La “bella società” è rimasta solo un sogno
Shel Shapiro
“…Sarà una bella società”
“Festival d’Autunno”
Teatro Politeama – Catanzaro
21/11/2009
Un effetto nebbia creato con un gioco di luci e un uomo che si muove lentamente tenendo in mano una torcia elettrica. Sembra essere alla ricerca di qualcosa che non riesce più a trovare. E’ l’inizio dello spettacolo teatrale “…Sarà una bella società” andato in scena sabato sera al Teatro Politeama nell’ambito del “Festival d’Autunno”. L’uomo che a passi lenti procede verso un tavolo, attorno al quale sono appoggiate delle chitarre, è Shel Shapiro. E’ lui il narratore di questo spettacolo che cerca di rileggere alcuni momenti del passato, fotogrammi di quegli anni ’60 che grande importanza hanno avuto nella crescita di una generazione che ha vissuto di grandi ideali e che, nel tempo, ha disperso ogni energia per mettere in atto ognuna di quelle aspirazioni.
Al testo di Edmondo Berselli, Shel ha incastonato brani che hanno contraddistinto quel periodo e sono diventate il simbolo delle lotte dei giovani, della loro crescita. Il racconto dell’innocenza e della gioia di quei giovani idealisti è passionale ed appassionato nella prima parte dello spettacolo. Seppur esso scorra per due ore mezzo senza interruzioni si evince che è netta la distinzione tra lo Shel che rappresenta il giovane dell’epoca, prima del 1964, e quello successivo a quella data.
Partendo dalle canzoni di Bill Haley, Eddie Cochrane, Bo Diddley, Elvis Presley e passando per i Platters, Shel mostra grande sensibilità nel rileggere quei brani, fino a raggiungere attimi di grande intensità nella esecuzione di Blowin’ in the wind di Bob Dylan. E’ quello il momento della svolta, del nuovo modo di scrivere le canzoni, di trovare la forza di dire cose che fino ad allora venivano taciute. A Dylan, Shel contrappone la figura dei Beatles che dopo aver appreso la lezione dei rocker e dei neri americani reinventano un suono esportandolo negli States ed in tutto il mondo.
La musica, in quegli anni, era la forza che univa i giovani vogliosi di cambiare il mondo, la storia, il corso degli eventi, ma Shel nel suo spettacolo non trascura i grandi poeti della beat generation. I versi di Ginsberg si fondono alle note dei brani dei Beatles, dei Rolling Stones, dei Beach Boys che ne esaltano la forza. Il sogno era comune a tutti.
“I have a dream”… e la voce di Martin Luther King in una atmosfera quasi mistica introduce California dreamin’ dei Mamas and Papas. Al sogno fa da contrasto la rabbia di (I can’t get no satisfaction) e Let’s spend the night together dei Rolling Stones. Shapiro è perfetto nel suo ruolo di “narratore”, la sua presenza scenica non comune ci mostra un artista che negli anni ha affinato le sue qualità.
Shel ci racconta anche di quell’Italia che a lui, appena arrivato a Milano nel maggio del 1964, “appariva in bianco e nero e che viveva quel movimento per imitazione”. Una Italia che oggi mistifica tutto quel periodo, dandone un significato diverso. Cita Dio è morto, Auschwitz di Francesco Guccini (anche per lui scatta l’applauso) come esempi più vicini alla canzone di protesta ma non trascura i suoi Rokes. Finchè c’è musica mi tengo su, C’è una strana espressione nei tuoi occhi “trasmettono” ancor di più, ai cuori dei presenti, uno strano sentimento frutto di quelle sensazioni che l’istrionico cantante è riuscito a destare da un lungo torpore per tutta la durata dello spettacolo. Ed infine Che colpa abbiamo noi ed E’ la pioggia che va, ovvero l’incosciente consapevolezza di aver scritto oltre quaranta anni fa due inni generazionali. Una esecuzione più matura e sofferta di “E’ la pioggia che va” chiude uno spettacolo che ha come obiettivo un nuovo messaggio per i giovani di oggi che si spera ritrovino la forza necessaria per riuscire a rialzare la testa e continuare a lottare.
La band:
Shel Shapiro, voce, chitarra
Daniele Ivaldi, chitarre, voce
Luigi Mitola, chitarre, mandolino, voce
Alessandro Giulini, pianoforte, tastiere e voce
Mario Belluscio, basso e voce
Ramon Rossi, batteria e percussioni
(Pubblicato su Gazzetta del Sud il 23/11/2009)
(Foto per gentile concessione di Salvatore Monteverde)

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I am glad for your new photos, I put in my album always!
In Hungary today is “Katalin” day, day of my name …
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