Pubblico di ogni età in delirio sulle note di Fabrizio De Andrè

Cristiano De Andrè
“De Andrè canta De Andrè”
Teatro Politeama – Catanzaro
05/03/10

Immaginate una folla delirante, persone di ogni età che ballano, cantano, urlano davanti al palco sotto gli occhi del proprio beniamino, tra le poltrone e nei corridoi. Una immagine irreale soprattutto se il luogo in cui tutto ciò è avvenuto è il Teatro Polieama, ma venerdì sera il finale del concerto tenuto da Cristiano De Andrè ha avuto un epilogo a dir poco entusiasmante.
Depositario di una eredità “pesante”, il giovane Cristiano, ha mandato in visibilio una platea che si è lasciata coinvolgere dalle canzoni scritte da Fabrizio De Andrè. Una rilettura maturata nel corso degli anni perché il desiderio di Cristiano era quello di dare un tocco diverso dalla scrittura originale dei brani scelti, ai quali era legato da momenti significativi della sua vita come ha raccontato ai presenti.
Il concerto inserito nell’ambito della manifestazione “Fatti di musica” dell’infaticabile Ruggero Pegna e nel quadro delle iniziative speciali del Teatro Politeama, lasciava presagire sin dalle iniziali “Mègu mègun” e “A cimma”, tratte dall’album “Le nuvole”, quanto di buono il musicista avesse da proporre. Una lettura fedele ed al tempo stesso resa più attuale dagli arrangiamenti figli di esperienze diverse e che non trascurano la “lezione” della Premiata Forneria Marconi. Ma la mano di Cristiano è fortemente evidente in questo progetto, lo spirito di Faber è presente in ogni nota, in ogni singola parola e lui ha dimostrato di non essere solamente figlio d’arte ma di saper riappropriarsi dell’opera del padre che, in questi anni, molti hanno riproposto senza dargli la giusta lettura.
Tutto il repertorio è stato riletto con grande perizia, ogni nota ha trovato la sua giusta collocazione nella rivisitazione di impronta rock voluta dallo stesso Cristiano e da Luciano Luisi. Momenti di grande intensità si sono alternati ad altri pieni di energia durante i quali Cristiano ha mostrato grandi qualità di musicista avvicendandosi alla chitarra, al bouzouki, al violino ed alle tastiere. Grande intensità durante l’esecuzione di “Verranno a chiederti del nostro amore”, brano particolarmente sentito dal cantante che da piccolo ha assistito al momento in cui (“alle cinque del mattino”) suo padre, a composizione appena ultimata, ha svegliato la madre Puni dedicandole quella che è considerata una delle più belle composizioni del suo repertorio. E la passione vissuta in quei momenti è stata “visibile” ai presenti che, in silenzio, hanno partecipato a quella interpretazione veramente molto sentita. Molto sentita anche l’interpretazione di “Cose che dimentico”, unico brano scritto a quattro mani con il padre.
Da quel momento è iniziato un crescendo che ha reso elettrico tutto il Teatro Politeama. “Un giudice”, “Zirichiltaggia”, “Amico fragile”, l’immancabile “La canzone di Marinella”, “Fiume Sand Creek” hanno concluso un concerto perfetto. Ma nessuno voleva che tutto finisse in quel modo e De Andrè è stato richiamato sul palco a gran voce. “Bocca di rosa” e “Il pescatore” hanno scatenato la voglia del pubblico di ballare, di urlare la propria gioia e cantare con chi aveva creato quei momenti di grande coinvolgimento. L’entusiasmo era alle stelle e Cristiano ha concesso un altro bis, la dolce “Canzone dell’amore perduto” ha regalato una buonanotte ai suoi fans.
“De Andrè canta De Andrè” non può essere considerato solo un tributo a Faber ma la definitiva consacrazione di Cristiano come musicista di spessore e unico erede di un’opera immortale.

(Pubblicato su Gazzetta del Sud del 7/03/10)
(Foto per gentile concessione di Carmen Loiacono)

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