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	<title>il blog di Giuseppe Panella &#187; Jazz</title>
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		<title>Al Foster, il batterista duttile e inventivo che ha suonato con Miles Davis</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Apr 2009 07:02:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Panella</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Jazz]]></category>
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		<description><![CDATA[Al Foster Quartet &#8220;Le Querce Jazz&#8221; Country Club &#8220;Le Querce&#8221; Sarrottino (CZ) 22/04/09 Spesso conoscere un artista ed identificarlo con un preciso periodo storico-musicale può diventare difficile tanto è grande la partecipazione ad eventi o incisioni proprie ed altrui. Essi stessi sembrano non avere più età. Al Foster di anni ne ha 65 ed è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2009/04/peppe-al-doug-300x225.jpg" alt="peppe-al-doug" title="peppe-al-doug" width="300" height="225" class="alignleft size-medium wp-image-1244" /><strong>Al Foster Quartet<br />
&#8220;Le Querce Jazz&#8221;<br />
Country Club &#8220;Le Querce&#8221;<br />
Sarrottino (CZ)<br />
22/04/09</strong></p>
<p>Spesso conoscere un artista ed identificarlo con un preciso periodo storico-musicale può diventare difficile tanto è grande la partecipazione ad eventi o incisioni proprie ed altrui. Essi stessi sembrano non avere più età.  Al Foster di anni ne ha 65 ed è entrato nel mondo della musica non per caso. <span id="more-1241"></span>Il protagonista del quarto appuntamento della rassegna jazz <strong>Le Querce Jazz</strong>, tenutosi mercoledì al “Country Club Le Querce” di Sarrottino, ha ascoltato musica sin da bambino. Il padre suonatore di contrabbasso lo ha introdotto, sin dalla tenera età, alla musica jazz. E’ dopo aver ascoltato <strong>Max Roach</strong> suonare la batteria che Al si dedica allo strumento che lo porterà a collaborare con i nomi più illustri del jazz fino ad essere considerato un maestro di quello strumento.<br />
Per molti Al Foster è il batterista che ha suonato con <strong>Miles Davis</strong> dimenticando le sue numerose collaborazioni con <strong>Lou Donaldson</strong>, <strong>Blue Mitchell</strong>, <strong>Horace Silver</strong>, <strong>Dexter Gordon</strong>, <strong>Freddie Hubbard</strong> per citarne solo alcuni.<br />
Accompagnato da <strong>Doug Weiss</strong>, al basso, <strong>Eli De Gibri</strong>, al sax tenore, e <strong>Danny Grissett</strong>, al piano, Al Foster si presenta ad un pubblico desideroso di ascoltare dal vivo le sue performances.<br />
E l’inizio del concerto è tutto dedicato a <strong>Miles Davis</strong>. Dell’amico scomparso Al e la sua band interpretano una delle più belle pagine scritte. <strong>So what</strong>, brano di apertura di uno dei capolavori assoluti della musica jazz, <strong>Kind of blue</strong>, viene introdotto dalle note soffuse del piano di Danny Grissett. E subito è grande l’entusiasmo dei presenti. Eli De Gibri fa il verso a <strong>John Coltrane</strong>, pur non possedendone lo stesso calore. La sua è comunque un’esecuzione di alto livello tecnico. Al Foster regala spunti degni di nota confermandosi batterista duttile e inventivo. E’ una strana sezione ritmica quella formata da lui e Doug Weiss. All’inventiva del primo fa da contraltare la tendenza del secondo ad essere misurato ed attento assecondando l’estro del suo compagno. La “strana coppia” è affiatata. Stessa cosa dicasi per la coppia De Gibri e Grissett. Il furore musicale del primo è favorito dal “balsamo” del secondo.<br />
Per tutto il concerto i quattro sembrano divertirsi, con Foster sempre con il sorriso sulle labbra. Ogni brano è un gioiello di esecuzione e tecnica. Nessuna sbavatura a dimostrazione di una altissima concentrazione da parte dei musicisti. Notevoli le esecuzioni di <strong>‘Round midnight</strong>, di <strong>T. Monk</strong>, <strong>Cantaloupe island</strong> di <strong>Herbie Hancock</strong>, Blue in green, anche questo tratto dal capolavoro davisiano &#8220;Kind of blue&#8221;, e <strong>Peter’s mood</strong> dello stesso Foster in cui i quattro tirano fuori il massimo con assoli mai fini a se stessi.<br />
E’ stato un tripudio che segna la eccelsa qualità musicale che ha proposto l’attuale edizione de “Le Querce Jazz” e le felici intuizioni del suo deus ex-machina Giampiero Ferro.</p>
<p><strong>(Pubblicato sulla &#8220;Gazzetta del Sud&#8221; del 25/04/09)<br />
(Foto per gentile concessione di Domenico Iozzo)</strong></p>
<div class="printfriendly alignright"><a href="http://www.giuseppepanella.it/2009/04/25/al-foster-il-batterista-duttile-e-inventivo-che-ha-suonato-con-miles-davis/?pfstyle=wp" rel="nofollow" ><img src="//cdn.printfriendly.com/pf-print-icon.gif" alt="Print Friendly"/><span class="printandpdf printfriendly-text"> Print <img src="//cdn.printfriendly.com/pf-pdf-icon.gif" alt="Get a PDF version of this webpage" /> PDF </span></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Tecnica vocale ed eleganza segni distintivi di Karrin Allyson</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Mar 2009 15:23:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Panella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Concerti]]></category>
		<category><![CDATA[Jazz]]></category>
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		<description><![CDATA[La cantante americana Karrin Allyson ha inaugurato mercoledì sera, al Country Club Le Querce di Sarrottino, la terza edizione della rassegna Le Querce Jazz. Artista di grande prestigio, la Allyson ha ottenuto una nomination ai recenti Grammy Awards nella categoria best vocal album per il suo ultimo lavoro Imagina: Songs of Brazil. Già nel 2001, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1034" title="allyson-1719" src="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2009/03/allyson-1719-300x199.jpg" alt="allyson-1719" width="300" height="199" />La cantante americana Karrin Allyson ha inaugurato mercoledì sera, al <strong>Country Club Le Querce</strong> di Sarrottino, la terza edizione della rassegna <strong>Le Querce Jazz</strong>. Artista di grande prestigio, la Allyson ha ottenuto una nomination ai recenti <strong>Grammy Awards</strong> nella categoria <strong>best vocal album</strong> per il suo ultimo lavoro <strong>Imagina: Songs of Brazil</strong>.  Già nel 2001, con <strong>Ballads: Rembering John Coltrane</strong>, e nel 2006, con <strong>Footprint</strong>, la cantante originaria di Great Bend ha sfiorato la vittoria dell’Oscar della musica. <span id="more-917"></span><br />
Il concerto svoltosi in un ambiente particolarmente adatto al repertorio della Allyson ha mostrato le diverse facce di una artista poliedrica che nel corso degli anni, a differenza di altri cantanti, è riuscita ad affrontare con disinvoltura i generi musicali più svariati senza tradire le sue radici jazz. Grande tecnica vocale ed eleganza nelle interpretazioni sono le doti non comuni che la cantante americana ha mostrato al pubblico presente. Requisiti che la hanno portata ad essere una delle prime donne nel suo genere.<br />
Ma tutto questo non sarebbe possibile se ad accompagnare la Allyson non fosse una band di assoluto rilievo. Il chitarrista <strong>Rod Fleeman</strong>, suo compagno musicale da oltre vent’anni e, al tempo stesso, membro inamovibile della band di <strong>Diane Schuur</strong>, il contrabbassista <strong>Ed Howard</strong> e il batterista <strong>Todd Strait</strong> dimostrano di integrarsi in maniera perfetta con la bionda cantante, ora assecondandone il suo estro ora dimostrando di essere dei superbi solisti.<br />
Ed è grazie alla grande intesa del quartetto che i classici brasiliani presenti nell’ultimo lavoro riescono a mostrare una freschezza insolita. Le canzoni di Jobim, De Moraes, Bonfa, Chico Buarque hanno entusiasmato i presenti ma è quando la Allyson si siede davanti al piano che si toccano momenti di grande intensità. <strong>I wish i knew</strong>, inserito nell’album “Ballads”, è di una raffinatezza disarmante. La voce della Allyson si fonde perfettamente al pianoforte e la chitarra di Rod Fleeman è degna comprimaria. Da restare senza fiato.<br />
<strong>Estrada branca</strong> è un altro momento toccante. Il brano di <strong>Vinicius De Moraes</strong> e <strong>Antonio Carlos Jobim</strong> diventa poesia e, ove fosse possibile, sembra essere la versione “definitiva” di una canzone che è di per sé un classico. Sembra quasi che ogni brano eseguito da Karrin Allyson diventi un piccolo gioiello, quasi come se lei possedesse il tocco magico di Re Mida.<br />
La nota curiosa della serata è stata data dalla richiesta fatta da Karrin Allyson al pubblico. “Ditemi se volete che io suoni qualcosa per voi”. La canzone indicata è stata <strong>One note samba</strong>. E’ stato l’atto finale prima di uno sconvolgente bis.<br />
Difatti, la esecuzione di <strong>Insensatez</strong> sembra cancellare ogni intenso attimo “vissuto” precedentemente. Con il preludio dell’<strong>op. 28 di Chopin</strong> che fa da introduzione al brano di Jobim, la Allyson dimostra di essere a suo agio anche con la musica classica.<br />
Con questo “evergreen” si conclude uno dei concerti più intensi ai quali ho assistito. Merito di tutto questo va a Giampiero Ferro che ha fortemente voluto uno dei nomi più importanti della scena jazz mondiale e per la quale rassegna ha messo a segno un altro colpo. Infatti, giorno 18 marzo nella stessa location si esibiranno gli <strong>Shanga Quartet</strong> del sassofonista Seamus Blake. Una ennesima stella che segna la crescita de “Le Querce Jazz”.</p>
<p><strong>La band:</strong><br />
Karrin Allyson, voce, piano<br />
Rod Fleeman, chitarra<br />
Ed Howard, contrabbasso<br />
Todd Strait, batteria</p>
<p><strong>Discografia:</strong><br />
1992 &#8211; I Didn&#8217;t Know About You<br />
1993 &#8211; Sweet Home Cookin&#8217;<br />
1994 &#8211; Azure-Té<br />
1996 &#8211; Collage<br />
1996 &#8211; Daydream<br />
1999 &#8211; From Paris To Rio<br />
2001 &#8211; Ballads: Remembering John Coltrane<br />
2002 &#8211; In Blue<br />
2004 &#8211; Wild For You<br />
2006 &#8211; Footprints<br />
2008 &#8211; Imagina: Songs of Brasil</p>
<p><strong>(Pubblicato sulla &#8220;Gazzetta del Sud&#8221; del 5/3/09)</strong></p>
<div class="printfriendly alignright"><a href="http://www.giuseppepanella.it/2009/03/10/tecnica-vocale-ed-eleganza-segni-distintivi-di-karrin-allyson/?pfstyle=wp" rel="nofollow" ><img src="//cdn.printfriendly.com/pf-print-icon.gif" alt="Print Friendly"/><span class="printandpdf printfriendly-text"> Print <img src="//cdn.printfriendly.com/pf-pdf-icon.gif" alt="Get a PDF version of this webpage" /> PDF </span></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Con &#8220;Longitude&#8221; Martial Solal si conferma artista all&#8217;avanguardia</title>
		<link>http://www.giuseppepanella.it/2008/06/15/con-longitude-martial-solal-si-conferma-artista-allavanguardia/</link>
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		<pubDate>Sun, 15 Jun 2008 13:22:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Panella</dc:creator>
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		<category><![CDATA[CD & LP consigliati]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Jazz]]></category>
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		<description><![CDATA[Martial Solal Trio &#8220;Longitude&#8221; (Cam Jazz &#8211; Distr. IRD) Martial Solal non smetterà mai di sorprendere i suoi fan. Ad 81 anni pubblica un album fresco ed innovativo come solo un grande artista riesce a fare. In dieci tracce riesce ad esprimere quello che per lui è il jazz: libertà di esecuzione e di espressione. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href='http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2008/06/martial-solal.jpg'><img src="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2008/06/martial-solal.jpg" alt="" title="martial-solal" width="170" height="168" class="alignleft size-medium wp-image-113" /></a><strong>Martial Solal Trio<br />
&#8220;Longitude&#8221;<br />
(Cam Jazz &#8211; Distr. IRD)</strong></p>
<p>Martial Solal non smetterà mai di sorprendere i suoi fan. Ad 81 anni pubblica un album fresco ed innovativo come solo un grande artista riesce a fare. In dieci tracce riesce ad esprimere quello che per lui è il jazz: libertà di esecuzione e di espressione.<br />
Accompagnato dai gemelli Francois e Louis Moutin l&#8217;artista franco-algerino dà vita a un percorso musicale pieno di vitalità. Quasi tutte sono composizioni di Solal, fatta eccezione per &#8220;Here’s that rainy day&#8221; di Johnny Burke, &#8220;Tea for two&#8221; e The last time i saw Paris&#8221; della premiata ditta Hammerstein-Kern. <span id="more-110"></span>Solal ha un rapporto particolare con le musiche da film. Infatti, più volte ha avuto modo di cimentarsi nella scrittura di alcune colonne sonore lavorando, tra gli altri, con Jean-Luc Godard. Non è una esecuzione rigidamente ancorata allo spartito quella che Solal ci fa ascoltare. E&#8217; una libera interpretazione di temi a tutti noi molto familiari ed a cui l&#8217;artista franco-algerino riesce a dare una nuova linfa. In tutto questo è prezioso il lavoro dei gemelli Moutin che, per questo album, hanno dedicato al loro maestro il brano &#8220;Solalitude&#8221;. Questo è indubbiamente il brano che, più di ogni altro, si concede alla melodia. Non una libera esecuzione ma una interpretazione legata rigidamente alla scrittura dei due gemelli.<br />
I brani scritti da Martial Solal rispecchiano il genio del loro autore. Una rincorsa in spazi aperti dove ognuno è libero di divagare, pur mantenendo uno speciale affiatamento. Tutto ciò si evidenzia sin dal brano di apertura, &#8220;Slightly bluesy&#8221;. Le &#8220;corse&#8221; del pianoforte sono ben coadiuvate da batteria e basso. Quest&#8217;ultimo riesce ad essere protagonista grazie ad un assolo vibrante. Tutto l&#8217;album è intriso di corse e di rincorse, di pause e di riprese. E&#8217; l&#8217;esaltazione di un modo di eseguire il jazz tipico di Martial Solal che ancora oggi, ricordando l&#8217;affermazione che ebbe su di lui Duke Ellington, &#8220;Brilla di freschezza&#8221;. </p>
<p><strong>Band:</strong><br />
Martial Solal, piano<br />
Francois Moutin, Basso<br />
Louis Moutin, batteria</p>
<p><strong>Tracklist:</strong><br />
  1 &#8211; Slightly bluesy<br />
  2 &#8211; Here&#8217;s that rainy day<br />
  3 &#8211; Longitude<br />
  4 &#8211; Bizarre, vous avez dit?<br />
  5 &#8211; Tea for two<br />
  6 &#8211; Solaltitude<br />
  7 &#8211; Short cuts<br />
  8 &#8211; The last time i saw Paris<br />
  9 &#8211; Monostome<br />
10 &#8211; Navigation  </p>
<p>Discografia CamJazz:<br />
2006 &#8211; Rue De Seine (in duo con il trombettista statunitense Dave Douglas)<br />
2007 &#8211; Solitude</p>
<p>Colonne sonore:<br />
1958 Calde gocce di rugiada sul mio corpo  Musiche<br />
1962 &#8211; Codice segreto<br />
1960 &#8211; Fino all&#8217;ultimo respiro<br />
1960 &#8211; L&#8217;affare di una notte<br />
1958 &#8211; Le jene del quarto potere<br />
1959 &#8211; Match contro la morte<br />
1964 &#8211; Scappamento aperto<br />
1965 &#8211; Tre camere a Manhattan</p>
<p><strong>(Pubblicato su Musicalnews.com il 15/06/08)</strong></p>
<div class="printfriendly alignright"><a href="http://www.giuseppepanella.it/2008/06/15/con-longitude-martial-solal-si-conferma-artista-allavanguardia/?pfstyle=wp" rel="nofollow" ><img src="//cdn.printfriendly.com/pf-print-icon.gif" alt="Print Friendly"/><span class="printandpdf printfriendly-text"> Print <img src="//cdn.printfriendly.com/pf-pdf-icon.gif" alt="Get a PDF version of this webpage" /> PDF </span></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>In &#8220;Archangelica&#8221; Michel Godard mostra le sue due anime musicali</title>
		<link>http://www.giuseppepanella.it/2008/06/14/in-archangelica-michel-godard-mostra-le-sue-due-anime-musicali/</link>
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		<pubDate>Sat, 14 Jun 2008 16:05:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Panella</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Jazz]]></category>
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		<description><![CDATA[Michel Godard &#8220;Archangelica&#8221; (Cam Jazz &#8211; Distr. IRD) Prima di ascoltare il terzo lavoro che Michel Godard ha firmato per la CamJazz ho letto con interesse le note di copertina scritte dalla scrittrice Nancy Huston che, presentando &#8220;Archangelica&#8221;, parla dei suoi mondi contrapposti, della fusione che Godard ha creato tra musica jazz e musica barocca. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href='http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2008/06/michel-godard.jpg'><img src="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2008/06/michel-godard.jpg" alt="" title="Layout 1" width="200" height="200" class="alignleft size-medium wp-image-112" /></a>
</p>
<p><strong>Michel Godard<br />
&#8220;Archangelica&#8221;<br />
(Cam Jazz &#8211; Distr. IRD</strong>)</p>
<p>Prima di ascoltare il terzo lavoro che Michel Godard ha firmato per la CamJazz ho letto con interesse le note di copertina scritte dalla scrittrice Nancy Huston che, presentando &#8220;Archangelica&#8221;,  parla dei suoi mondi contrapposti, della fusione che Godard ha creato tra musica jazz e musica barocca. Il mio primo pensiero è stato quello di un disco dall&#8217;ascolto difficile, quasi impenetrabile alle orecchie poco preparate ad esperimenti di questo tipo. Coadiuvato da Les Musiciens de Louvre, formazione di Grenoble (Francia) specializzata nel repertorio barocco, diretta da Mirella Giardelli, dall&#8217;italiana Maria Pia De Vito, alla voce, dal vibrafonista Franck Tortiller, dal batterista Patrice Héral, dal chitarrista Gerard Marais, dal clavicembalista Freddy Eichelberger, Godard riesce appieno nel suo intento.</p>
<p><span id="more-109"></span></p>
<p>L&#8217;iniziale &#8220;L&#8217;or des tenèbres&#8221; apre all&#8217;ascoltatore un nuovo modo di intendere la musica jazz. L&#8217;artista francese dimostra, da subito, la sua naturale predisposizione nel confrontarsi con il jazz e con la musica classica. &#8220;Enfant trouvè&#8221;, introdotto dalla marimba di Tortiller, è un delicato affresco musicale in cui Godard, alle prese con il suo serpent, viene &#8220;sorretto&#8221; dagli archi dell&#8217;Atelier des Musiciens du Louvre. &#8220;Archangelica&#8221;, brano che dè il titolo all&#8217;album, non si scosta dai brani precedenti. Aggiunge, però, la voce di Maria Pia De Vito che con i suoi vocalizzi sembra dare un respiro maggiore alla composizione. Appare in quasi tutti i brani l&#8217;artista romana, riuscendo a intessere &#8220;ricami&#8221; pregiati sule melodie complesse di questo lavoro offrendo un notevole contributo. Riesce a non soffocare i suoi compagni di viaggio ma a sottolineare le loro superbe interpretazioni. In questo cd c&#8217;è anche una canzone cantata in dialetto napoletano: &#8220;Senza tremmore&#8221;, unico brano in cui sono presenti contemporaneamente tutti i compagni di viaggio di Godard. E&#8217; questo, con il finale &#8220;Etrelacs et tour de bras&#8221;, il vertice di un progetto suggestivo e vibrante, pieno di emozioni che coinvolgono completamente l&#8217;ascoltatore. </p>
<p><strong>Tracklist:</strong><br />
- L&#8217;or des tenèbres<br />
- Enfant trouvé<br />
- Archangelica<br />
- Les couleurs du desir<br />
- Comme une pluie<br />
- L&#8217;Ombre d&#8217;or<br />
- Three together<br />
- Senza tremmore<br />
- In tenebrosis<br />
- Entrelacs et tours de bras</p>
<p><strong>Band:</strong><br />
Michel Godard, tuba, serpent<br />
Maria Pia De vito, voce,<br />
Franck Tortiller, vibrafono, marimba<br />
Patrice Héral, batteria, percussioni<br />
Gerard Marais, chitarra<br />
Freddy Eichelberger, clavicembalo<br />
Atelier des Musiciens du Louvre diretta da Mirella Giardelli</p>
<p><strong>Discografia di Michel Godard su CamJazz:</strong><br />
2005 &#8211; Cousins Germains” (in sestetto con Herbert Joos, Wolfgang Puschnig, Christof Lauer, Franck Tortiller, Wolfgang Reisinger)<br />
2006 &#8211; Impertinance (in trio con Franck Tortiller e Patrice Héral)</p>
<p><strong>(Pubblicato su Musicalnews.com il 14/06/08)<br />
</strong></p>
<div class="printfriendly alignright"><a href="http://www.giuseppepanella.it/2008/06/14/in-archangelica-michel-godard-mostra-le-sue-due-anime-musicali/?pfstyle=wp" rel="nofollow" ><img src="//cdn.printfriendly.com/pf-print-icon.gif" alt="Print Friendly"/><span class="printandpdf printfriendly-text"> Print <img src="//cdn.printfriendly.com/pf-pdf-icon.gif" alt="Get a PDF version of this webpage" /> PDF </span></a></div>]]></content:encoded>
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