Raphael Gualazzi: “Sanremo? Una svolta per la mia carriera”

Un anno di grandi successi, nell’ottobre scorso il sold out al glorioso “New Morning” di Parigi, un disco accolto bene da pubblico e un tour con il quale sta attraversando l’Europa. E’ questo un sintetico biglietto da visita di Raphael Gualazzi che, giorno 13 gennaio, sarà ospite del Teatro Politeama di Catanzaro
E’ un personaggio che già nel privato si fa apprezzare per la sua cordiale disponibilità, caratteristica evidente sin dalle prime battute del nostro incontro.
Suo padre era il batterista del gruppo Anonima Sound. In qualche modo ha influenzato i tuoi ascolti e il tuo modo di fare musica?
Quando si è piccoli ed una certa predisposizione, avere la possibilità di ascoltare cose diverse, facilita l’approccio. Io ascoltavo Ray Charles quando avevo 5 anni e poi i Led Zeppelin quando ne avevo 16, ma anche Django Reinhardt, tanta musica classica e operistica. Sicuramente avere un musicista in casa dà un grande input.
Molti la considerano un musicista jazz, ma non è nascosta la sua passione per la musica soul e funky di Sly & The Family Stone, Ray Charles, Otis Redding, Bill Withers, Etta James e Stevie Wonder. Qual è il vero Gualazzi?
Credo di essere un amante del jazz e della musica in generale. Le etichette vengono date per una questione di semplicità, ma non abbiamo bisogno di definire i vari stili musicali. Il jazz ha bisogno di attingere dagli altri generi e viceversa, assistendo ad un crossover che genererebbe una evoluzione della musica.
C’è anche Tom Waits tra i suoi artisti preferiti.
E’ vero, ed è naturale che sia così. Waits, come me, trova fonte di ispirazione in artisti come Thomas Fats Waller, uno dei miei punti di riferimento principali, del quale ha inciso “I’m crazy ‘bout my baby”.
Una delle sue caratteristiche è quella di ispirarsi allo stride piano, uno stile pianistico caro a personaggi come Fats Waller, Art Tatum, Mary Lou Williams, James P. Johnson, Willie “The Lion” Smith. diffuso tra la fine degli anni ’10 e gli anni ’40 del secolo scorso. Come ci è arrivato?
Agli inizi, da bambino, sono partito da studi classici. All’età di 21 anni ho iniziato a comporre i miei primi brani e, pur non tralasciando quegli apprendimenti ho iniziato a fondere l’aspetto blues della Louisiana a questo modo di suonare molto personale che ho riconosciuto solo più tardi. Da quel momento ho iniziato ad ascoltare quegli artisti.
La sua carriera ha subito una svolta decisiva con la partecipazione a Sanremo. Agli inizi avrebbe mai immaginato che quel palcoscenico sarebbe stato il punto di partenza di una carriera prestigiosa?
Sanremo rimane, nonostante tutto, una vetrina importante, molto seguita anche all’estero. Non dimentichiamo che da questa manifestazione è partito il successo mondiale di un brano come “Nel blu dipinto di blu (Volare)” di Domenico Modugno e che ha ospitato personaggi del calibro di Louis Armstrong.
Oltre ai brani del suo album, nei suoi concerti spesso interpreta canzoni di altri artisti, come “Caravan”, di Duke Ellington, Rainy Night In Georgia di Tony Joe White e I’m Gonna Move to the Outskirts of Town, di Louis Jordan. E’ il tributo alle sue influenze giovanili?
Quei brani della cultura afroamericana mi hanno accompagnato negli anni e li eseguo insieme alla mia band composta di sei elementi. Non posso dimenticare di quando ho ascoltato “Rainy night in Georgia” nelle versioni di Ray Charles e degli ZZ Top. Sono rimasto letteralmente folgorato.

(Pubblicato su Gazzetta del Sud il 10/01/2012)

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