’arrangiamento retro di <strong>“Summersong”</strong>, basato sui tappeti sonori dell’organo Hammond di <strong>Glenn Patscha</strong>, “rinforzato” dagli interventi dei fiati e dei cori tanto cari a gente del calibro di <strong>Al Green</strong> e <strong>Willie Mitchell</strong>, sembra riportarci dietro nel tempo.<br />
Ma Dana Fuchs sembra non accontentarsi allorquando si cimenta con un altro grande hit della musica nera. E’ <strong>“I’ve been lovin’ you too long”</strong> a darci la conferma di trovarci di fronte ad una artista vera che, con una esecuzione appassionata del brano cantato da <strong>Otis Redding</strong> nel 1965, ripete l’esperimento fatto negli anni passati con <strong>“I’d rather go blind”</strong> di <strong>Etta James</strong>. Nonostante l’arrangiamento originale la cantante non manca di dare al brano un tocco personale ed una interpretazione da brividi.<br />
La forza e la passione di “Love to beg” e la stupenda voce di Dana Fuchs a questo punto avranno catturato i vostri cuori. Tutto ciò senza aver guardato il booklet.</p>
<p><strong>(Pubblicato su <a href="http://www.musicalnews.com/articolo.php?codice=21469&#038;sz=4">Musicalnews</a> il 5/06/2011)</strong></p>
<p><strong>Tracklist:</strong><br />
  1. Love To Beg<br />
  2. Nothing&#8217;s What I Cry For<br />
  3. Golden Eyes<br />
  4. Keepsake<br />
  5. Set It On Fire<br />
  6. Faster Than We Can<br />
  7. Keep On Rollin&#8217;<br />
  8. Drive<br />
  9. Summersong<br />
10. Pretty Girl<br />
11. I&#8217;ve Been Loving You Too Long<br />
12. What You See<br />
13. Superman </p>
<p><strong>La band:</strong><br />
Dana Fuchs, voce<br />
Jon Diamond, chitarre<br />
Whynot Jansfeld, basso<br />
Carter McLean, batteria</p>
<p><strong><em>Guest:</em></strong><br />
Glenn Patscha, organo Hammond, Wurlitzer<br />
Jenny Douglas, cori<br />
Vivian Sessoms, cori</p>
<p><strong>Discografia:</strong><br />
2003 – Lonely for a lifetime<br />
2007 – Across the universe [colonna sonora in cui interpreta “Helter skelter”, “Why Don't We Do It in the Road”, “Dear Prudence” (eseguita con Evan Rachel Wood, Jim Sturgess &#038; Joe Anderson), “Oh! Darling” e “Don't Let Me Down” (entrambe in duetto con Martin Luther McCoy), “All You Need Is Love” (eseguita con Jim Sturgess, T.V. Carpio &#038; Martin Luther McCoy)]<br />
2008 – Live in NYC (Danafuchs.com)<br />
2011 – Love to beg (Ruf Records)</p>
<p><strong>DVD:</strong><br />
2008: Live in NYC (Danafuchs.com)</p>
<p><strong>Le prossime date del tour:</strong><br />
<strong>Giugno</strong><br />
02 &#8211; Knuckleheads Kansas City, MO, US (with Joe Ely)<br />
03 &#8211; Oklahoma City Limits Oklahoma City, OK, US<br />
10 &#8211; MusikFestival Nord Als – Nordborg, Denmark<br />
11 &#8211; Haze over Haarum – Harboøre, Denmark<br />
17 &#8211; W.C. Handy Festival – Henderson, KY USA<br />
18 &#8211; Riverbend Festival @ The Unum Stage &#8211; Chattanooga, TN USA<br />
24 &#8211; Kloften Festival – Haderslav, Denmark</p>
<p><strong>Luglio</strong><br />
01 &#8211; Nibe Festival &#8211; Nibe, Denmark<br />
02 &#8211; Hookrock Festival – Diepenbeek, Belgium<br />
07 &#8211; Tarrytown Music Hall &#8211; Tarrytown, NY USA<br />
09 &#8211; Thunder Bay Blues Festival &#8211; Thunder Bay, Ontario Canada<br />
12 &#8211; Ottawa Blues Fest – Ottawa Ontario Canada<br />
15 &#8211; All Good Music Festival – Masontown, WV USA<br />
<strong>20 &#8211; Accadia Blues Festival &#8211; Accadia, Italia</strong><br />
<strong>21 &#8211; San Severino Blues Festival &#8211; San Severini, Italia<br />
22 &#8211; Estate a Como &#8211; Como, Italia<br />
24 &#8211; Trieste Rock (Muggia)</strong><br />
<strong>26 &#8211; Diacetum Festival &#8211; Pelago (Fi), Italia<br />
27 &#8211; Women and Blues Festival &#8211; Ceccano (Fr), Italia</strong><br />
28 &#8211; Priamar – Savona, Italia</p>
<p><strong>Agosto</strong><br />
04 &#8211; Notodden Blues Festival- Notodden, Norway<br />
10 &#8211; Skanderborg Festival – Skanderborg, Denmark<br />
13 &#8211; Biker Festival &#8211;  Denmark<br />
20 &#8211; White Mountain Boogie &#038; Blues Festival – Thornton, NH USA </p>
<p><strong>Settembre</strong><br />
17 &#8211; Blast Furnace Blues Festival – Bethlehem, PA  USA<br />
22/29 &#8211; Germany Tour – TBA  </p>
<p><strong>Ottobre</strong><br />
01/02 &#8211;  Germany Tour – TBA<br />
06 &#8211; Oslo,  Norway – TBA<br />
07 &#8211; Orland Blues Festival – Orland, Norway<br />
08 &#8211; Orland Blues Festival – Orland, Norway<br />
12/14 &#8211; Tour Denmark &#8211; TBA<br />
18 &#8211; Paradiso – Amsterdam, The Netherlands<br />
19 &#8211; Spirit of 66 –  Verviers – Belgium<br />
20 &#8211; Boerderij – Zoetermeer, The Netherlands<br />
21 &#8211; W2 – Den Bosch, The Netherlands<br />
22 &#8211; Iduna – Drachten, The Netherlands</p>
<div class="printfriendly alignright"><a href="http://www.giuseppepanella.it/2011/06/05/energia-e-passione-in-love-to-beg-nuovo-album-di-dana-fuchs/?pfstyle=wp" rel="nofollow" ><img src="//cdn.printfriendly.com/pf-print-icon.gif" alt="Print Friendly"/><span class="printandpdf printfriendly-text"> Print <img src="//cdn.printfriendly.com/pf-pdf-icon.gif" alt="Get a PDF version of this webpage" /> PDF </span></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Con &#8220;Wild dogs&#8221;, il rock americano dei Rusties tra sogno e nostalgia</title>
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		<pubDate>Thu, 26 May 2011 18:44:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Panella</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Rusties &#8220;Wild dogs&#8221; (Tube Jam Records / distr. Egea Rec.) Un decennio speso a versare sudore sui palcoscenici di mezzo mondo suonando la musica di Neil Young, loro idolo di sempre, ha trasformato i Rusties da cover band del rocker canadese a gruppo con una propria identità. La crescita dei cinque musicisti di Bergamo non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2011/05/rusties_wilddogs.jpg"><img src="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2011/05/rusties_wilddogs-300x300.jpg" alt="" title="rusties_wilddogs" width="300" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-3364" /></a><strong>Rusties<br />
&#8220;Wild dogs&#8221;<br />
(Tube Jam Records / distr. Egea Rec.)</strong></p>
<p>Un decennio speso a versare sudore sui palcoscenici di mezzo mondo suonando la musica di <strong>Neil Young</strong>, loro idolo di sempre, ha trasformato i <a href="http://www.myspace.com/rustiesband">Rusties</a> da cover band del rocker canadese a gruppo con una propria identità. La crescita dei cinque musicisti di Bergamo non li ha allontanati dai suoni e dai colori della <strong>West Coast</strong>, che cercano di trasmettere attraverso le proprie<span id="more-3363"></span> composizioni, ed ha avuto un importante processo di maturazione con i concerti.<br />
A conferma di tutto ciò basta ascoltare &#8220;Wild dogs&#8221;, il loro nuovo album. Il gruppo bergamasco, già nel 2009 con <strong>“Move along”</strong> aveva mosso i primi passi affrancandosi dalla musica di Neil Young, ma mantenendone le caratteristiche fondamentali. Era quello un album convincente che indicava la strada intrapresa dalla band.<br />
Con &#8220;Wild dogs&#8221; i Rusties riescono ad essere più &#8220;americani&#8221; grazie ad un sound che assume toni ancora più caldi. Un “calore” che riscalda sin da <strong>“Hollow”</strong>, il brano d’apertura. Basta un semplice riff ed una voce accattivante per lasciarsi andare, sognando di essere su una di quelle strade californiane che sembrano non finire mai. Ad impreziosire tutto ci pensa Osvaldo Ardenghi con un assolo di chitarra intenso ed efficace.<br />
I Rusties sono in forma e lo si avverte subito. Grande ritmica che si fonde alla perfezione con la voce di Marco Grompi. E che il cantante sia un fan agguerrito di Neil Young lo si capisce dalla tonalità con cui interpreta “Lady rider”, in cui viene sostenuto dalla onnipresente chitarra incendiaria di Ardenghi. Le performances di Grompi non sorprendono più l’ascoltatore, dimostrando di essersi calato perfettamente nel ruolo di interprete maturo e versatile. Ed è tutto il gruppo a beneficiare del suo estro. Basti ascoltare <strong>“Lose my love”</strong>, dagli accenti tipici dei <strong>Doobie Brothers</strong>, in cui la voce si fonde perfettamente ai cori.<br />
Come nel precedente &#8220;Move along&#8221;, anche in &#8220;Wild dogs&#8221; i Rusties non trascurano la possibilità di aprirsi a collaborazioni eccellenti. Se due anni fa la scelta era caduta su <strong>Cristina Donà</strong>, in questo album gli orizzonti si allargano con una presenza internazionale. E’ l’irlandese <strong>Mary Coughlan</strong> a prestare la propria voce nel brano che dà il titolo all’intero lavoro e alla bonus track <strong>“Razor love”</strong>. Nel brano di chiusura i Rusties mettono in evidenza il loro lato più intimo con una ballata che infiamma i cuori. Ed il suono della band diventa ancora più intenso e profondo.<br />
Preziosa anche la collaborazione di <strong>Andy White</strong>, autore di <strong>“Wild dogs”</strong>, <strong>“Not enough love”</strong> e <strong>“Oh, Rory”</strong>, tributo a <strong>Rory Gallagher</strong>, compianto chitarrista dei Taste, scomparso nel 1995.<br />
L’influenza di Neil Young è forte in tutto l’album, e quello che potrebbe sembrare un limite diventa un elemento fondamentale di tutto il lavoro. La lezione assimilata dai Rusties in questi anni viene fatta propria e “dilatata”, come dimostrano nell’esecuzione appassionata di <strong>“Adam raised a cain”</strong>, brano che porta la firma di <strong>Bruce Springsteen</strong>.<br />
E dopo la prorompente <strong>“The ungratheful child”</strong>, il suono si ammorbidisce con le già citate “Oh, Rory”,  e <strong>“Razor love”</strong>, alle quali si aggiunge una autentica perla come la romantica <strong>“Hard dreamers”</strong>.<br />
Un angolo ideale per sognare, posto alla fine di un album che finalmente regala del buon rock a chi ne sentiva la mancanza.</p>
<p><strong>The band:</strong><br />
Marco Grompi, voce e chitarre<br />
Osvaldo Ardenghi, chitarre<br />
Massimo Piccinelli, piano<br />
Dario Filippi, basso<br />
Paolo Guerini, batteria</p>
<p><strong>Tracklist:</strong><br />
- Hollow<br />
- Lady rider<br />
- Lose my love<br />
- Wild dogs (feat. Mary Coughlan)<br />
- Not enough love (feat. Veronica Sbergia)<br />
- Adam raised a Cain<br />
- The ungrateful child<br />
- This rotten track<br />
- Oh, Rory (feat. Ila &#038; Jada Salem)<br />
- Hard dreamers<br />
- Razor love (feat. Mary Coughlan)</p>
<p><strong>Discografia:</strong><br />
2009 &#8211; Move along (Tube Jam Rec.)<br />
2011 &#8211; Wild dogs (Tube Jam Rec.)</p>
<p>(Pubblicato su <a href="http://www.musicalnews.com/articolo.php?codice=21418&#038;sz=4">Musicalnews</a> il 26/05/2011)</p>
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		<title>&#8220;Diario d&#8217;un uomo qualunque&#8221;, opera prima dei Red Onions tra molte luci e qualche ombra</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Apr 2011 17:41:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Panella</dc:creator>
				<category><![CDATA[CD]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Red Onions &#8220;Diario d&#8217;un uomo qualunque&#8221; (Autoprodotto) Trascurato e bistrattato da molti critici musicali, il rock progressivo raccoglie ancora oggi in tutto il mondo numerosi consensi tra i musicisti. In Italia, il fenomeno è molto più evidente grazie al ricco patrimonio musicale di gruppi come il Banco del Mutuo Soccorso, la P.F.M., Le Orme e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2011/04/red-onions.jpg"><img src="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2011/04/red-onions-300x300.jpg" alt="" title="red onions" width="300" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-3347" /></a><strong>Red Onions<br />
&#8220;Diario d&#8217;un uomo qualunque&#8221;<br />
(Autoprodotto)</strong></p>
<p>Trascurato e bistrattato da molti critici musicali, il rock progressivo raccoglie ancora oggi in tutto il mondo numerosi consensi tra i musicisti. In Italia, il fenomeno è molto più evidente grazie al ricco patrimonio musicale di gruppi come il <strong>Banco del Mutuo Soccorso</strong>, la <strong>P.F.M.</strong>, <strong>Le Orme</strong> e gli <strong>Osanna</strong>, ancora oggi enorme fonte di ispirazione per le nuove leve.<br />
E’ il caso dei <a href="http://www.redonions.it">Red Onions</a> che possono essere inseriti in questo contesto. Nati<span id="more-3345"></span> tra le aule dell’Università di Perugia, Leone Pompilio, Davide Grillo, Marcello Mangione e Ali Adamu, i primi due originari della Calabria, il terzo di Taranto ed il quarto di Alatri, hanno dato vita al loro primo lavoro, “Diario d’un uomo qualunque”, che rispecchia fedelmente i canoni stilistici di quel genere musicale, un concept album in cui si racconta la storia del signor Beta, delle sue frustrazioni e dei suoi desideri.<br />
Sin dall&#8217;approccio con “Diario d’un uomo qualunque”, brano che dà il titolo all’intero album, è evidente quanto le &#8220;Cipolle Rosse&#8221; abbiano cercato di dare una impronta personale attraverso una raffinata ricerca di suoni e di sperimentazioni, riconducenti a quel perodo storico fertile e creativo della musica rock nostrana che negli anni settanta ha ricevuto riconoscimenti in tutto il mondo.<br />
Gli sforzi dei quattro musicisti subiscono, però, la mancanza di una registrazione di qualità, caratteristica fondamentale per il prog rock che necessita di una risposta tecnica di alto livello che riesca ad esaltarne la profondità e l&#8217;intensità emotiva delle composizioni. Malgrado tutto ai Red Onions, formazione atipica del prog rock, va riconosciuto di essere band dalle buone prospettive, riuscendo a sopperire alla mancanza di uno strumento fondamentale come la tastiera, la cui presenza avrebbe dato maggiore enfasi all&#8217;intera opera, con l&#8217;apporto delle due chitarre supportate egregiamente dalla sezione ritmica.<br />
Ma se gli assolo dei due chitarristi risultano efficaci e di ampio respiro, rendendo la parte musicale di grande interesse, altrettanto non si può dire delle voci e dei testi. I timbri vocali dei cantanti poco adatti all&#8217;intero impianto sonoro non sono aiutati dai testi pretenziosi, cui una maggiore cura avrebbe dato la giusta importanza ad un’opera dichiaratamente imponente.<br />
In tutto l&#8217;album è, comunque, evidente l’impegno profuso dai Red Onions, a partire dalla citazione di “1984” di Orwell (“La pace è guerra, la libertà è schiavitù, l’ignoranza è forza”) fino ad arrivare a “Disarmonico allegro”, il brano più rappresentativo dell’intero cd, che, pur confermando i limiti vocali del cantante, è impreziosito da un lungo trip solistico in cui le chitarre, in alcuni passaggi, rifanno vagamente il verso al David Gilmour dei tempi migliori. Proprio questo brano, che anticipa l’”Epilogo” finale, dovrebbe essere il prossimo punto di partenza dei Red Onions.</p>
<p><strong>Track list:</strong><br />
01. Prologo<br />
02. Diario d&#8217;un uomo qualunque<br />
03. Numinosa diagnosi<br />
04. Night Time Blues<br />
05. Epitaffio per la prima morte d&#8217;un sogno<br />
06. Paesaggio notturno<br />
07. Ricordo di bimba<br />
08. Serpenti<br />
09. Occhio del giorno<br />
10. Disarmonico allegro<br />
11. Epilogo? </p>
<p><strong>Red Onions:</strong><br />
Leone Pompilio, chitarra, voce<br />
Davide Grillo, chitarra, voce<br />
Ali Adamu, basso, voce<br />
Marcello Mangione, batteria, percussioni</p>
<p>(Pubblicato su <a href="http://www.musicalnews.com/articolo.php?codice=21238&#038;sz=4">Musicalnews.com</a> il 30/04/2011)</p>
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		<title>Un suono nervoso e potente nel primo album di The Ex Kgb</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Apr 2011 18:52:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Panella</dc:creator>
				<category><![CDATA[CD]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[The Ex Kgb “первый Пу́тин” (Primo Putìn) (Prosdocimi Records) Una breve introduzione di appena otto secondi ed ecco una scarica di adrenalina. A provocarla è “первый Пу́тин” (Primo Putìn), primo cd dei veneti The Ex KGB. Un mini album composto da nove brani, sette se si escludono l’intro e l’outro, in cui un suono esaltante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2011/04/EX-KGB-First-Putin-cover.jpg"><img src="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2011/04/EX-KGB-First-Putin-cover-300x300.jpg" alt="" title="EX KGB First Putin cover" width="300" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-3311" /></a><a href="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2011/04/EX-KGB-First-Putin-cover.jpg"><br />
</a><strong>The Ex Kgb<br />
“первый Пу́тин” (Primo Putìn)<br />
(Prosdocimi Records)</strong></p>
<p>Una breve introduzione di appena otto secondi ed ecco una scarica di adrenalina. A provocarla è “первый Пу́тин” (Primo Putìn), primo cd dei veneti The Ex KGB. Un mini album composto da nove brani, sette se si escludono l’intro e l’outro, in cui un suono esaltante e “corposo” mette in evidenza le qualità tecniche di Alberto Stocco alla batteria, Emanuele Cirani al Chapman Stick e basso e da Mike<span id="more-3294"></span> 3rd alla chitarra.<br />
L’imponente presenza sonora fa di The Ex Kgb un power trio devastante, prodotto e “guidato” con mano sicura da <strong>Ronan Chris Murphy</strong>,  conosciuto per i suoi lavori con i <strong>King Crimson</strong>, <strong>Steve Morse</strong>, <strong>Tony Levin</strong> e <strong>Terry Bozzio</strong> tra gli altri.<br />
A partire dalla iniziale <strong>“It never stops”</strong>, The Ex Kgb riescono a mostrare quanto importante sia la presenza del produttore losangelino, con il quale partendo da suoni in qualche modo conosciuti sono riusciti a renderli più attuali e personali.<br />
Un album che si inserisce perfettamente in un genere come quello del post punk, non nascondendo, altresì, le influenze ricevute da generi ben lontani dal rock. Basta ascoltare brani come <strong>“Dangerous toys”</strong>, brano a sostegno di Greenpeace, e <strong>“I’m moving”</strong> per accorgersi di quanto Emanuele Cirani deve molto al funk.<br />
Il groove nervoso e potente del gruppo non si concede ad estetismi che potrebbero risultare superflui, e la scelta di proporre brani di  breve durata è l’arma vincente dell’intero lavoro. In questo contesto la presenza costante del “chitarrismo” efficace di Mike 3rd e di una sezione ritmica “pulsante” sono gli elementi ideali che caratterizzano il suono del gruppo, inserendolo tra le novità più interessanti di quel rock nostrano che ultimamente sembrava aver dato chiari segnali di rilassamento.</p>
<p><strong>The Ex Kgb:</strong><br />
Mike 3rd, chitarra, voce<br />
Alberto Stocco, batteria, voce<br />
Emanuele Cirani, Chapman Stick, basso, voce</p>
<p><strong>Tracklist:</strong><br />
- Ex Kgb<br />
- It Never stops<br />
- Dangerous toys<br />
- Pussy Galore<br />
- Do you want to know<br />
- A new day<br />
- Super gas<br />
- I&#8217;m moving<br />
- Ex Kgb</p>
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		<title>Gli Artemisia offrono undici &#8220;Gocce d&#8217;Assenzio&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jun 2010 18:44:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Panella</dc:creator>
				<category><![CDATA[CD]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Artemisia &#8220;Gocce d&#8217;assenzio&#8221; (Videoradio) Due occhi, con pupille diverse cercano di calamitare, sin dalla copertina, l&#8217;attenzione dell&#8217;ascoltatore. Nell&#8217;ultimo album degli Artemisia, &#8220;Gocce di assenzio&#8221;, ogni nota riesce a catturare per la sua &#8220;decisa&#8221; sonorità. Un album dai forti connotati rock in cui il suono ruvido della band, caratterizzato dalla chitarra di Vito Flebus, mostra nella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2010/06/Artemisia.jpg"><img src="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2010/06/Artemisia.jpg" alt="" title="Artemisia" width="240" height="240" class="alignleft size-full wp-image-2613" /></a><strong>Artemisia<br />
&#8220;Gocce d&#8217;assenzio&#8221;<br />
(Videoradio)</strong></p>
<p>Due occhi, con pupille diverse cercano di calamitare, sin dalla copertina, l&#8217;attenzione dell&#8217;ascoltatore. Nell&#8217;ultimo album degli Artemisia, &#8220;Gocce di assenzio&#8221;, ogni nota riesce a catturare per la sua &#8220;decisa&#8221; sonorità. Un album dai forti connotati rock in cui il suono ruvido della band, caratterizzato dalla chitarra di Vito Flebus, mostra nella convincente voce di Anna Ballarin una intensa espressività.<span id="more-2611"></span><br />
Ogni traccia è diretta, priva di fronzoli come previsto dallo stoner, genere cui gli Artemisia si ispirano. Poco più di quaranta intensi minuti durante i quali si scopre la qualità di una band che riesce a distaccarsi dal clichè abituale dei gruppi nostrani. L&#8217;iniziale &#8220;Umana forma&#8221; è perfetta per introdurre l&#8217;ascoltatore nella dimensione musicale degli Artemisia. La title track, &#8220;Gocce d&#8217;assenzio&#8221;, riesce a muoversi tra melodia e rock corposo che si fondono alla perfezione. Ancora più incisiva &#8220;Inutile essenza&#8221; con i riff micidiali di Flebus che riportano alla memoria alcune cose di Toni Iommi. Ma, come è giusto che sia, le immancabili citazioni restano tali perchè gli Artemisia hanno imparato la lezione dei seventies senza restarne prigionieri.<br />
La band di Gorizia riesce a dare una impronta personale ad un suono che potrebbe sembrare scontato. &#8220;Il sentiero&#8221; è la conferma che gli Artemisia cercano di dare una nuova dimensione alle loro sonorità aggiungendo la fisarmonica, strumento insolito per questo genere. Ma un equilibrio maggiore sembra evidente in &#8220;Bambina sola&#8221;, una summa di tutte le idee presenti nell&#8217;album di Anna Ballarin e compagni.<br />
&#8220;Gocce d&#8217; Assenzio&#8221; è un album coraggioso che probabilmente non scalerà le classifiche ma che mostra come sia possibile fare musica di qualità in assoluta libertà.</p>
<p><strong>La band:</strong><br />
Anna Ballarin, voce<br />
Vito Flebus, chitarra e cori<br />
Fabio Corsi, basso<br />
Matteo Macuz, batteria e percussioni</p>
<p><em>In collaborazione:</em><br />
Andrea Bondel, organo Hammond e fisarmonica</p>
<p><strong>Tracklist:</strong><br />
1. Umana Forma<br />
2. Immobile<br />
3. Gocce d&#8217;Assenzio<br />
4. Il Tempo<br />
5. Inutile Essenza<br />
6. Il Vortice<br />
7. Donna Prescelta<br />
8. Il Sentiero<br />
9. Bambina Sola<br />
10. La Vetrina<br />
11. Angelo Nero</p>
<p><strong>Discografia:</strong><br />
2008 &#8211; Artemisia (Videoradio)<br />
2010 &#8211; Gocce di assenzio (Videoradio)</p>
<p><strong>(Pubblicato su Musicalnews.com il 28/06/2010)</strong></p>
<p><strong>Link:</strong></p>
<p>http://www.artemisiaband.it/recensioni_17.html</p>
<div class="printfriendly alignright"><a href="http://www.giuseppepanella.it/2010/06/28/gli-artemisia-offrono-undici-gocce-dassenzio/?pfstyle=wp" rel="nofollow" ><img src="//cdn.printfriendly.com/pf-print-icon.gif" alt="Print Friendly"/><span class="printandpdf printfriendly-text"> Print <img src="//cdn.printfriendly.com/pf-pdf-icon.gif" alt="Get a PDF version of this webpage" /> PDF </span></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Con &#8220;Clovis people vol.3&#8243;, Otis Taylor ritorna al passato</title>
		<link>http://www.giuseppepanella.it/2010/06/16/con-clovis-people-vol-3-otis-taylor-ritorna-al-passato/</link>
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		<pubDate>Wed, 16 Jun 2010 08:34:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Panella</dc:creator>
				<category><![CDATA[CD]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Otis Taylor &#8220;Clovis people vol. 3&#8243; (Telarc, distr. Egea) La scoperta di alcuni reperti appartenenti ai Clovis che gli archeologi hanno trovato a pochi metri dalla abitazione di Otis Taylor, è stato solo il pretesto del bluesman di Chicago per intitolare a quelli che da sempre sono considerati i primi abitanti dell&#8217;America il suo nuovo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2010/05/OTIS-TAYLOR.jpg"><img src="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2010/05/OTIS-TAYLOR.jpg" alt="" title="OTIS TAYLOR" width="240" height="240" class="alignleft size-full wp-image-2480" /></a><strong>Otis Taylor<br />
&#8220;Clovis people vol. 3&#8243;<br />
(Telarc, distr. Egea)</strong></p>
<p>La scoperta di alcuni reperti appartenenti ai Clovis che gli archeologi hanno trovato a pochi metri dalla abitazione di Otis Taylor, è stato solo il pretesto del bluesman di Chicago per intitolare a quelli che da sempre sono considerati i primi abitanti dell&#8217;America il suo nuovo album. E&#8217; giusto fugare ogni dubbio, &#8220;Clovis people vol. 3&#8243; non è stato preceduto dal volume 1 e dal volume 2, Taylor ha dato questo titolo al suo nuovo lavoro<span id="more-2471"></span> semplicemente per far capire che il suo è un ritorno al passato.<br />
Ed in questo decimo album c&#8217;è molto del passato di Otis Taylor. Un intenso &#8220;profumo&#8221; di blues pervade ognuna delle dodici canzoni eseguite con enorme passione da Taylor e dalla sua band riuscendo a non mostrare segni di cedimento. E&#8217; un album ben strutturato sin dalla scelta della scaletta che sin dalla iniziale &#8220;Rain so hard&#8221;, ballata triste ed intensa che introduce l&#8217;ascoltatore al suono ipnotico che caratterizza tutto l&#8217;album.<br />
Un equilibrio perfetto quello mostrato e raggiunto dalla band in cui nessuno prevale sull&#8217;altro, riuscendo a dare quel tocco sapiente e ricercato segno distintivo di ogni incisione di Taylor. La chitarra di Gary Moore, già &#8220;partner&#8221; di Taylor negli album &#8220;Definition of a circle&#8221; e &#8220;Pentatonic wars and love songs&#8221;, si inserisce perfettamente in un contesto che per il rocker potrebbe essere inusuale. Nessun eccesso ma solo opportuni inserimenti negli &#8220;spazi&#8221; a lui dedicati. Eccellente anche il &#8220;lavoro&#8221; svolto alla pedal steel guitar da Chuck Campbell, membro di The Campbell Brothers, e dalla sezione ritmica composta dalla figlia appena ventiduenne di Otis, Cassie, al basso e da Larry Thompson alla batteria. A loro si aggiunge il cornettista Ron Miles, vera sorpresa di tutto l&#8217;album per le delicate sfumature che riesce a regalare. E&#8217; vero blues quello cantato da Taylor, musica da ascoltare ad occhi chiusi per riuscire a captare al meglio le emozioni che questi brani sprigionano.<br />
La musica supporta con grande efficacia i testi che raccontano tristi storie della vita di tutti i giorni.  Alle energiche di &#8220;Little Willie&#8221;, &#8220;Hands on your stomach&#8221;, &#8220;Harry, turn the music up&#8221;, &#8220;Ain&#8217;t no cowgirl&#8221;, &#8220;Babies don&#8217;t lie&#8221;, fanno da contraltare brani più intimi come &#8220;Lee and Arnez&#8221;, &#8220;Past times&#8221; in un album in cui Otis Taylor dimostra di essere uno dei pochi veri bluesman ancora in circolazione.</p>
<p><strong>Tracklist:</strong><br />
1. Rain So Hard<br />
2. Little Willie<br />
3. Lee And Arnez<br />
4. It&#8217;s Done Happened Again<br />
5. Past Times<br />
6. She&#8217;s Ice In The Desert<br />
7. Hands On Your Stomach<br />
8. Harry, Turn The Music Up<br />
9. Ain&#8217;t No Cowgirl<br />
10. Babies Don&#8217;t Lie<br />
11. Coffee Women<br />
12. Think I Won&#8217;t</p>
<p>(Pubblicato su Il popolo del blues il 15/06/2010)</p>
<div class="printfriendly alignright"><a href="http://www.giuseppepanella.it/2010/06/16/con-clovis-people-vol-3-otis-taylor-ritorna-al-passato/?pfstyle=wp" rel="nofollow" ><img src="//cdn.printfriendly.com/pf-print-icon.gif" alt="Print Friendly"/><span class="printandpdf printfriendly-text"> Print <img src="//cdn.printfriendly.com/pf-pdf-icon.gif" alt="Get a PDF version of this webpage" /> PDF </span></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Semplicità ed intensità in &#8220;Ai piedi del monte&#8221;, nuovo album di Girolamo De Simone</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jun 2010 19:22:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Panella</dc:creator>
				<category><![CDATA[CD]]></category>
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		<description><![CDATA[Girolamo De Simone &#8220;Ai piedi del monte&#8221; (Konsequenz) Se ci fosse qualcuno alla ricerca di una colonna sonora ideale per i propri abbandoni non potrebbe fare a meno di ascoltare il nuovo cd di Girolamo De Simone, &#8220;Ai piedi del monte&#8221;. Poco più di trenta minuti possono bastare a determinare una atmosfera profondamente intensa creata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2010/06/girolamo-de-simone-cover-300x286.jpg"><img src="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2010/06/girolamo-de-simone-cover-300x286.jpg" alt="" title="girolamo-de-simone-cover-300x286" width="240" height="240" class="alignleft size-full wp-image-2544" /></a><strong>Girolamo De Simone<br />
&#8220;Ai piedi del monte&#8221;<br />
(Konsequenz)</strong></p>
<p>Se ci fosse qualcuno alla ricerca di una colonna sonora ideale per i propri abbandoni non potrebbe fare a meno di ascoltare il nuovo cd di Girolamo De Simone, &#8220;Ai piedi del monte&#8221;. Poco più di trenta minuti possono bastare a determinare una atmosfera profondamente intensa creata dall&#8217;approccio &#8220;viscerale&#8221; che l&#8217;artista napoletano riesce ad instaurare con i brani eseguiti. La musica ispirata da autori dell&#8217;area vesuviana quali <strong>Vincenzo Romaniello</strong>, <strong>Gaetano Donizetti</strong> e<span id="more-2531"></span> <strong>Antonio Misuraca</strong>, si impossessa di De Simone che ne offre una lettura lieve ed immediata. Non c&#8217;è nessuna forzatura in &#8220;Ave&#8221; ispirata dalla <strong>&#8220;Ave Maria&#8221;</strong> e nella trascrizione di <strong>&#8220;Tramonto&#8221;</strong>, entrambe di Romaniello, c&#8217;è molto sentimento in &#8220;Il tramonto e Donizetti&#8221;, parafrasi da Donizetti, soprattutto quando il pianista &#8220;rievoca&#8221; &#8220;Una furtiva lacrima&#8221;, romanza de &#8220;L&#8217;elisir d&#8217;amore&#8221;, ed una grande spiritualità in <strong>&#8220;Inno alla Vergine&#8221;</strong> nella rielaborazione dell&#8217;inno per voce e armonio <strong>&#8220;Alla Vergine SS. dell&#8217;Arco&#8221;</strong> di Misuraca. Non ci sono solamente parafrasi e rielaborazioni in questo album. Le composizioni di De Simone sembrano degli affreschi e la scrittura degli stessi è ispirata ai &#8220;tratti&#8221; musicali degli autori a lui cari. L&#8217;iniziale <strong>&#8220;Fabulae contaminatae&#8221;</strong>, grazie alla dolcezza armonica di cui è pervasa, potrebbe essere ascoltata ripetutamente senza annoiare.<br />
Ma sono tutte le soavi melodie interpretate da De Simone in questo album che sottolineano l&#8217;importanza di un repertorio come quello della zona vesuviana che, seppur dimenticato o trascurato, riesce ancora ad emozionare.</p>
<p>Tracklist:</p>
<p>- Fabulae Contaminatae<br />
- Tristezza Dell’Anima<br />
- Ave<br />
- Ultima Pace<br />
- Tramonto<br />
- Il tramonto e Donizetti<br />
- Canto dell’Arco<br />
- Inno Alla Vergine<br />
- La Verna</p>
<p><strong>(Pubblicato su Musicalnews.com il 9/06/2010)</strong></p>
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		<title>Sensualità e ritmi suadenti in &#8220;ReCreation&#8221;, nuovo album delle Zap Mama</title>
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		<pubDate>Wed, 26 May 2010 17:09:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Panella</dc:creator>
				<category><![CDATA[CD]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Zap Mama &#8220;ReCreation&#8221; (Heads Up, distr. Egea) C&#8217;è qualcosa di profondo ed intenso in &#8220;ReCreation&#8221;, nuovo lavoro delle Zap Mama. Non capita spesso che un album intero possa farsi apprezzare per una serie infinita di fattori. Protagonista assoluta di questo album è la voce di Marie Daulne, calda e sensuale come di rado capita di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2010/03/Zap-Mama.jpg"><img src="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2010/03/Zap-Mama.jpg" alt="" title="Zap Mama" width="240" height="240" class="alignleft size-full wp-image-2160" /></a><strong>Zap Mama<br />
&#8220;ReCreation&#8221;<br />
(Heads Up, distr. Egea)</strong></p>
<p>C&#8217;è qualcosa di profondo ed intenso in &#8220;ReCreation&#8221;, nuovo lavoro delle Zap Mama. Non capita spesso che un album intero possa farsi apprezzare per una serie infinita di fattori. Protagonista assoluta di questo album è la voce di <strong>Marie Daulne</strong>, calda e sensuale come di rado capita di ascoltare. Scoperta da <strong>David Byrne</strong>, leader dei <strong>Talking Heads</strong>, nel corso della sua carriera ha alle spalle numerose collaborazioni<span id="more-2157"></span> che ne hanno tracciato il percorso artistico. Soprattutto gli incontri con <strong>Erykah Badu</strong>, <strong>Manu Dibango</strong> e <strong>The Roots</strong> hanno fatto crescere Marie Daulne e le cui influenze sono ben evidenti in questo album. Tredici tracce ricche di ritmi suadenti e sensuali in cui convivono con inaspettata semplicità la musica africana, il new soul ed in generale le sonorità della world music.<br />
&#8220;ReCreation&#8221;, il brano che apre l&#8217;album è un piccolo gioiello della durata appena settantacinque secondi nel quale le tastiere &#8220;liquide&#8221; di <strong>Yannick Werther</strong> e la voce di <strong>Kesia Daulne Quental</strong>, figlia di Marie, si librano nell&#8217;aria dandoci una sensazione di leggerezza. Con i morbidi ritmi africani della successiva <strong>&#8220;Vibrations&#8221;</strong>, sottolineati dalle percussioni di <strong>Karriem Riggins</strong> e di <strong>Shora</strong>, l&#8217;ascoltatore non potrà evitare di abbandonarsi ad una danza spontanea. E&#8217; questa l&#8217;atmosfera presente in ogni brano.<br />
Che Marie Daulne sia rimasta folgorata da Erykah Badu lo dimostrano brani come <strong>&#8220;Singing sisters&#8221;</strong>, <strong>&#8220;African diamond&#8221;</strong>, nel quale è prezioso l&#8217;apporto al basso di <strong>Meshell Ndegeocello</strong>, <strong>&#8220;Harlem&#8221;</strong> e <strong>&#8220;Togetherness&#8221;</strong>, brani dai forti tratti soul.<br />
Marie Daulne riesce anche ad ammaliarci con i ritmi latini di <strong>&#8220;Hello to mama&#8221;</strong> in cui la tromba di <strong>Trumpetisto from Miami</strong> caratterizza un brano che si fa notare per la sua freschezza. A far da collante a tutto il lavoro sono i duetti, sorprendenti addirittura quelli con <strong>Vincent Cassel</strong>, il quale nella bossa <strong>&#8220;Paroles paroles&#8221;</strong>, rilettura di <strong>&#8220;Parole parole&#8221;</strong> cantato da <strong>Mina</strong> ed <strong>Alberto Lupo</strong>, e in <strong>&#8220;Non, non, non&#8221;</strong> con il suo &#8220;parlato&#8221; fa da contraltare alla interpretazione seducente di Marie Daulne. Ma il cuore si scalda all&#8217;ascolto di <strong>&#8220;The way you are&#8221;</strong>, brano elegante ed &#8220;ammaliante&#8221; quanto basta, nel quale la Daulne e <strong>Bilal</strong> danno vita ad una esecuzione ricca di sensualità, accompagnati da un ritmo sinuoso ed immediato.<br />
Un album maturo e vario che fa della semplicità la sua arma principale, che non potrà non essere apprezzato soprattutto dagli amanti di quelle sonorità morbide e &#8220;notturne&#8221;, nel quale i brani scorrono senza lasciare apparentemete nessuna traccia ma appena il cd si ferma se ne sente già la mancanza. </p>
<p><strong>Discografia:</strong><br />
1991 &#8211; Zap Mama (Cramworld)<br />
1993	- Adventures in Afropea, Vol. 1 (Luaka Bop) (riedizione per la casa discografica di David Byrne dell&#8217;album di debutto Zap Mama)<br />
1994	- Sabsylma	 (Luaka Bop)<br />
1995	- Zap Mama (Crammed Discs)<br />
1997 &#8211; 7 (Luaka Bop)<br />
1999 &#8211; A Ma Zone (Narada)<br />
2004	- Ancestry in Progress (V2 Records)<br />
2007	- Supermoon (Heads Up Records)<br />
2009	 &#8211; ReCreation (Heads Up Records)</p>
<p><strong>Tracklist:</strong><br />
1. ReCreation<br />
2. Vibrations<br />
3. Singing Sisters (featuring Sylvie Nawasadio and Sabine Kabongo))<br />
4. Hello to Mama<br />
5. Do You Wanna?<br />
6. The Way You Are (featuring Bilal)<br />
7. Paroles Paroles (featuring Vincent Cassel)<br />
8. Drifting (featuring G Love)<br />
9. African Diamond (featuring Tony Allen &#038; Meshell Ndegeocello)<br />
10. Harlem<br />
11. Togetherness<br />
12. Non, Non, Non (featuring Vincent Cassel)<br />
13. Chill Out</p>
<p><strong>(Pubblicato su Musicalnews il 26/05/2010)</strong></p>
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