Charles Aznavour ha incantato il pubblico del Teatro Politeama con le sue canzoni intense e sussurrate
Charles Aznavour
Rassegna “La grande musica per il cinema”
Teatro Politeama – Catanzaro
06/11/2009
Piccolo, apparentemente fragile, sembra trovarsi sul palco quasi per caso, invece è lì, dopo tanti anni, a narrarci ancora le sue storie d’amore, quelle che hanno fatto innamorare tante coppie oltre trent’anni fa e che venerdì sera hanno fatto battere nuovamente molti cuori. Charles Aznavour, il poeta dell’amore, si è esibito al Teatro Politeama di Catanzaro nell’ultimo appuntamento della rassegna “La grande musica per il cinema”, ospiti il regista Tinto Brass e la sua musa Caterina Varzì.
In un’atmosfera rarefatta, quasi da night-club, Aznavour ha esibito il suo inconfondibile stile, quel modo di cantare quasi sussurrato, a tratti “parlato”, che ha risvegliato antichi ricordi. Francese d’adozione, ma da sempre cittadino del mondo, Aznavour ha voluto iniziare il concerto con “Les emigrants”: anche se l’arrangiamento è leggermente rivisitato, reso più attuale e al passo coi tempi, non è cambiato il suo approccio con quella canzone.
Parafrasando il titolo del suo album più famoso, verrebbe da dire “E fu subito Aznavour”. Il cantante s’impossessa subito del palcoscenico e dimostra che, a dispetto delle 85 primavere, la sua voce è rimasta la stessa che negli anni Settanta ha incantato il mondo intero. Una delle canzoni più belle del suo repertorio fa diventare rovente il Politeama: “Dopo l’amore”, eseguita in duetto tanto tempo fa con Mia Martini e mai più cantata in concerto, sussurra ai cuori sensazioni che solo l’amore può regalare.
Parlare di storie ora tenere ora crude è sempre stato il suo “mestiere”. Lui che appartiene ad una generazione di grandi artisti come Yves Montand, Gilbert Bécaud e Jacques Brel, tutti “possessori” nel loro Dna di grande teatralità e grande sensibilità interpretativa, appassiona, coinvolge, esprime gioia e tristezza in un mix di successi che pochi cantanti possono vantare nel loro repertorio. E non è solo la voce: è l’anima che parla e sussurra.
“Paris au Mois d’aôut”, “Buon anniversario”, “Je t’aime a.i.m.e.” rievocano tempi lontani ma mai dimenticati. Non possono essere cancellati dalla memoria brani che hanno accompagnato la gioventù di tanti, quel periodo in cui la vita viene vissuta freneticamente ed intensamente e che si ritrova magicamente nei testi e nelle musiche delle canzoni di Aznavour.
Un concerto lunghissimo, quasi due ore di musica senza una sosta né un’esitazione, senza alcun accenno di stanchezza. Il pubblico stupito davanti a tanta vitalità sembra voler sostenere il cantante con applausi entusiasti. “L’istrione” è il brano che calza perfettamente ad un personaggio che mostra ad ogni gesto, ad ogni canzone il suo estro e il suo genio. Non c’è più voglia di attendere la fine del brano, la gente sogna, si commuove e avrebbe voglia di ballare. Un effetto che non si può arrestare, ascoltando “Morire d’amore”, “Devi sapere”, “L’amour c’est comme un jour” o “She”. Gli occhi diventano lucidi per una ritrovata gioventù quando un Aznavour sempre più ispirato inizia a danzare sulle note di “Quel che non si fa più”. «Vieni e riscopri con me / quel che non si fa più / stai guancia a guancia / e cuore a cuore, sì / e stringi più che puoi / le braccia intorno a me… » è una dedica al proprio amore ed è in platea un tripudio.
Aznavour mette la mano sul cuore e ringrazia il pubblico e l’orchestra che segue ed esalta gli estri del cantante e che in veste di corista annovera la figlia Katia, con la quale Aznavour ha duettato in “Je voyage”.
Sembra che possa finire da un momento all’altro ed ognuno vorrebbe ascoltare la “propria” canzone. Il delirio si raggiunge con le perfette esecuzioni di “Ed io tra di voi” e “Com’è triste Venezia”. La “maschera” di Aznavour è sofferente, l’artista sembra calarsi in una dimensione in cui la tristezza di un tradimento e dei ricordi sembrano essere palpabili. Peccato non aver potuto ascoltare, in questo climax di emozioni, “Ti lasci andare”, brano tra i più intensi del suo repertorio
A chiudere il concerto una perla: “Emmenez-moi” regala gli ultimi attimi d’una esibizione perfetta in cui Aznavour ci ha detto che parlare d’amore non è una «…cosa da vecchi /… /le epoche cambiano, l’amore no».
(Pubblicato su Gazzetta del Sud l’8/11/09)
(Foto per gentile concessione di Salvatore Monteverde)
La scaletta:
- Les emigrants
- Dopo l’amore
- Paris au mois d’aout
- Buon anniversario
- Je t’aime a.i.m.e.
- T’espero (duetto con Katia Aznavour)
- Morire d’amore
- Je voyage
- Je bois
- Devi sapere
- Mon ami mon Judas
- L’amour c’est comme un jour
- L’istrione
- Sa jeunesse
- She
- Non mi scorderò mai
- Desormais
- Ave Maria
- Quel che non si fa più
- Mes emmerdes
- Ieri sì
- Les deux guitares
- Ed io tra di voi
- La Bohème
- Com’è triste Venezia
- Emmenez-moi
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Dopo “Je t’aime A.I.M.E.” Aznavour ha cantato la versione spagnola della sua canzone “Je t’attends”