Elisa
Area Magna Grecia – Catanzaro
13/09/2010
Tante luci e qualche ombra ma con tanta gioia. Questo in sintesi ciò che resta del concerto che Elisa ha tenuto lunedì sera nell’Arena Magna Grecia ed organizzato da Essemme Musica di Maurizio Senese.
Per tutto il concerto Elisa ha condiviso con i suoi fans la parte vocale. Il continuo scambio di ruoli, coinvolgente e ben riuscito considerando il risultato finale, è sembrato l’arma vincente di uno spettacolo costruito su ritmiche decisamente pesanti rispetto ai consueti canoni cui lei ci ha abituati.
Questo inatteso aspetto della personalità di Elisa ha trovato spazio su un megaschermo posto in fondo al palco le cui immagini ingrandite non hanno nascosto la forza espressiva di Elisa e dei componenti la band.
Versioni più grintose, decisamente virate verso il rock duro, hanno reso più “aggressiva” di quanto ci si aspettasse la performance della cantante di Monfalcone.
Sin dalla iniziale “This Knot” tutto si è svolto secondo copione. Il grande entusiasmo del pubblico, frenato dalle poltroncine che in spettacoli del genere dovrebbero essere eliminate, è stato ricambiato da Elisa che, seppur di poche parole per tutto il concerto, con ampi gesti ha sollecitato i suoi fan ad una partecipazione attiva.
Con la successiva “Anche se non trovi le parole” l’intesa è aumentata contribuendo a far salire l’entusiasmo alle stelle. Nella alternanza di brani cantati in inglese ed in italiano Elisa ha evidenziato la sua doppia natura, quella capacità di non perdere la propria identità e quello stile che da anni ha mostrato di possedere.
Sono stati momenti di grande enfasi allorquando Elisa ha interpretato brani come “Heaven”, Eppure sentire (Un senso di te)”, “Luce (Tramonti a Nord Est)”, “Rock your soul”, “The waves”, durante la quale il pubblico ha battuto il tempo con le mani, fino a “Gli ostacoli del cuore”. Durante il brano scritto da Ligabue si è raggiunta l’apoteosi, nonostante fossero le battute finali del concerto Elisa sembrava avesse ancora molto da dire. Così è stato con le finali “Your manifesto” e “Together” che hanno anticipato la delicata “Forgiveness” e “Redemption song”, brano di Bob Marley.
Tra tanta esaltazione e dimostrazione di grandi doti interpretative le cover sono sembrate l’anello debole della catena, un tentativo poco riuscito di rileggere pagine memorabili del repertorio musicale internazionale. Se “Mad world”, dei Tears for Tears, è stata sostenuta da un efficace assolo di Andrea Rigonat, alla chitarra, e dal corposo basso di Max Gelsi, non altrettanto si può dire di “Mercedes Benz”, di Janis Joplin, e della citata “Redemption song”. La prima, che nella versione originale è una “cruda” e vibrante performance per sola voce, è stata “rinnovata” con una base formata da un loop elettronico fastidioso ed inefficace, il brano di Marley, invece, ha perso il contenuto emotivo caratteristica fondamentale dell’esecuzione del compianto Bob.
Nonostante tutto il concerto ha consegnato ai fan una artista completa che non ha perso l’occasione di suonare la tastiera, la chitarra acustica e le percussioni confermandosi stella di prima grandezza nel panorama musicale italiano.
Set list:
- This knot
- Anche se non trovi le parole
- Stay
- Ti vorrei sollevare
- Heaven
- Eppure sentire (un senso di te)
- Someone to love
- Luce (Tramonti a nord-est)
- Lisert
- Mad world
- The waves
- Una poesia
- Mercedes Benz
- Qualcosa che non c’è
- Broken
- Rock your soul
- Hallelujah
- Prayer
- Labyrinth
- Rainbow
- Gli ostacoli del cuore
- Your manifesto
- Together
Bis:
- Forgiveness
Redemption song
(pubblicato su Gazzetta del Sud il 15/09/2010)
(Foto per gentile concessione di Carmen Loiacono)
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