Marco Carta si esibisce davanti a mille fans ma non emoziona

marco-carta-prove-575x472-thumbMarco Carta
Arena Magna Grecia
Catanzaro – 07/08/09

Una buona voce ed una massiccia campagna pubblicitaria hanno fatto di Marco Carta il personaggio che ha dominato la scena musicale italiana con i suoi tre cd incisi in un anno. E’ lui il protagonista del concerto tenutosi venerdì in una Arena Magna Grecia di Catanzaro presa d’assalto da poco più di mille di fans che hanno dovuto sopportare un ritardo di oltre 45 minuti prima di vedere salire sul palco il giovane vincitore dell’ultimo Festival di Sanremo. Un entusiasmo quello manifestato dai fans che mal si è abbinato alla performance di Carta in questa data calabrese. La sua esibizione ha mostrato un cantante acerbo che molto ha da imparare. La qualità della voce a volte non basta se non riesce ad emozionare.
Se il cantante sardo è a suo agio con il proprio repertorio lo stesso non si può dire quando Marco Carta esegue brani non suoi. Quando inizia a cantare Mi ritorni in mente, 7 e 40, Un’avventura e Dieci ragazze di Lucio Battisti si nota quanto strada debba compiere prima di diventare cantante completo. Quanto all’esecuzione di un medley da parte delle due coriste, Like a virgin/Billie Jean sono sembrate interpretazioni di cantanti appena agli esordi.
Ma quando il peggio sembrava fosse passato ecco che Carta esegue Almeno tu nell’universo di Mia Martini. Una esibizione che ha lasciato perplessi.
Lo stesso è accaduto quando il cantante sardo ha eseguito alcuni classici della musica internazionale. When a man loves a woman di Percy Sledge, Sorry it’s seems to be the hardest word di Elton John e You’re the first, the last, my everything di Barry White hanno evidenziato una scarsa propensione a cantare in inglese e, sopratutto, limitata efficacia nella esecuzione di brani di tale spessore. Ma la ciliegina sulla torta è stata la conclusiva La cura di Franco Battiato. Da dimenticare.
Meglio pensare ad una cattiva serata da parte di Marco Carta che, arrivato in auto direttamente sotto il palco se n’è andato prima della fine del bis Ti rincontrerò lasciando che i suoi musicisti terminassero il “compitino”.
Forse ai fans elemento essenziale delle sue fortune avrebbe fatto piacere ricevere un autografo; gesto che Gianni Morandi, che calca le scene da 50 anni, compie alla fine dei suoi concerti. Forse bisognerebbe far capire a Marco Carta che un successo duraturo si costruisce anche con questi gesti.
Poco significa che lui dedichi ad una “cartina” When you say nothing at all facendola salire sul palco.

(Pubblicato su Gazzetta del Sud il 9/08/09)

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