“Acqueforti” di Nik Comoglio, le intense emozioni di un capolavoro

“Acqueforti”
Nik Comoglio
Orchestra Filarmonica di Torino
diretta da Luciano Condina
(Comoglio)

Abbandonato il percorso progressive intrapreso a cavallo degli anni ’80 – ‘90 con il gruppo “Syndone”, con il quale realizzò “Spleen” e “Inca”, due interessanti lavori che in Italia non hanno avuto grande riscontro di vendite, Nik Comoglio cambia pagina scrivendo “Acqueforti”, lavoro intriso di una forte emozionalità. Musica classica adatta anche a chi non è un estimatore del genere. Il supporto del violoncellista Umberto Clerici, unitamente al violinista Sergio Lamberto e a Giacomo Fuga, al pianoforte, è fondamentale per questo progetto che riesce ad innalzare l’anima dell’ascoltatore fino a lasciarlo in una sorta di trance estatica alla fine dell’ultima traccia.
“Musica colta” verrebbe da dire, ma dare una etichetta legata ad un pubblico di nicchia fa perdere di vista la bellezza interiore di composizioni che riescono ad esprimere emozioni perdute.
Appena sei tracce, ognuna composta da diversi movimenti, come nella “natura” della musica classica, si susseguono in un vortice di sensazioni sottolineate da momenti di intima dolcezza e di “turbolente risalite” in cui i solisti si fondono all’orchestra che ne esalta le qualità tecniche ed espressive.
L’iniziale “Cedrus Libani”, che ha come sottotitolo “Veduta aerea del grande albero mediorientale”, è composto da cinque movimenti per violino, violoncello e pianoforte caratterizzati da continui rallentati e ripartenze. Una notevole forza esecutiva identificabile con la dolcezza e la forza con cui il vento accarezza o scuote questo gigantesco albero.
I tre successivi brani per violoncello ed orchestra, “Primavera dei Tirreni”, “La Roue de Fortune” e il “Canto della Natura”, ognuno carico di suggestioni emotive, di momenti struggenti e di cambi improvvisi “graffia” l’anima dell’ascoltatore. E’ in ognuno di essi che viene fuori la qualità della scrittura di Comoglio che, al minuto 2 e 46 dell’”Andante” de “La Roue de Fortune”, riesce persino a sorprenderci con uno spunto jazzistico à la Grappelli di appena 34 secondi. Il compositore torinese mostra tutte le sue indubbie qualità nell’ultima parte del progetto, “Maria alla Croce”, brano tratto da “Mistero buffo” di Dario Fo, qui voce recitante. Al drammatico testo di Fo, recitato in dialetto milanese da Federica Valenti (Maria) e Roberto Bertuelli (Jesus), la musica di Comoglio e la performance della soprano Chiara Taigi, cambiano il percorso fin qui tracciato dai precedenti brani, accostandosi alla musica lirica senza mostrare cadute di tono. Il dialogo tra Gesù e Maria riesce ad esprimere forti sensazioni grazie alle interpretazioni magistrali dei singoli ed alle musiche intense scritte appositamente da Comoglio. Il finale del brano affidato all’Orchestra Filarmonica di Torino, diretta da Luciano Condina sottolinea la struggente immagine della scena ed ha una coda nella ripresa dell’aria “Gabriel”, per solo violoncello, che chiude un album coraggioso che non è azzardato definire un capolavoro.

Tracklist:
1. Cedrus Libani
a) Andante
b) Statico
c) Dinamico
d) Più mosso
e) Vivo alla breve
2. Primavera dei Tirreni
a) Andante da Camera
b) Poco più mosso
c) Molto lento – attacca
3. La Roue de Fortune
a) Agitato
b) Largo
c) Andante
d) Agitato
e) Allegro Feroce
4. Canto della Natura (dal musical “Anima di legno”)
a) Adagio
b) Andante
c) Più mosso
d) Solo
e) Lento
5. Maria alla Croce (tratto da “Mistero buffo” di Dario Fo)
6. Gabriel

(Pubblicata il 5/02/10 da Musicalnews.com)

Link:

http://www.musicalnews.com/articolo.php?codice=17927&sz=4

Altri articoli simili

Dopo aver letto questo articolo lascia un commento oppure iscriviti ai feeds per poter rimanere informato sulla pubblicazione di nuovi articoli. Grazie!

Commenti

Non c'è ancora nessun commento.

Lascia un commento

(obbligatorio)

(obbligatorio)