Dalida, tra trionfi e sofferenze al Politeama rivive un mito
“Avec le temps, Dalida”
Teatro Politeama – Catanzaro
12/03/10
Una esistenza spesa tra palcoscenico e realtà, la ricerca di un amore, una sofferenza interiore terminata con un suicidio. “Perdonatemi, la vita mi è insopportabile”, poche parole per giustificare quella tragica fine cercata più volte negli anni del suo successo, della sua disperazione interiore. Rivive un mito sulle tavole di un palcoscenico, o forse no. “Avec le temps, Dalida”, andato in scena venerdì sera al Teatro Politeama, è una più semplice evocazione di Yolanda Gigliotti, cantante assurta a mito per le doti canore, per le performances indimenticabili e per la sua straordinaria bellezza.
Maria Letizia Gorga, scelta come narratrice di un personaggio così difficile e complesso, ne ripercorre la vita e la carriera cantando alcune canzoni e descrivendo i momenti salienti della carriera di Dalida ma, pur mostrando indubbie qualità, non riesce a “sfondare” i cuori del pubblico in sala. A farlo sono le canzoni, indimenticabili note che hanno fatto il giro del mondo in tutte le lingue e che, ancora oggi, scaldano il cuore di chi le ascolta.
Troppo scarni gli arrangiamenti, con i quali si è puntato ad evidenziare le sofferenze di Mademoiselle Bambino, ma finendo con il rappresentare solo il lato più oscuro della sua esistenza.
Accompagnata da Stefano De Meo, al pianoforte, da Laura Pierazzoli, al violoncello, e da Marco Colonna che, con il suo clarinetto, la introduce sulle note di “Mama”, la Gorga traccia un ritratto sufficientemente descrittivo di Dalida.
Il racconto di quella storia evidenzia la figura di una donna disperata, alla quale solo in parte il successo e l’affetto del pubblico sono riusciti a colmare il vuoto interiore. Il desiderio di ritrovare nei suoi uomini la mancanza dell’affetto del padre che le è mancato è stato causa delle angosce di quella esistenza.
Tra gli amori vissuti quello di Luigi Tenco, per il quale la cantante ha tentato il suo primo suicidio, è stato quello più intenso. “Ciao, amore ciao”, recitata nella parte introduttiva, “Vedrai vedrai” e il bis “Lontano lontano”, quest’ultima eseguita in francese ed in italiano, hanno sottolineato il rapporto esistente tra i due artisti. A parte questo la figura di Tenco, però, è sembrata un po’ trascurata.
Ma non ci sono solamente le esecuzioni dei brani di Tenco a far venire i brividi. “Bang bang”, di Sonny & Cher, “Quelli erano giorni”, di Mary Hopkin, “Un po’ d’amore”, dei Moody Blues, sono le cover italiane di brani appartenenti ad autori del periodo beat. Sofferente l’interpretazione di “Avec le temps”, di Leo Ferrè, uno dei più bei brani del repertorio della musica francese, anche esso recitato nella parte introduttiva e poi eseguito in francese ed in italiano.
La canzone di Ferrè e “Fini, la commedie” sono il manifesto del dolore cercato e palesato in tutto lo spettacolo da Maria Letizia Gorga. Una favola senza lieto fine, rappresentato da una recitazione un po’ forzata ma efficace, in cui vengono mostrate le fragilità di una Diva amata per il suo modo di essere artista e mai compresa come donna.
Quella sensazione di sofferenza ha calamitato l’attenzione del pubblico che alla fine di “Lontano lontano”, ha tributato alla Gorga e al regista Pino Ammendola un caloroso applauso.
I ricordi non finiscono qui. Le foto, i dischi in vinile, i libri ed altro materiale esposto dall’Associazione “Dalida” di Serrastretta nel foyer del Teatro Politeama, sono l’ultimo tributo ad una Diva che sarà sempre nel cuore dei suoi fans.
La band:
Maria Letizia Gorga, canto e narrazione
Stefano De Meo, pianoforte
Marco Colonna, clarinetto
Laura Pierazzuoli, violoncello
La scaletta:
- Mama
- Bang bang
- Quelli erano giorni
- A ma maniere
- La mia vita è una giostra
- Un pò d’amore
- Itsi bitsi petit bikini
- Ciao amore ciao
- Per non vivere soli
- Avec le temps
- Je suis toutes les femmes
- 18 anni
- Tico tico
- Bravo
- C’est finie la comedie
- Dan dan dan
- Vedrai, vedrai
- Mamy blue
- Bambino
bis:
- Lontano, lontano
(Pubblicato su Gazzetta del Sud del 14/03/10)
(Foto per gentile concessione di Antonio Raffaele)
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