Un’identità mantenuta a dispetto delle mode
Francesco De Gregori
Gran Teatro “Le Fontane”
Catanzaro
12/12/09
Erano gli anni settanta quando in Italia la musica trovava una propria evoluzione con l’avvento di artisti che si erano lasciati alle spalle il periodo beat. I cantautori erano punto di riferimento di quella fase ricca di fermento e di nuove prospettive musicali. Francesco De Gregori ha segnato in maniera incisiva quegli anni e quelli a seguire senza perdere la propria identità di musicista che non si è fatto distrarre dalle mode dettate dal cambio dei tempi.
Il cantante romano ha inaugurato venerdì 11 dicembre, con un concerto organizzato dalla EssEmme Musica di Maurizio Senese, il “Gran Teatro Le Fontane” davanti ad oltre duemila persone che hanno atteso la sua esibizione iniziata con 45 minuti di ritardo.
Presentatosi da solo sul palco, De Gregori ha imbracciato la sua chitarra per un set acustico di sei canzoni “come ai vecchi tempi”. Quattro cani, Compagni di viaggio, Le strade di Roma, Pezzi di vetro, L’angelo di Lyon, Pezzi hanno messo in evidenza da subito una voce maturata nel tempo ed una forza compositiva senza pari. E’ stata una sorpresa ascoltare quei brani in versione acustica, quasi un ritorno alle origini, quando De Gregori muoveva i primi passi, con il fratello Luigi Grechi, al Folk Studio di Roma. Elegante con il suo abito gessato grigio e con in testa il Borsalino, il cantante è sembrato almeno nell’aspetto molto vicino a Leonard Cohen.
“Riappropriatosi” della sua band ha eseguito in maniera troppo fedele alcuni dei suoi brani più significativi. E’ indubbio che avere scritto molti brani considerati nel tempo dei veri e propri classici può lasciare l’amaro in bocca a chi, arrivato con la speranza di ascoltare Alice o Pablo, per citare qualche titolo, resti deluso dalla esclusione di quei brani. De Gregori è distaccato nella interpretazione delle sue canzoni, nonostante il pubblico mostri di gradire tutto ugualmente. Quelle pagine di grande musica riescono a sollecitare ricordi ormai lontani o sopiti, nonostante la fredda esecuzione del cantante romano che spazia per tutto il suo repertorio alternando il rock di Capo d’Africa e L’agnello di Dio alle più classiche Titanic e Rimmel. Deludente l’esecuzione di Atlantide, priva della “passione” che caratterizzava la versione originale. Ma un episodio non può cancellare la grandezza di una canzone di rara bellezza.
De Gregori è accompagnato da una band che esegue perfettamente ogni singola nota di quei brani che hanno segnato un’epoca, parlandoci di amore e di storie di gente comune. Non c’è esaltazione nel pubblico ma solo grande nostalgia dei tempi passati, che fanno passare in secondo piano una esibizione sufficiente del cantante “per brevità chiamato Artista”. Immancabili Viva l’Italia, oramai diventato un vero e proprio inno, La valigia dell’attore, La leva calcistica della classe ‘68e Il bandito e il campione. La conclusiva Natale lascia l’amaro in bocca ai presenti per non aver potuto ascoltare una delle più belle canzoni di De Gregori. Richiamato a viva voce sul palco non manca di interpretare La donna cannone accompagnato al piano da Alessandro Arianti cui fa seguito l’elettrica L’agnello di Dio e la scanzonata Buonanotte fiorellino.
Il concerto di Francesco De Gregori è il preludio ad altri due grandi appuntamenti che vedranno protagonisti del palcoscenico del “Gran Teatro Le Fontane” Massimo Ranieri e Renzo Arbore.
La scaletta del concerto:
- Quattro cani
- Compagni di viaggio
- Le strade di Roma
- Pezzi di vetro
- L’angelo di Lyon
- Pezzi
- Capo d’Africa
- Titanic
- La leva calcistica della classe ’68
- Festival
- Deriva
- Rimmel
- Atlantide
- Prendere e lasciare
- Sempre e per sempre
- La storia siamo noi
- Finestre rotte
- Viva l’Italia
- La valigia dell’attore
- Il bandito e il campione
- Natale
bis:
- La donna cannone
- L’agnello di Dio
- Buonanotte fiorellino
(Pubblicato su Gazzetta del Sud il 13/12/09)
(Foto per gentile concessione di Salvatore Monteverde)
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