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	<title>il blog di Giuseppe Panella &#187; CD &amp; LP consigliati</title>
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		<title>Shemekia Copeland, con il nuovo album guarda al futuro</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Apr 2009 14:19:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Panella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Shemekia Copeland &#8220;Never going back&#8221; (Telarc Blues) Spesso il mondo della musica ci presenta artisti che devono la loro fama ad un unico successo sparendo quasi subito per la totale mancanza di idee. Shemekia Copeland non appartiene a questa schiera di personaggi, tanto che uno dei suoi mentori, Robert Plant, l&#8217;ha definita la nuova Tina [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2009/03/shemekia-copeland-150x150.jpg" alt="shemekia-copeland" title="shemekia-copeland" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-1090" /><strong>Shemekia Copeland<br />
&#8220;Never going back&#8221;<br />
(Telarc Blues)</strong></p>
<p>Spesso il mondo della musica ci presenta artisti che devono la loro fama ad un unico successo sparendo quasi subito per la totale mancanza di idee. Shemekia Copeland non appartiene a questa schiera di personaggi, tanto che uno dei suoi mentori, <strong>Robert Plant</strong>, l&#8217;ha definita la nuova <strong>Tina Turner</strong><span id="more-1089"></span>. Quella della Copeland è una lenta e costante maturazione e il suo quinto album, <strong>Never going back</strong>, ne è la conferma. Si pensava che il cambio di etichetta potesse in qualche modo farle prendere una diversa direzione, ma il passaggio dalla Alligator alla Telarc non ha cambiato il suo modo di fare musica. La figlia di <strong>Johnny &#8220;Clyde&#8221; Copeland</strong> riprende il discorso interrotto nel 2005 con <strong>The soul truth</strong> e, con l&#8217;aiuto di musicisti di grande livello come <strong>John Medeski</strong>, <strong>Marc Ribot</strong>, <strong>Mike Mattison</strong>, voce della Derek Trucks Band, pubblica un album dal suono corposo. La voce della Copeland dimostra di avere una grande &#8220;anima&#8221; ed una enorme duttilità nel confrontarsi con un repertorio che spazia dal blues al rhythm &#8216;n&#8217; blues al funk, una qualità che la accomuna alla collega <strong>Ruthie Foster</strong>.<br />
Capace di catturare l&#8217;attenzione dell&#8217;ascoltatore sin dalla iniziale <strong>Sounds like the devil</strong>, l&#8217;album si muove attraverso dodici tracce nelle quali affiorano le matrici della musica nera. Non passano inosservate <strong>Dirty water</strong>, scritta da <strong>Julie and Buddy Miller</strong>, in cui è fondamentale la presenza della slide di <strong>Arthur Neilson</strong>, la ballata <strong>Broken world</strong>, che dimostra quanto la Copeland e Ruthie Foster devono in termini di insegnamenti ad <strong>Eric Bibb</strong> , <strong>River&#8217;s invitation</strong>, funk in cui si fa apprezzare l&#8217;apporto di <strong>Oliver Wood</strong>, produttore dell&#8217;album, alla chitarra elettrica, e di <strong>Kofi Burbridge</strong>, al Wurlitzer, <strong>Never going back to Memphis</strong>, con la chitarra di Marc Ribot in grande evidenza, e <strong>Black crow</strong>, brano del repertorio di <strong>Joni Mitchell</strong>, nel quale <strong>Chris Wood</strong>, al basso, e John Medeski, all&#8217;organo Hammond contribuiscono dando al brano una intensità tale da non far rimpiangere la versione originale. Da sottolineare che la voce potente della Copeland riesce a farsi apprezzare molto nelle ballate e nei brani in cui viene richiesta una particolare intimità come nella finale <strong>Circumstances</strong>.  Di tono minore la funkeggiante &#8220;Limousine&#8221; per il suo ritornello a tratti irritante.<br />
Una &#8220;nota stonata&#8221; che non pregiudica la qualità di un album che può essere considerato tra le cose migliori di questo inizio anno e che apre definitivamente a Shemekia Copeland  le porte del successo.</p>
<p><strong>Tracklist:</strong><br />
- Sounds like the devil<br />
- Dirty water<br />
- Broken world<br />
- Never going back to Memphis<br />
- The truth is light<br />
- Black crow<br />
- Born a penny<br />
- Limousine<br />
- River’s invitation<br />
- Rise up<br />
- Big brand new religion<br />
- Circumstances</p>
<p><strong>Discografia:</strong><br />
1998 &#8211; Turn the heat up! (Alligator)<br />
2000 &#8211; Wicked (Alligator)<br />
2002 &#8211; Talking to strangers (Alligator)<br />
2005 &#8211; The soul truth (Alligator)<br />
2009 &#8211; Never going back (Telarc Blues)</p>
<p><strong>(Pubblicato il 15/04/09 su www.ilpopolodelblues.com)</strong></p>
<div class="printfriendly alignright"><a href="http://www.giuseppepanella.it/2009/04/25/shemekia-copeland-con-il-nuovo-album-guarda-al-futuro/?pfstyle=wp" rel="nofollow" ><img src="//cdn.printfriendly.com/pf-print-icon.gif" alt="Print Friendly"/><span class="printandpdf printfriendly-text"> Print <img src="//cdn.printfriendly.com/pf-pdf-icon.gif" alt="Get a PDF version of this webpage" /> PDF </span></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Al Foster, il batterista duttile e inventivo che ha suonato con Miles Davis</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Apr 2009 07:02:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Panella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Concerti]]></category>
		<category><![CDATA[Jazz]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Al Foster Quartet &#8220;Le Querce Jazz&#8221; Country Club &#8220;Le Querce&#8221; Sarrottino (CZ) 22/04/09 Spesso conoscere un artista ed identificarlo con un preciso periodo storico-musicale può diventare difficile tanto è grande la partecipazione ad eventi o incisioni proprie ed altrui. Essi stessi sembrano non avere più età. Al Foster di anni ne ha 65 ed è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2009/04/peppe-al-doug-300x225.jpg" alt="peppe-al-doug" title="peppe-al-doug" width="300" height="225" class="alignleft size-medium wp-image-1244" /><strong>Al Foster Quartet<br />
&#8220;Le Querce Jazz&#8221;<br />
Country Club &#8220;Le Querce&#8221;<br />
Sarrottino (CZ)<br />
22/04/09</strong></p>
<p>Spesso conoscere un artista ed identificarlo con un preciso periodo storico-musicale può diventare difficile tanto è grande la partecipazione ad eventi o incisioni proprie ed altrui. Essi stessi sembrano non avere più età.  Al Foster di anni ne ha 65 ed è entrato nel mondo della musica non per caso. <span id="more-1241"></span>Il protagonista del quarto appuntamento della rassegna jazz <strong>Le Querce Jazz</strong>, tenutosi mercoledì al “Country Club Le Querce” di Sarrottino, ha ascoltato musica sin da bambino. Il padre suonatore di contrabbasso lo ha introdotto, sin dalla tenera età, alla musica jazz. E’ dopo aver ascoltato <strong>Max Roach</strong> suonare la batteria che Al si dedica allo strumento che lo porterà a collaborare con i nomi più illustri del jazz fino ad essere considerato un maestro di quello strumento.<br />
Per molti Al Foster è il batterista che ha suonato con <strong>Miles Davis</strong> dimenticando le sue numerose collaborazioni con <strong>Lou Donaldson</strong>, <strong>Blue Mitchell</strong>, <strong>Horace Silver</strong>, <strong>Dexter Gordon</strong>, <strong>Freddie Hubbard</strong> per citarne solo alcuni.<br />
Accompagnato da <strong>Doug Weiss</strong>, al basso, <strong>Eli De Gibri</strong>, al sax tenore, e <strong>Danny Grissett</strong>, al piano, Al Foster si presenta ad un pubblico desideroso di ascoltare dal vivo le sue performances.<br />
E l’inizio del concerto è tutto dedicato a <strong>Miles Davis</strong>. Dell’amico scomparso Al e la sua band interpretano una delle più belle pagine scritte. <strong>So what</strong>, brano di apertura di uno dei capolavori assoluti della musica jazz, <strong>Kind of blue</strong>, viene introdotto dalle note soffuse del piano di Danny Grissett. E subito è grande l’entusiasmo dei presenti. Eli De Gibri fa il verso a <strong>John Coltrane</strong>, pur non possedendone lo stesso calore. La sua è comunque un’esecuzione di alto livello tecnico. Al Foster regala spunti degni di nota confermandosi batterista duttile e inventivo. E’ una strana sezione ritmica quella formata da lui e Doug Weiss. All’inventiva del primo fa da contraltare la tendenza del secondo ad essere misurato ed attento assecondando l’estro del suo compagno. La “strana coppia” è affiatata. Stessa cosa dicasi per la coppia De Gibri e Grissett. Il furore musicale del primo è favorito dal “balsamo” del secondo.<br />
Per tutto il concerto i quattro sembrano divertirsi, con Foster sempre con il sorriso sulle labbra. Ogni brano è un gioiello di esecuzione e tecnica. Nessuna sbavatura a dimostrazione di una altissima concentrazione da parte dei musicisti. Notevoli le esecuzioni di <strong>‘Round midnight</strong>, di <strong>T. Monk</strong>, <strong>Cantaloupe island</strong> di <strong>Herbie Hancock</strong>, Blue in green, anche questo tratto dal capolavoro davisiano &#8220;Kind of blue&#8221;, e <strong>Peter’s mood</strong> dello stesso Foster in cui i quattro tirano fuori il massimo con assoli mai fini a se stessi.<br />
E’ stato un tripudio che segna la eccelsa qualità musicale che ha proposto l’attuale edizione de “Le Querce Jazz” e le felici intuizioni del suo deus ex-machina Giampiero Ferro.</p>
<p><strong>(Pubblicato sulla &#8220;Gazzetta del Sud&#8221; del 25/04/09)<br />
(Foto per gentile concessione di Domenico Iozzo)</strong></p>
<div class="printfriendly alignright"><a href="http://www.giuseppepanella.it/2009/04/25/al-foster-il-batterista-duttile-e-inventivo-che-ha-suonato-con-miles-davis/?pfstyle=wp" rel="nofollow" ><img src="//cdn.printfriendly.com/pf-print-icon.gif" alt="Print Friendly"/><span class="printandpdf printfriendly-text"> Print <img src="//cdn.printfriendly.com/pf-pdf-icon.gif" alt="Get a PDF version of this webpage" /> PDF </span></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Tecnica vocale ed eleganza segni distintivi di Karrin Allyson</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Mar 2009 15:23:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Panella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Concerti]]></category>
		<category><![CDATA[Jazz]]></category>
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		<description><![CDATA[La cantante americana Karrin Allyson ha inaugurato mercoledì sera, al Country Club Le Querce di Sarrottino, la terza edizione della rassegna Le Querce Jazz. Artista di grande prestigio, la Allyson ha ottenuto una nomination ai recenti Grammy Awards nella categoria best vocal album per il suo ultimo lavoro Imagina: Songs of Brazil. Già nel 2001, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1034" title="allyson-1719" src="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2009/03/allyson-1719-300x199.jpg" alt="allyson-1719" width="300" height="199" />La cantante americana Karrin Allyson ha inaugurato mercoledì sera, al <strong>Country Club Le Querce</strong> di Sarrottino, la terza edizione della rassegna <strong>Le Querce Jazz</strong>. Artista di grande prestigio, la Allyson ha ottenuto una nomination ai recenti <strong>Grammy Awards</strong> nella categoria <strong>best vocal album</strong> per il suo ultimo lavoro <strong>Imagina: Songs of Brazil</strong>.  Già nel 2001, con <strong>Ballads: Rembering John Coltrane</strong>, e nel 2006, con <strong>Footprint</strong>, la cantante originaria di Great Bend ha sfiorato la vittoria dell’Oscar della musica. <span id="more-917"></span><br />
Il concerto svoltosi in un ambiente particolarmente adatto al repertorio della Allyson ha mostrato le diverse facce di una artista poliedrica che nel corso degli anni, a differenza di altri cantanti, è riuscita ad affrontare con disinvoltura i generi musicali più svariati senza tradire le sue radici jazz. Grande tecnica vocale ed eleganza nelle interpretazioni sono le doti non comuni che la cantante americana ha mostrato al pubblico presente. Requisiti che la hanno portata ad essere una delle prime donne nel suo genere.<br />
Ma tutto questo non sarebbe possibile se ad accompagnare la Allyson non fosse una band di assoluto rilievo. Il chitarrista <strong>Rod Fleeman</strong>, suo compagno musicale da oltre vent’anni e, al tempo stesso, membro inamovibile della band di <strong>Diane Schuur</strong>, il contrabbassista <strong>Ed Howard</strong> e il batterista <strong>Todd Strait</strong> dimostrano di integrarsi in maniera perfetta con la bionda cantante, ora assecondandone il suo estro ora dimostrando di essere dei superbi solisti.<br />
Ed è grazie alla grande intesa del quartetto che i classici brasiliani presenti nell’ultimo lavoro riescono a mostrare una freschezza insolita. Le canzoni di Jobim, De Moraes, Bonfa, Chico Buarque hanno entusiasmato i presenti ma è quando la Allyson si siede davanti al piano che si toccano momenti di grande intensità. <strong>I wish i knew</strong>, inserito nell’album “Ballads”, è di una raffinatezza disarmante. La voce della Allyson si fonde perfettamente al pianoforte e la chitarra di Rod Fleeman è degna comprimaria. Da restare senza fiato.<br />
<strong>Estrada branca</strong> è un altro momento toccante. Il brano di <strong>Vinicius De Moraes</strong> e <strong>Antonio Carlos Jobim</strong> diventa poesia e, ove fosse possibile, sembra essere la versione “definitiva” di una canzone che è di per sé un classico. Sembra quasi che ogni brano eseguito da Karrin Allyson diventi un piccolo gioiello, quasi come se lei possedesse il tocco magico di Re Mida.<br />
La nota curiosa della serata è stata data dalla richiesta fatta da Karrin Allyson al pubblico. “Ditemi se volete che io suoni qualcosa per voi”. La canzone indicata è stata <strong>One note samba</strong>. E’ stato l’atto finale prima di uno sconvolgente bis.<br />
Difatti, la esecuzione di <strong>Insensatez</strong> sembra cancellare ogni intenso attimo “vissuto” precedentemente. Con il preludio dell’<strong>op. 28 di Chopin</strong> che fa da introduzione al brano di Jobim, la Allyson dimostra di essere a suo agio anche con la musica classica.<br />
Con questo “evergreen” si conclude uno dei concerti più intensi ai quali ho assistito. Merito di tutto questo va a Giampiero Ferro che ha fortemente voluto uno dei nomi più importanti della scena jazz mondiale e per la quale rassegna ha messo a segno un altro colpo. Infatti, giorno 18 marzo nella stessa location si esibiranno gli <strong>Shanga Quartet</strong> del sassofonista Seamus Blake. Una ennesima stella che segna la crescita de “Le Querce Jazz”.</p>
<p><strong>La band:</strong><br />
Karrin Allyson, voce, piano<br />
Rod Fleeman, chitarra<br />
Ed Howard, contrabbasso<br />
Todd Strait, batteria</p>
<p><strong>Discografia:</strong><br />
1992 &#8211; I Didn&#8217;t Know About You<br />
1993 &#8211; Sweet Home Cookin&#8217;<br />
1994 &#8211; Azure-Té<br />
1996 &#8211; Collage<br />
1996 &#8211; Daydream<br />
1999 &#8211; From Paris To Rio<br />
2001 &#8211; Ballads: Remembering John Coltrane<br />
2002 &#8211; In Blue<br />
2004 &#8211; Wild For You<br />
2006 &#8211; Footprints<br />
2008 &#8211; Imagina: Songs of Brasil</p>
<p><strong>(Pubblicato sulla &#8220;Gazzetta del Sud&#8221; del 5/3/09)</strong></p>
<div class="printfriendly alignright"><a href="http://www.giuseppepanella.it/2009/03/10/tecnica-vocale-ed-eleganza-segni-distintivi-di-karrin-allyson/?pfstyle=wp" rel="nofollow" ><img src="//cdn.printfriendly.com/pf-print-icon.gif" alt="Print Friendly"/><span class="printandpdf printfriendly-text"> Print <img src="//cdn.printfriendly.com/pf-pdf-icon.gif" alt="Get a PDF version of this webpage" /> PDF </span></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Joe Bonamassa, un live per l&#8217;Olimpo</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Oct 2008 23:45:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Panella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blues]]></category>
		<category><![CDATA[CD]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Joe Bonamassa Live from nowhere in particular (Provogue/Edel) Decimo album in otto anni per Joe Bonamassa. Live from nowhere in particular è un doppio cd live che restituisce perfettamente l&#8217;atmosfera che il chitarrista americano crea durante i suoi concerti. Una cascata di suoni si abbatte sull&#8217;ascoltatore che non può restare indifferente davanti a tanta energia. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2008/10/joe-bonamassa.jpg"><img src="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2008/10/joe-bonamassa.jpg" alt="" title="joe-bonamassa" width="240" height="240" class="alignleft size-medium wp-image-501" /></a><br />
<strong>Joe Bonamassa<br />
Live from nowhere in particular<br />
(Provogue/Edel)</strong></p>
<p>Decimo album in otto anni per Joe Bonamassa. <strong>Live from nowhere in particular </strong>è un doppio cd live che restituisce perfettamente l&#8217;atmosfera che il chitarrista americano crea durante i suoi concerti. Una cascata di suoni si abbatte sull&#8217;ascoltatore che non può restare indifferente davanti a tanta energia. Due album in cui suoni elettrici ed acustici la fanno da padrone a conferma di quell&#8217;abilità che viene riconosciuta a Bonamassa da pubblico e critica. Non una nota è fuori posto in questo live. Ma non è solo la tecnica a stupire. Nel repertorio di Bonamassa fanno parte, oltre ai brani da lui stesso composti, anche cover dei suoi artisti preferiti. <span id="more-500"></span> Egli stesso non ha mai nascosto il suo gradimento per il rock dei &#8217;70&#8242;s. E, come nei suoi album in studio, anche in questo doppio cd troviamo brani di quel periodo. Interessante anche il recupero di brani che non appartengono al repertorio rock blues. Tra le 14 tracce presenti, infatti, ascoltiamo un medley contenente <strong>A new day yesterday</strong>, brano dei Jethro Tull apparso su &#8220;Stand up&#8221; e <strong>Straship trooper/Wurm </strong> degli Yes di &#8220;The Yes album&#8221;. </p>
<p>La partenza sparata di <strong>Bridge to better days </strong>è un ottimo biglietto di presentazione. La Gibson Les Paul di Bonamassa manda un chiaro messaggio all&#8217;ascoltatore. Ma sono tutti i brani che riescono a farsi apprezzare. In ognuno di loro si può scorgere l&#8217;influenza che, grandi chitarristi come Jimmy Page, Alvin Lee, John Mayall, solo per citarne alcuni, hanno esercitato sul chitarrista americano. Ed è proprio a questi artisti che Bonamassa rende omaggio interpretando alla sua maniera pezzi storici del loro repertorio. Di Mayall troviamo l&#8217;infuocata  <strong>Another kinda love </strong>e <strong>So many roads</strong>, quest&#8217;ultima struggente come quella del leader dei Bluesbreakers. <strong>One of these days</strong>, addirittura, è stata scritta a quattro mani con Alvin Lee. Jimmy Page viene tributato con l&#8217;assolo che, il chitarrista dei Led Zeppelin, ha eseguito in <strong>Dazed and confused</strong>. Ogni singola nota di quel memorabile assolo è eseguita con estrema devozione per il suo maestro nella lunghissima e superba <strong>Django/Just got paid</strong>. Sorprendente che in merito non sia ci sia nessun riferimento nel libretto. Grande attenzione viene prestata da Joe Bonamassa nella cover <strong>High water everywhere </strong>di Charley Patton. Una esecuzione da brivido. Si potrebbe pensare a questo come ad un lavoro contenente solo cover. Nulla di più sbagliato. A parte <strong>Sloe gin</strong>, scritta da Bob Ezrin e Michael Kamen, le già citate <strong>Walk in my shadows </strong>e <strong>One of these days</strong>, il medley <strong>India/Mountain time</strong>, <strong>Woke up dreaming</strong>, scritta con Will Jennings, <strong>Asking around for you</strong> dimostrano quanto Bonamassa sappia essere all&#8217;altezza anche come compositore.</p>
<p>Un doppio album di grandissima intensità. Da consigliare, sopratutto, a coloro i quali non hanno mai visto Bonamassa in una esibizione live ed in cui il Nostro mostra eccellente tecnica e doti vocali degne di un grande bluesman, ormai, entrato nell&#8217;Olimpo dei Grandi.</p>
<p>La band:<br />
Joe Bonamassa, chitarra, voce<br />
Carmine Rojas, basso<br />
Rick Melick, tastiere<br />
Bogie Bowles, batteria</p>
<p><strong>Tracklist</strong><br />
Disc: 1<br />
- Bridge to Better Days<br />
- Walk in My Shadows<br />
- So Many Roads<br />
- India/Mountain Time<br />
- Another Kinda Love<br />
- Sloe Gin<br />
- One of These Days</p>
<p>Disc: 2<br />
- Ball Peen Hammer<br />
- If Heartaches Were Nickels<br />
- Woke Up Dreaming<br />
- Django/Just Got Paid<br />
- High Water Everywhere<br />
- Asking Around for You<br />
- A New Day Yesterday/Starship Trooper/Wurm</p>
<p><strong>Discografia:</strong><br />
2000 – A New Day Yesterday<br />
2002 – So, It&#8217;s Like That<br />
2002 – Live At The Cabooze<br />
2003 – Blues Deluxe<br />
2004 – Had to Cry Today<br />
2005 – A New Day Yesterday: Live<br />
2005 – Live at Rockpalast<br />
2006 – You &#038; Me<br />
2007 – Sloe Gin<br />
2008 &#8211; Live from nowhere in particular</p>
<p><strong>(Pubblicato su www.ilpopolodelblues.com il 17/11/08)</strong></p>
<div class="printfriendly alignright"><a href="http://www.giuseppepanella.it/2008/10/25/joe-bonamassa-un-live-per-lolimpo/?pfstyle=wp" rel="nofollow" ><img src="//cdn.printfriendly.com/pf-print-icon.gif" alt="Print Friendly"/><span class="printandpdf printfriendly-text"> Print <img src="//cdn.printfriendly.com/pf-pdf-icon.gif" alt="Get a PDF version of this webpage" /> PDF </span></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;Get onboard&#8221;, l&#8217;invito di Eric Bibb a salire sul suo treno</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jun 2008 22:34:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Panella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Eric Bibb &#8220;Get onboard&#8221; (Telarc Blues &#8211; Distr. Egea) Ascolto Eric Bibb da diversi anni, trovo il suo blues coinvolgente, mai noioso e ripetitivo. Bibb è un artista che, affondando le sue radici nella musica nera a 360°, riesce a destare interesse nell&#8217;ascoltatore grazie anche alla sua scrittura immediata. E&#8217; proprio quest&#8217;ultima caratteristica che lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2008/06/eric-bibb.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-114" title="eric-bibb" src="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2008/06/eric-bibb-300x300.jpg" alt="" width="200" height="200" /></a><br />
<strong>Eric Bibb<br />
&#8220;Get onboard&#8221;<br />
(Telarc Blues &#8211; Distr. Egea)</strong></p>
<p>Ascolto Eric Bibb da diversi anni, trovo il suo blues coinvolgente, mai noioso e ripetitivo. Bibb è un artista che, affondando le sue radici nella musica nera a 360°, riesce a destare interesse nell&#8217;ascoltatore grazie anche alla sua scrittura immediata. E&#8217; proprio quest&#8217;ultima caratteristica che lo rende un artista innovativo, capace di proporre continuamente &#8220;incroci&#8221; con i più svariati generi musicali. Questo accade anche in &#8220;Get onboard&#8221;.<span id="more-111"></span> Il suo blues valica i confini delle 12 battute andando ad incontrare mondi apparentemente da esso lontani. Questo ultimo lavoro è un invito a salire su un immaginario treno pronto a condurci su un percorso intriso di soul e gospel.<br />
Sin dalle prime note di &#8220;Spirit i am&#8221; è riconoscibile il tocco maturo ed elegante di un Bibb ispirato come mai. La voce calda viene supportata da una ritmica grintosa, da un chiaro coro di matrice soul e dalla chitarra elettrica di Chuck Anthony che intesse preziosi ricami per tutta la durata del brano. Il successivo blues acustico &#8220;The promised land&#8221;, breve ma efficace, viene impreziosito dalla slide guitar di Staffan Astner e dalle incursioni dell&#8217;Hammond del produttore Glen Scott e dall&#8217;armonica di Jenny Bonham. Un attimo di pausa e, con una continuità sicuramente voluta, il blues di Bibb sconfina in quello che è un omaggio a New Orleans. In &#8220;New beale street blues&#8221;, infatti, il fingerpicking quasi passa inosservato perchè a rubare la scena sono gli interventi della tipica band da strada di New Orleans. Ed il blues assume contorni jazzati quasi imprevisti. Bello.<br />
Ancora grinta nel brano che dà il titolo all&#8217;album. Ancora una volta l&#8217;armonica di Jenny Bonham è la compagna ideale di Eric Bibb in questo brano che ci cattura per tutta la sua durata.<br />
Con la successiva &#8220;If our hearts ain&#8217;t in it&#8221; Bibb tocca i nostri cuori. Il cantato di Eric sorretto da un coro gospel è valorizzato dalla slide guitar di Bonnie Raitt. Non una nota fuori posto in questo brano. Troppo presto per dire se diventerà un classico della sua produzione, ma è indubbiamete un brano di spessore.<br />
Con &#8220;Pockets&#8221; Bibb riprende il suo fingerpicking. Un brano acustico che ci riporta alle tradizioni dei padri del blues. Intimo ed appassionato come deve essere una canzone d&#8217;amore.<br />
Altro brano acustico è &#8220;River blues&#8221;. Leggera, quasi impalpabile l&#8217;esecuzione di Bibb che utilizza gli archi per impreziosirne la struttura.<br />
&#8220;Deep in my soul&#8221; è un brano country, fatta eccezione per il coro soul. Importante l&#8217;apporto dei fratelli Darick e Chuck Campbell con i loro interventi chitarristici alle slide.<br />
Con &#8220;Conversation&#8221; Bibb colpisce di nuovo al cuore. E lo fa con la grande Ruthie Foster. Due grandi voci, due grandi anime per un brano che parla d&#8217;amore. Una dichiarazione d&#8217;amore questa di Bibb per la Foster. Protagonista, con le voci, l&#8217;armonica di Grant Dermody che sottolinea la passionalità che i due &#8220;amanti&#8221; trasmettono con la loro esecuzione. Importante anche l&#8217;apporto dei fiati. Ogni singola nota trasuda passione. Un grande brano soul. Da quanto tempo non sentivo nulla di tutto ciò!<br />
&#8220;God&#8217;s Kingdom&#8221;, dopo tanta bellezza, sembra essere un brano minore. Non è così. Questo brano acustico, di chiara impronta gospel, regala una sensazione di serenità grazie alla delicata interpretazione di Bibb e della sua band.<br />
&#8220;Step by step&#8221;, dedicata a Martin Luther King, è una ballata acustica soffice impreziosita, ancora una volta, dalla lap-steel.<br />
Con &#8220;Stayed on freedom&#8221;, il treno arriva all&#8217;ultima stazione. Accompagnato dalla sua chitarra e dall&#8217;armonica di Grant Dermody, Bibb ci lascia con un brano che inneggia alla libertà. Ed è questo frse il messagio più importante che Bibb per tutto l&#8217;intero album ha voluto dare: amore e libertà.</p>
<p>La conclusione di &#8220;Get onboard&#8221; mi lascia un vuoto interiore. Quasi inconsapevole, ma con grande gioia, salto nuovamente sul treno di Eric Bibb per godere nuovamente delle superbe sensazioni che questo album è riuscito a regalarmi. Un album che può essere considerato un vero capolavoro.</p>
<p><strong>Track list</strong></p>
<p>1. Spirit i am<br />
2. The promised land<br />
3. New beale street blues<br />
4. Get onboard<br />
5. If our hearts ain&#8217;t in it (feat. Bonnie Raitt)<br />
6. Pockets<br />
7. River blues<br />
8. Deep in my soul<br />
9. Conversation (duetto con Ruthie Foster)<br />
10. God&#8217;s kingdom<br />
11. Step by step<br />
12. Stayed on freedom</p>
<p><strong>Discografia completa</strong><br />
1972 &#8211; Ain&#8217;t it grand (MusikNatet Waxholm)<br />
1977 &#8211; Rainbow people<br />
1978 &#8211; Olikalikadant (con Cyndee Peters) (Opus 3)<br />
1979 &#8211; April Fools (con Bert Deivert) (Opus 3)<br />
1980 &#8211; River road (con Bert Deivert) (Opus 3)<br />
1982 &#8211; Song for peace (Opus 3)<br />
1983 &#8211; Hello stranger ( con Bert Deivert) (Opus 3)<br />
1984 &#8211; Golden apples of the sun (Opus 3)<br />
1993 &#8211; A collection of Cyndee Peters and Eric Bibb (Opus 3)<br />
1994 &#8211; Spirit &amp; the blues (con Needed Time) (Opus 3, ristampato nel 1999 su etichetta Earthbeat e Rhino)<br />
1997 &#8211; Good stuff (con Needed Time) (Opus 3, ristampato nel 1998 su etichetta Earthbeat e Rhino)<br />
1997 &#8211; Shakin&#8217; a tailfeather (raccolta di musiche per bambini interpretate da Eric Bibb, Taj Mahal, Linda Tillery, The Cultural Heritage Choir) (Music for Little People)<br />
1997 &#8211; Me to you (Code Blue, ristampato nel 2001 su etichetta Manathon e EastWest)<br />
1999 &#8211; Mali to Memphis (compilation con brani interpretati da Eric Bibb, Amadou and Mariam, John Lee Hooker, Habib Koite, Rokia Traore, Guy Davis, Boubacar Traore, Lobi Traore, Muddy Waters, Jessie Mae Hemphill, Baba Djan, Taj Mahal) (Putamayo)<br />
1999 &#8211; World Playground (compilation con brani eseguiti da Eric Bibb, Toure Kunda, Colibri, Cedella Marley Booker &amp; Taj Mahal, Trevor Adamson, Teresa Doyle, Buckwheat Zydeco, Glykeria, Manu Chao, Ricardo Lemvo &amp; Makina Loca, Nazare Pereira, Shlomo Gronich &amp; The Sheba Choir) (Putamayo)<br />
1999 &#8211; Hippity Hop (Canzoni per bambini eseguite da Eric Bibb, Taj Mahal, Sheila E., Maria Muldaur e The Cultural Heritage Choir) (Music for Little People)<br />
1999 &#8211; All you need is love: Beatles songs for kids (brani dei Beatles eseguiti per i bambini da Eric Bibb, Takhus Ekedal, Bernie Steinberg, Takhus Ekedal, George Chadwick, Carrie Brandon, Rebecca Hale, Raffi  Listen, George Chadwick, Berni Steinberg, George Chadwick) (Music for Little People)<br />
2000 &#8211; Home to me (Ruf, ristampato nel 2000 su etichetta EarthBeat! e nel 2001 su etichetta Manhaton)<br />
2000 &#8211; Roadworks (Ruf, ristampato nel 2003 su etichetta Manhaton)<br />
2000 &#8211; Just like love (Opus 3)<br />
2000 &#8211; Screamin&#8217; &amp; hollerin the blue (compilation con brani eseguiti da Eric Bibb, Alvin &#8220;Youngblood&#8221; Hart, John Hammond, Duke Robiilard, Corey Harris, Anders Osborne, Toni Price, Guy Davis, Paul Geremia, Otis Taylor, Rishell &amp; Raines, Debbie Davies) (Shanachie)<br />
2000 &#8211; Blue Haze &#8211; (compilation con brani di Jimi Hendrix eseguiti da Eric Bibb, Walter Trout, Popa Chubby, Jimmy Thackery, Eric Burdon, Buddy Miles, Friend &#8216;n&#8217; Fellows, Taj Mahal &amp; The Hula Blues Band, Michelle Shocked, Eric Cales &amp; Trudy Lynn, Bernard Allison, Vernon Reid &amp; Michael Hill, Ana Popovic, Alvin &#8220;Youngblood&#8221; Hart, Aynsley Lister, Eric Burdon) (Ruf)<br />
2001 &#8211; Painting signs (Ruf/Earthbeat!, ristampato nel 2005 su etichetta Manhaton)<br />
2001 &#8211; Good stuff (Opus 3)<br />
2001 &#8211; Hope in a hopeless world (mini cd) (Earthbeat!, ristampato nel 2005 su etichetta Manhaton)<br />
2002 &#8211; Singin&#8217; In My Heart &#8211; Songs of love and friendship (compilation con brani eseguiti da Eric Bibb &amp; Linda Tillery, Andrew Gold, Jackie DeShannon, MFLP Singers, Big Mountain, Papillion, The Persuasions, Maria Muldaur, Connie Francis, Bill Withers, Bobby Caldwell, Seals &amp; Crofts, Ben E. King) (Music for Little People)<br />
2003 &#8211; A family affair (con Leon Bibb) (Jericho Beach)<br />
2003 &#8211; Natural light (Earthbeat)<br />
2004 &#8211; Friends (Telarc)<br />
2004 &#8211; Sisters &amp; brothers (con Rory Block e Maria Muldaur) (Telarc)<br />
2004 &#8211; Roots &amp; new 2004 (compilation con brani eseguiti da Eric Bibb, Duke Robillard, Bill Wyman&#8217;s Rhythm Kings, Neal Black, Kevin Brown, Patrick Verbeke, Mason Casey, Popa Chubby, Dave Gashouse e Little Bob) (Dixiefrog)<br />
2005 &#8211; A ship called love (Universal)<br />
2005 &#8211; Livin&#8217;, lovin&#8217; and doin&#8217; (Manhaton)<br />
2006 &#8211; Praising peace: A tribute to Paul Robeson (con Leon Bibb) (Stony Plain Music)<br />
2006 &#8211; Twelve gates to the city2007 (Luna Records)<br />
2007 &#8211; Diamond days (Telarc)<br />
2007 &#8211; Evening with Eric Bibb [live] (M.C.)<br />
2008 &#8211; Get onboard (Telarc)</p>
<p><strong>(Pubblicato su <a href="http://www.giuseppepanella.it/2008/06/18/eric-bibb/">Musicalnews</a> il 19/06/08)</strong></p>
<div class="printfriendly alignright"><a href="http://www.giuseppepanella.it/2008/06/18/eric-bibb/?pfstyle=wp" rel="nofollow" ><img src="//cdn.printfriendly.com/pf-print-icon.gif" alt="Print Friendly"/><span class="printandpdf printfriendly-text"> Print <img src="//cdn.printfriendly.com/pf-pdf-icon.gif" alt="Get a PDF version of this webpage" /> PDF </span></a></div>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Con &#8220;Longitude&#8221; Martial Solal si conferma artista all&#8217;avanguardia</title>
		<link>http://www.giuseppepanella.it/2008/06/15/con-longitude-martial-solal-si-conferma-artista-allavanguardia/</link>
		<comments>http://www.giuseppepanella.it/2008/06/15/con-longitude-martial-solal-si-conferma-artista-allavanguardia/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 15 Jun 2008 13:22:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Panella</dc:creator>
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		<category><![CDATA[CD & LP consigliati]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Jazz]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Martial Solal Trio &#8220;Longitude&#8221; (Cam Jazz &#8211; Distr. IRD) Martial Solal non smetterà mai di sorprendere i suoi fan. Ad 81 anni pubblica un album fresco ed innovativo come solo un grande artista riesce a fare. In dieci tracce riesce ad esprimere quello che per lui è il jazz: libertà di esecuzione e di espressione. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href='http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2008/06/martial-solal.jpg'><img src="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2008/06/martial-solal.jpg" alt="" title="martial-solal" width="170" height="168" class="alignleft size-medium wp-image-113" /></a><strong>Martial Solal Trio<br />
&#8220;Longitude&#8221;<br />
(Cam Jazz &#8211; Distr. IRD)</strong></p>
<p>Martial Solal non smetterà mai di sorprendere i suoi fan. Ad 81 anni pubblica un album fresco ed innovativo come solo un grande artista riesce a fare. In dieci tracce riesce ad esprimere quello che per lui è il jazz: libertà di esecuzione e di espressione.<br />
Accompagnato dai gemelli Francois e Louis Moutin l&#8217;artista franco-algerino dà vita a un percorso musicale pieno di vitalità. Quasi tutte sono composizioni di Solal, fatta eccezione per &#8220;Here’s that rainy day&#8221; di Johnny Burke, &#8220;Tea for two&#8221; e The last time i saw Paris&#8221; della premiata ditta Hammerstein-Kern. <span id="more-110"></span>Solal ha un rapporto particolare con le musiche da film. Infatti, più volte ha avuto modo di cimentarsi nella scrittura di alcune colonne sonore lavorando, tra gli altri, con Jean-Luc Godard. Non è una esecuzione rigidamente ancorata allo spartito quella che Solal ci fa ascoltare. E&#8217; una libera interpretazione di temi a tutti noi molto familiari ed a cui l&#8217;artista franco-algerino riesce a dare una nuova linfa. In tutto questo è prezioso il lavoro dei gemelli Moutin che, per questo album, hanno dedicato al loro maestro il brano &#8220;Solalitude&#8221;. Questo è indubbiamente il brano che, più di ogni altro, si concede alla melodia. Non una libera esecuzione ma una interpretazione legata rigidamente alla scrittura dei due gemelli.<br />
I brani scritti da Martial Solal rispecchiano il genio del loro autore. Una rincorsa in spazi aperti dove ognuno è libero di divagare, pur mantenendo uno speciale affiatamento. Tutto ciò si evidenzia sin dal brano di apertura, &#8220;Slightly bluesy&#8221;. Le &#8220;corse&#8221; del pianoforte sono ben coadiuvate da batteria e basso. Quest&#8217;ultimo riesce ad essere protagonista grazie ad un assolo vibrante. Tutto l&#8217;album è intriso di corse e di rincorse, di pause e di riprese. E&#8217; l&#8217;esaltazione di un modo di eseguire il jazz tipico di Martial Solal che ancora oggi, ricordando l&#8217;affermazione che ebbe su di lui Duke Ellington, &#8220;Brilla di freschezza&#8221;. </p>
<p><strong>Band:</strong><br />
Martial Solal, piano<br />
Francois Moutin, Basso<br />
Louis Moutin, batteria</p>
<p><strong>Tracklist:</strong><br />
  1 &#8211; Slightly bluesy<br />
  2 &#8211; Here&#8217;s that rainy day<br />
  3 &#8211; Longitude<br />
  4 &#8211; Bizarre, vous avez dit?<br />
  5 &#8211; Tea for two<br />
  6 &#8211; Solaltitude<br />
  7 &#8211; Short cuts<br />
  8 &#8211; The last time i saw Paris<br />
  9 &#8211; Monostome<br />
10 &#8211; Navigation  </p>
<p>Discografia CamJazz:<br />
2006 &#8211; Rue De Seine (in duo con il trombettista statunitense Dave Douglas)<br />
2007 &#8211; Solitude</p>
<p>Colonne sonore:<br />
1958 Calde gocce di rugiada sul mio corpo  Musiche<br />
1962 &#8211; Codice segreto<br />
1960 &#8211; Fino all&#8217;ultimo respiro<br />
1960 &#8211; L&#8217;affare di una notte<br />
1958 &#8211; Le jene del quarto potere<br />
1959 &#8211; Match contro la morte<br />
1964 &#8211; Scappamento aperto<br />
1965 &#8211; Tre camere a Manhattan</p>
<p><strong>(Pubblicato su Musicalnews.com il 15/06/08)</strong></p>
<div class="printfriendly alignright"><a href="http://www.giuseppepanella.it/2008/06/15/con-longitude-martial-solal-si-conferma-artista-allavanguardia/?pfstyle=wp" rel="nofollow" ><img src="//cdn.printfriendly.com/pf-print-icon.gif" alt="Print Friendly"/><span class="printandpdf printfriendly-text"> Print <img src="//cdn.printfriendly.com/pf-pdf-icon.gif" alt="Get a PDF version of this webpage" /> PDF </span></a></div>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>In &#8220;Archangelica&#8221; Michel Godard mostra le sue due anime musicali</title>
		<link>http://www.giuseppepanella.it/2008/06/14/in-archangelica-michel-godard-mostra-le-sue-due-anime-musicali/</link>
		<comments>http://www.giuseppepanella.it/2008/06/14/in-archangelica-michel-godard-mostra-le-sue-due-anime-musicali/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 14 Jun 2008 16:05:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Panella</dc:creator>
				<category><![CDATA[CD & LP consigliati]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Jazz]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Michel Godard &#8220;Archangelica&#8221; (Cam Jazz &#8211; Distr. IRD) Prima di ascoltare il terzo lavoro che Michel Godard ha firmato per la CamJazz ho letto con interesse le note di copertina scritte dalla scrittrice Nancy Huston che, presentando &#8220;Archangelica&#8221;, parla dei suoi mondi contrapposti, della fusione che Godard ha creato tra musica jazz e musica barocca. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href='http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2008/06/michel-godard.jpg'><img src="http://www.giuseppepanella.it/wp-content/uploads/2008/06/michel-godard.jpg" alt="" title="Layout 1" width="200" height="200" class="alignleft size-medium wp-image-112" /></a>
</p>
<p><strong>Michel Godard<br />
&#8220;Archangelica&#8221;<br />
(Cam Jazz &#8211; Distr. IRD</strong>)</p>
<p>Prima di ascoltare il terzo lavoro che Michel Godard ha firmato per la CamJazz ho letto con interesse le note di copertina scritte dalla scrittrice Nancy Huston che, presentando &#8220;Archangelica&#8221;,  parla dei suoi mondi contrapposti, della fusione che Godard ha creato tra musica jazz e musica barocca. Il mio primo pensiero è stato quello di un disco dall&#8217;ascolto difficile, quasi impenetrabile alle orecchie poco preparate ad esperimenti di questo tipo. Coadiuvato da Les Musiciens de Louvre, formazione di Grenoble (Francia) specializzata nel repertorio barocco, diretta da Mirella Giardelli, dall&#8217;italiana Maria Pia De Vito, alla voce, dal vibrafonista Franck Tortiller, dal batterista Patrice Héral, dal chitarrista Gerard Marais, dal clavicembalista Freddy Eichelberger, Godard riesce appieno nel suo intento.</p>
<p><span id="more-109"></span></p>
<p>L&#8217;iniziale &#8220;L&#8217;or des tenèbres&#8221; apre all&#8217;ascoltatore un nuovo modo di intendere la musica jazz. L&#8217;artista francese dimostra, da subito, la sua naturale predisposizione nel confrontarsi con il jazz e con la musica classica. &#8220;Enfant trouvè&#8221;, introdotto dalla marimba di Tortiller, è un delicato affresco musicale in cui Godard, alle prese con il suo serpent, viene &#8220;sorretto&#8221; dagli archi dell&#8217;Atelier des Musiciens du Louvre. &#8220;Archangelica&#8221;, brano che dè il titolo all&#8217;album, non si scosta dai brani precedenti. Aggiunge, però, la voce di Maria Pia De Vito che con i suoi vocalizzi sembra dare un respiro maggiore alla composizione. Appare in quasi tutti i brani l&#8217;artista romana, riuscendo a intessere &#8220;ricami&#8221; pregiati sule melodie complesse di questo lavoro offrendo un notevole contributo. Riesce a non soffocare i suoi compagni di viaggio ma a sottolineare le loro superbe interpretazioni. In questo cd c&#8217;è anche una canzone cantata in dialetto napoletano: &#8220;Senza tremmore&#8221;, unico brano in cui sono presenti contemporaneamente tutti i compagni di viaggio di Godard. E&#8217; questo, con il finale &#8220;Etrelacs et tour de bras&#8221;, il vertice di un progetto suggestivo e vibrante, pieno di emozioni che coinvolgono completamente l&#8217;ascoltatore. </p>
<p><strong>Tracklist:</strong><br />
- L&#8217;or des tenèbres<br />
- Enfant trouvé<br />
- Archangelica<br />
- Les couleurs du desir<br />
- Comme une pluie<br />
- L&#8217;Ombre d&#8217;or<br />
- Three together<br />
- Senza tremmore<br />
- In tenebrosis<br />
- Entrelacs et tours de bras</p>
<p><strong>Band:</strong><br />
Michel Godard, tuba, serpent<br />
Maria Pia De vito, voce,<br />
Franck Tortiller, vibrafono, marimba<br />
Patrice Héral, batteria, percussioni<br />
Gerard Marais, chitarra<br />
Freddy Eichelberger, clavicembalo<br />
Atelier des Musiciens du Louvre diretta da Mirella Giardelli</p>
<p><strong>Discografia di Michel Godard su CamJazz:</strong><br />
2005 &#8211; Cousins Germains” (in sestetto con Herbert Joos, Wolfgang Puschnig, Christof Lauer, Franck Tortiller, Wolfgang Reisinger)<br />
2006 &#8211; Impertinance (in trio con Franck Tortiller e Patrice Héral)</p>
<p><strong>(Pubblicato su Musicalnews.com il 14/06/08)<br />
</strong></p>
<div class="printfriendly alignright"><a href="http://www.giuseppepanella.it/2008/06/14/in-archangelica-michel-godard-mostra-le-sue-due-anime-musicali/?pfstyle=wp" rel="nofollow" ><img src="//cdn.printfriendly.com/pf-print-icon.gif" alt="Print Friendly"/><span class="printandpdf printfriendly-text"> Print <img src="//cdn.printfriendly.com/pf-pdf-icon.gif" alt="Get a PDF version of this webpage" /> PDF </span></a></div>]]></content:encoded>
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