Proietti “imperatore” del Politeama
Gigi Proietti
“Di nuovo, buonasera”
Teatro Politeama
Catanzaro
07/05/2010
Un tavolo, tre sedie e, sullo sfondo due porte. Questi pochi ma essenziali “elementi” ed un immediato “calore familiare” hanno dato il via a “Di nuovo buonasera”, spettacolo che Gigi Proietti venerdì sera ha presentato nella prima di tre serate al pubblico del Teatro Politeama.
Era quella la scenografia di “Pericolosamente”, atto unico di Eduardo De Filippo, durante il quale Proietti uscito dalla sua romanità ha recitato in un dialetto a lui poco familiare, il napoletano. E’ stato il tributo al grande Eduardo il biglietto da visita ideale per portare nei cuori di ognuno dei presenti quella allegria, quella ironia che sono stati il tema conduttore di uno spettacolo figlio di altri precedenti show del regista ed attore romano, come ad esempio “A me gli occhi please”.
Nessuno meglio di Proietti avrebbe potuto ripercorrere la storia del Teatro Brancaccio, da lui diretto fino al 2007, e di un genere “povero” come viene considerato il varietà . E’ proprio nell’avanspettacolo che Proietti ha cominciato a muovere i primi passi e lo dimostra muovendosi a proprio agio, da vero e proprio padrone della scena.
In alcuni casi è stata una vera lezione di teatro, una dimostrazione di quanto sia grande il personaggio Proietti, di come riesca ad essere mattatore ed al tempo stesso umile comprimario. Una vera lezione di stile per chi vuole intraprendere la carriera di attore.
In “Di nuovo buonasera” non mancano le canzoni. Accompagnato dall’orchestra Proietti dimostra di “riuscire” a cantare classici come “I’ve got you under my skin” e “Fly me to the moon” , nonostante sia grande il suo rimpianto di non aver mai approfondito lo studio della musica.
Ma Proietti non è il solo protagonista dello spettacolo. Ci sono i boys e, soprattutto, le girls, immancabili nell’avanspettacolo, le figlie Carlotta e Susanna, con quest’ultima che si cimenta in una apprezzata versione di “Dream a little dream of me”.
L’attore romano non ci fa mancare alcuni dei suoi personaggi più famosi tra i quali il sempre esilarante affarologo Pietro Ammicca, i cui dialoghi hanno visto la partecipazione attiva di un pubblico divertito.
E’ stato un continuo passaggio dal teatro “serio” a quello “leggero”, dalle gags ai momenti più intensi. Dalla spiegazione di cosa è il “fumando” alla declamazione ironica di una battuta di “Otello” di Shakespeare, servita a spiegare la “carrettella”, alla vibrante poesia di Roberto Lerici, “Questo amore”, momento più intenso di uno spettacolo che scorre lievemente.
Non ci si stancherebbe mai di assistere alle performances di un Proietti che, senza mai tradire la sua caratteristica ironia “petroliniana”, ha dimostrato di essere in grado di passare da Eduardo a Shakespeare con grande disinvoltura.
Sono stati momenti di grande divertimento allorquando Proietti, coadiuvato da Fabrizio Angelici e dalla sua compagnia, ha vestito i panni del cassamortaro Fulgenzio Lapide e, successivamente, di Armando Duval nella parodia de “La signora delle camelie”, fino al bis de “La sauna di Toto”.
E’ con questo personaggio che un esausto Proietti si è congedato dal suo pubblico che non ha risparmiato di riconoscere la grandezza di questo artista con una interminabile standing ovation.
(Pubblicato su Gazzetta del Sud il 9/05/2010)
(Foto per gentile concessione di Antonio Raffaele)
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