Quei sogni degli anni Sessanta che abbiamo condiviso e perduto
Shel Shapiro
“…Sarà una bella società”
“Festival d’Autunno”
Teatro Politeama – Catanzaro
21/11/2009
«I sogni dei giovani degli anni ’60 sono svaniti nel nulla, forse anche per colpa nostra». È Shel Shapiro a parlare riferendosi al periodo che lo ha visto coinvolto in prima persona con i Rokes, il gruppo di cui era il riconosciuto leader. Milioni i dischi venduti ma soprattutto “Che colpa abbiamo noi” ed “E’ la pioggia che va”, due canzoni considerate gli inni di una generazione. E dal secondo capoverso di “Che colpa abbiamo noi” è stato preso in prestito il titolo dello spettacolo “…Sarà una bella società” andato in scena ieri sera al teatro Politeama di Catanzaro, inserito nell’ambito della VII edizione della rassegna “Festival d’Autunno” diretta da Antonietta Santacroce. Spettacolo in cui Shel, con il suo inconfondibile accento inglese, narra la storia di quelle generazioni attraverso i testi scritti da Edmondo Berselli e le musiche «che più hanno caratterizzato un’epoca».
È uno Shapiro rilassato quello che parla a margine dell’evento. Oltre gli applausi, il teatro gremito e i vecchi dischi portati da casa dai nostalgici sperando in un autografo, c’è un artista che dimostrando d’essere personaggio fuori dagli schemi, riesce ad analizzare in maniera disincantata gli anni del beat e della contestazione giovanile. «I giovani di allora avevano una visione ideologica e sognatrice della vita, mentre la generazione successiva, avendo visto svanire tutto ciò, è diventata più cinica. Se andiamo a guardare i ragazzi di oggi – osserva Shel – si può dire che manchino di stimoli e l’unica cosa che può accomunarli a noi è la gioia. Anche se noi in quell’epoca riuscivamo a vivere con le poche cose che ci offriva la vita». Il riferimento è all’esperienza che Shel ha vissuto in Germania con i Rokes. Le sofferenze di quegli anni forgiarono il gruppo inglese che, approdato in Italia, ottenne un successo senza precedenti, diventando il punto di riferimento di molti gruppi beat nostrani.
The Rokes furono il ponte verso l’Inghilterra, verso quel mondo che con gruppi come i Beatles, i Rolling Stones, gli Who stavano spopolando grazie ai ritmi mutuati dal rock ‘n’ roll e dal rhythm ‘n’ blues, e verso l’America dei Kennedy, di Martin Luther King, nazione che diede voce alla protesta ed al rinnovamento con le canzoni di Bob Dylan e Joan Baez discepoli di Woody Guthrie e Pete Seeger e con personaggi come Jack Kerouac, Allen Ginsberg e William Burroughs, esponenti di spicco della beat generation.
“…Sarà una bella società” racconta «di quel periodo in maniera disincantata, sfatando alcune informazioni che i media vogliono darci. Gli anni ’60 sono finiti quando la strage di Bologna ha svegliato in modo brusco tutti quanti. Quello è stato il momento in cui ognuno di noi ha preso coscienza che tutti i sogni, cullati per anni, erano svaniti».
Le 38 canzoni che Shapiro ha proposto assieme ai testi di Berselli aiutano a riflettere su quel periodo storico facendo riscoprire alcune delle pagine musicali che davvero hanno segnato un’epoca.
(Pubblicato su Gazzetta del Sud il 22/11/09)
(Foto per gentile concessione di Salvatore Monteverde)
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