Fiorella Mannoia: mi piace proporre brani dimenticati
Era il 1968 quando una giovanissima Fiorella Mannoia pubblicava “Ho saputo che partivi”, il suo primo 45 giri. Aveva appena 14 anni e quello che lei pensava fosse un gioco cominciava a trasformarsi in realtà. In poco più di quaranta anni l’anatroccolo è diventato un cigno, una voce inconfondibile ed una sensibilità che l’hanno resa insostituibile nel cuore degli italiani.
Incontrarla è emozionante, non solamente per la sua bellezza ma anche per il suo essere personaggio umile.
Fiorella, sin dagli inizi, nella tua carriera gli uomini hanno avuto grande importanza. Basti pensare ai discografici Micocci e Melis, per passare a Memmo Foresi con il quale nel 1972 hai inciso il tuo primo album “Mannoia, Foresi & Co.”
Assolutamente sì. Dopo un inizio difficile l’incontro con Memmo fu importante perché con lui ho iniziato a dare un senso al mio lavoro.
Ruggeri, Fossati, Ligabue, Jovanotti sono alcuni tra gli autori che hanno scritto per te delle vere gemme. Come riescono a scrivere “al femminile”?
Non credo che sia difficile. E’ solo il punto di osservazione degli uomini sul mondo delle donne. Si tratta solo di possedere una grande sensibilità.
Nel tuo ultimo album, “Ho imparato a sognare”, hai rivisitato alcune canzoni di successo di altri artisti. Tra queste “E’ la pioggia che va” dei Rokes, vero inno dei giovani degli anni sessanta.
Quando abbiamo realizzato “Corale per l’Abruzzo”, Renato Zero voleva che questo fosse il brano finale da cantare tutti insieme, come messaggio di speranza. Poi non siamo riusciti a provarlo, ma per me è stata una bella riscoperta e da qui la decisione di inserirlo nell’album.
Hai anche collaborato con Noemi.
L’ho conosciuta quando sono stata ospite ad X Factor e dopo una serie di contatti è nata questa collaborazione ed una sorta di amicizia.
Hai mai pensato di scrivere una canzone?
Non più di tanto. Non mi manca la vena creativa, l’ho anche fatto ma non sono riuscita a scrivere cose tanto interessanti da essere proposte al mio pubblico.
Ti manca un po’ non scrivere cose tue?
Assolutamente no. In tutti questi anni ho maturato le mie doti interpretative, riuscendo a dare grande significato a brani a volte dimenticati.
In effetti una delle tue caratteristiche è quella di dare forza al messaggio che rivolgi alle donne o nel cantare storie che le rappresentano.
Il ruolo della donna è particolare e difficile al tempo stesso. Sappiamo ripartire dalle nostre sofferenze con grande forza.
Non solo cantante, Fiorella Mannoia è una artista impegnata anche nel sociale come più volte ha fatto vedere e che giovedì sarà di scena a Catanzaro, al Gran Teatro “Le Fontane”, in versione acustica davanti ad un pubblico che non mancherà di farle sentire tutto il suo calore.
(Intervista pubblicata il 15/04/10 su Gazzetta del Sud)
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Grandissima Fiorella! Ho scoperto di recente il duetto che ha realizzato con Bungaro, “Il deserto” e mi piace tantissimo, tanto che ho scaricato il disco di Bungaro, “Arte” da iTunes!