Battiato il Geniale, quarant’anni tra liriche alte e “progressive”
Franco Battiato
Teatro Politeama – Catanzaro
31/03/2009
Quattro decadi sono passate da quando Franco Battiato ha iniziato la sua carriera. Da allora la sua è stata una evoluzione che ha mostrato le molteplici “facce” di un artista che ha fatto della poliedricità un punto di forza. Dopo una prima fase, quella del debutto, l’artista siciliano ha stravolto per primo gli stilemi della musica italiana. Chi ha assistito ai suoi primi concerti non poteva non rendersi conto di essere davanti ad un genio. I primi lavori, Fetus e Pollution, hanno dato il via alla musica “progressive”, vera svolta della musica italiana. E la cosa si è ripetuta negli anni a seguire. Albums come L’era del cinghiale bianco, La voce del padrone, Mondi lontanissimi e Gommalacca, per citarne alcuni, sono delle pietre miliari del nostro repertorio musicale. Non v’è dubbio alcuno che Battiato è riuscito nella impresa, pressoché impossibile, di mettere d’accordo critica e pubblico.
Un sold out annunciato da mesi ha visto martedì, al Teatro Politeama di Catanzaro, il Nostro protagonista di un entusiasmante spettacolo organizzato da Essemme Musica di Maurizio Senese. Anticipato da una breve apparizione di Luca Madonia, lontano ricordo del componente dei Denovo, il concerto di Franco Battiato è iniziato con Te lo leggo negli occhi tratto dal suo primo album di covers Fleurs. Seduto su una cassapanca coperta da un tappeto orientale, Battiato ha toccato le corde dei nostalgici della melodia italiana con uno stupendo brano di Sergio Endrigo per poi continuare con Inverno. “Questa canzone di Fabrizio De Andrè è stata inserita nella scaletta dopo l’esecuzione tenuta nel programma di Fabio Fazio – racconta Battiato – visto l’enorme gradimento del pubblico”. E’ disponibile al colloquio con il pubblico l’artista siciliano tanto da raccontare storielle e aneddoti che danno un tocco di maggiore allegria agli spettatori.
Accompagnato dal Quartetto Italiano, 2 violini, una viola e un violoncello, da Carlo Guaitoli, al pianoforte, da Angelo Privitera, “compagno” storico delle avventure musicali di Battiato, “nascosto” tra i synth, i campionatori e le tastiere, e dal chitarrista, Davide Ferrario, componente degli FSC, Battiato presenta Casta diva. Il brano tratto dall’abum “Gommalacca” si contraddistingue per i campionamenti della voce di Maria Callas, alla quale è dedicato il brano. Ci sono momenti di altissima emotività nel corso del concerto. La canzone dei vecchi amanti del repertorio di Jacques Brel, la “classica” La cura, La stagione dell’amore, L’animale e Tutto l’Universo obbedisce all’amore sono i momenti più vibranti dell’intero concerto. E’ un lungo percorso quello che viene tracciato dal Maestro. La sua discografia viene rappresentata nei punti essenziali. Un certo “disagio” si è notato nella interpretazione di It’s five o’clock. La canzone degli Aphrodite’s Child non si presta perfettamente alla voce di Franco Battiato. Il ritornello in levare richiedeva, certamente, una attenzione maggiore di quella dimostrata dal cantante siciliano. Ma la successiva Sequenze e frequenze, suonata in parte rispetto all’originale, riportava Battiato al periodo “progressive” e lo stesso ritornava agli antichi fasti suonando il synth che utilizzava negli anni ’70. Una esecuzione equilibrata da parte dei vari musicisti e resa meno estrema rispetto alla versione di quel periodo.
Carmelo di Echt, Mesopotamia, scritta per Lucio Dalla e Gianni Morandi con il titolo “Cosa resterà di me”, I treni di Tozeur e L’era del cinghiale bianco ci accompagnano fino al bis richiesto a viva voce dai presenti.
L’intensa L’addio anticipa Povera patria il cui verso ”tra i governanti quanti perfetti e inutili buffoni” viene sottolineato da un applauso. A seguire un tributo alla cantante italo-francese Dalida con Il venait d’avoir 18 ans. Battiato saluta ma non basta ai suoi fans. Il cantante siciliano ritorna sul palco regalando altre perle del suo repertorio. Prospettiva Nevsky e la splendida Gli uccelli fanno da contraltare a Voglio vederti danzare. E qui il Teatro sembra crollare.
Un finale che rende più felici i presenti e degna conclusione di uno spettacolo suonato perfettamente ed in cui si riconosce la mano sapiente e maniacale di un grande artista quale è Franco Battiato.
(Pubblicato su “Gazzetta del Sud” del 2/04/09)
(Foto per gentile concessione di Salvatore Monteverde)
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