Formula vincente non si cambia. Goliardia, grande musica, passione sono gli ingredienti della fortunata ricetta “inventata” da Renzo Arbore che da diciannove anni trova consensi in ogni angolo del mondo. Il successo non è mancato venerdì sera, quando nonostante tre ore di esibizione al Gran Teatro “Le Fontane”, un pubblico entusiasta non voleva che lo spettacolo di Renzo Arbore e della Orchestra Italiana avesse fine.
Un tripudio senza precedenti ha accompagnato l’istrionico artista foggiano dietro le quinte, con il pubblico ancora fermo davanti al palco ad acclamare il compagno di una serata fantastica. Nonostante nulla sia cambiato nel repertorio che Arbore e compagni hanno presentato l’entusiasmo era alle stelle.
Presentatore, regista, talent scout, musicista, disc-jockey, Arbore assembla tutte queste qualità per dar vita ad uno show vivo e pieno di vigore. Ed anche se la sua voce mostra l’età che avanza, l’esperienza ed il suo essere animale da palcoscenico lo rendono personaggio di prima grandezza che mostra grande umiltà nel confrontarsi con il proprio pubblico e con ogni membro dell’Orchestra.
Tra la iniziale “Era de maggio” e la conclusiva “Il materasso” tante battute e molti simpatici dialoghi con i componenti l’Orchestra hanno caratterizzato una spumeggiante esibizione. La riscoperta di brani quasi dimenticati come “L’arte do sole” e “Pecchè nun ce ne jammo in America” fanno il paio con quei classici della musica napoletana conosciuti in tutto il mondo.
Ma Arbore non si limita ad una semplice esecuzione del repertorio partenopeo, in alcuni casi si è assistito ad un “ringiovanimento” di brani che, comunque, non conoscono i segni del tempo. Così “O’ saracino” si trasforma con il rap di Mariano Caiano, “Pecchè nun ce ne jammo in America” subisce lo stesso trattamento da Gegè Telesforo e dallo stesso Caiano, “Chella llà”, scritta dall’olandese Peter Van Wood, viene introdotta dalle note iniziali di “Apache”, degli inglesi The Shadows, e “O’ surdato ‘nnamurato” viene presentata in un medley con “Everybody’s talkin’”, brano divenuto famoso per essere stato inserito nella colonna sonora del film “Un uomo da marciapiede” ed eseguita da Harry Nilsson.
Non sono mancate le esecuzioni legate alla tradizione partenopea. “Era de maggio” e “Dicitencello vuje” eseguite da Gianni Conte e “Voce ‘e notte” da Barbara Bonaiuto hanno mostrato l’altra faccia dello spettacolo, con lo stesso Arbore che ha cantato con lo stesso Conte una appassionata “Malafemmena” e, sedutosi al piano elettrico, ha voluto ricordare il corregionale Domenico Modugno cantando “Piove (Ciao, ciao bambina)”. Nonostante “Dicitencello vuje” e la canzone del Mimmo nazionale non siano state all’altezza il pubblico ha mostrato di gradire, questo a dimostrazione che spesso l’esecuzione non sminuisce il valore della canzone stessa. L’artista foggiano riesce persino a commuoversi allorquando ricorda un concerto tenuto dieci anni prima a Catanzaro. “Un concerto che non riuscirò a dimenticare”.
Abbandonata la nostalgia Arbore e Telesforo provocano la scintilla con uno swing che inizierà una sequenza entusiasmante con una alternanza di classici come ”O mamma, o mamma non ho voglia di studiar”, di Natalino Otto, “Come facette mammeta”, di Elvira Donnarumma, “Reginella”, di Roberto Murolo, con un applauditissimo ragamuffin della coppia Telesforo e Caiano, e con “Ma la notte no”, “Vengo dopo il tiggì”, “Il clarinetto”, “La vita è tutta un quiz”, brani del repertorio di Arbore.
Ma la serata non finisce qui. Arbore e compagni non riescono ad abbandonare il palco per le richieste del pubblico. “A richiesta generale – dice Arbore – “Luna rossa”. E il pubblico danza sotto il palco. Entusiasmo alle stelle e per far finire tutto bastano le parole di uno sfinito Arbore: “A questo punto ci vuole “Il materasso”. E con una delle sue canzoni più famose conclude il suo ennesimo successo.
(Pubblicato su Gazzetta del Sud dell’11/04/10)
L’Orchestra Italiana:
Renzo Arbore, voce e chitarra
Barbara Buonaiuto, voce solista e cori
Gianni Conte, voce solista e cori
Gennaro Petrone, mandolino e voce
Salvatore Esposito, mandolino
Nunzio Reina, mandolino e cori
Michele Montefusco, chitarra classica e acustica e cori
Paolo Termini, chitarra classica e acustica e cori
Nicola Di Staso, chitarra elettrica e acustica e cori
Mariano Caiano, chitarra classica e acustica, voce solista e cori
Claudio Catalli, fisarmonica, tastiere e cori
Massimo Volpe, tastiere e cori
Massimo Cecchetti, basso e cori
Gegè Telesforo, percussioni, voce solista e cori
Peppe Sannino, percussioni e cori
Roberto Ciscognetti, batteria