“I concerti con Francesco sono sempre rigeneranti”
Un mito vivente che ha una incredibile storia alle spalle e, soprattutto, un tour che a cavallo degli anni settanta ha segnato un’epoca. Erano gli anni in cui con Francesco De Gregori girava tutta la penisola con “Banana Republic”. A distanza di oltre trenta anni la storia si ripete per far rivivere antiche emozioni, rinnovandole con un tour che sembra la logica prosecuzione di quel memorabile evento. La presenza dei due artisti in Calabria, il 3 agosto a Catanzaro ed il 18 a Villapiana, è una occasione per incontrare Lucio Dalla per parlare del tour e di altro.
Il vostro primo concerto insieme è datato 1978, poi il tour “Banana Republic”. Come si è arrivati alla decisione di suonare di nuovo insieme in tour?
E’ stato tutto quasi naturale. Ho invitato Francesco (De Gregori, n.d.a.) ad un mio concerto e da lì è nata l’idea di suonare nuovamente insieme. Inizialmente l’idea era di fare pochi concerti ma poi siamo andati oltre e siamo in tour da un anno.
L’idea che tutto fosse circoscritto a poche date mi sembra non potesse avere un riscontro reale.
Per noi tutto era iniziato come un gioco. Ora è ancora tale ma è diventato qualcosa di più dal momento che riusciamo ad esprimerci al meglio anche sotto l’aspetto creativo. Inoltre ci divertiamo tantissimo e questo è l’aspetto più importante.
Vi divertite anche più degli anni di “Banana Republic”?
Molto di più! Lì c’era il mito, c’era la novità. Qui c’è la musica, i testi… e poi la maggior parte delle canzoni che la gente ascolta è stata scritta dopo “Banana Republic”, ed è importante sottolineare che in questo tour non suoniamo brani di quello precedente.
In questi anni avete continuato a frequentarvi?
La cosa curiosa è proprio questa. Io e Francesco, dall’ultimo concerto di “Banana Republic”, ci saremo incontrati non più di quattro o cinque volte.
“Dalla De Gregori – Work in progress” significa che nulla è definito nei vostri concerti?
Proprio così. Nella nostra scaletta ci sono tanti pezzi che ogni sera c’è sempre qualcosa di diverso perché riusciamo a captare i desideri del pubblico in quel momento.
Quanta affinità c’è tra voi dopo tanto tempo?
Tanta, anche se durante il tour la nostra frequentazione è legata solamente ai concerti. C’è un “effetto” reciproco tra i nostri due mondi musicali, tra l’altro neanche tanto simili, che si sposano perfettamente.
In concerto vi scambiate le canzoni, che sensazione si prova a cantare brani scritti da De Gregori?
E’ una forma di rigenerazione dal momento che ognuno di noi le interpreta con uno spirito assolutamente personale.
Dalla clarinettista ha suonato a Bologna per due anni con Chet Baker. Da cantante ha esordito a Sanremo nel 1967 con “Paff bum” al fianco dei mitici Yardbirds di Jeff Beck. Un segno del destino.
Da ragazzino a Bologna suonavo nei gruppi jazz e non posso dimenticare di aver suonato in jam session oltre che con Baker anche con Charlie Mingus e Bud Powell. Indubbiamente questa esperienza mi è rimasta perché io ancora oggi ho sulla pelle questa storia.
“L’anno che verrà”, “Futura”, “Telefonami tra vent’anni”, “1999” e “Com’è profondo il mare”, quattro testi di un Lucio Dalla veggente…
Sono d’accordo con te. Io credo, come molte delle persone che lavorano attraverso l’immaginario, di possedere questa strana percezione del futuro. Pensa che “1999” la scrissi nel 1964, mentre “Telefonami fra cent’anni” parlava già del cellulare (si riferisce alla frase “butta i numeri fra le stelle”, nda)
Non si finirebbe mai di parlare con Lucio Dalla ma l’appuntamento è rinviato a giorno 3 agosto quando con Francesco De Gregori sarà di scena all’Arena Magna Grecia di Catanzaro.
(Pubblicato su Gazzetta del Sud giorno 1/08/2010)
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