Lo Sangha Quartet: la sperimentazione nelle radici del jazz

sanghaSangha Quartet
“Le Querce Jazz”
Country Club Le Querce – Sarrottino (Catanzaro)
18/03/09

Nella musica il termine “sperimentazione” sovente viene utilizzato per etichettare tutte quelle stravaganze stilistiche distanti dalle consuete melodie lineari ed immediate. Il jazz più di ogni altro genere musicale si presta alla sperimentazione. Lo Sangha Quartet, esibitosi mercoledì al “Country Club Le Querce” di Sarrottino, nell’ambito della rassegna “Le Querce Jazz” è l’esempio di quanto sopra affermato. Seamus Blake, al sax tenore, Kevin Hays, al pianoforte, Sean Smith, al contrabbasso, e Bill Steward, alla batteria, sono i talentuosi musicisti dell’area di New York che provenienti da diversi contesti musicali mostrano di essere aperti a nuove idee che, però, hanno forti radici nel jazz più classico.

Le forti personalità dei leader, Seamus Blake e Kevin Hays, cresciuti all’ombra di artisti come John Scofield e di Dave Douglas, il primo, e Sonny Rollins, Joe Henderson, Roy Haynes e Chris Potter, il secondo, dimostrano di avere le idee chiare sul percorso musicale del gruppo. I loro continui fraseggi sono ben coadiuvati da una sezione ritmica di grande impatto. Non è solo buona musica quella che i quattro artisti propongono al pubblico presente. E’ un viaggio attraverso il jazz contemporaneo. “Kalimba”, Elegia”, “Loving you”, tanto per citare alcuni dei brani eseguiti, conducono i presenti in un contesto musicale che prende forma dalla musica jazz “tradizionale” americana.

Le improvvisazioni di Blake a tratti “nervose”, a tratti più fluide riescono ad alternarsi al pianismo percussivo di Hays, mostrando quanto entrambi hanno “rubato” ai loro maestri.

Di grande impatto “Sco’ more blues”, presentata da Kevin Hays e dedicata a John Scofield. Il suono sembra diventare ancora più intimo. Una performance quasi sofferta da parte dei due leader. Sembra che i quattro artisti non abbiano nulla da aggiungere alla serata. Ma con doveroso” bis” viene “consegnata” ai presenti “If ever i would leave you”, intensa e appassionata quanto basta per far capire, ove ce ne fosse bisogno, che lo Sangha Quartet è formato da autentici virtuosi e da grandi musicisti che lasciano un segno indelebile nei convenuti che tributano loro un lungo applauso.

Si chiude così il secondo appuntamento di “Le Querce Jazz”, creatura voluta da Giampiero Ferro, in attesa di Myron Walden & Auran Ortiz. Musica di grande prestigio che non mancherà di essere apprezzata dagli amanti del jazz.

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