“Quante gocce di rugiada…” e quante emozioni intorno a noi.

Circa 30 anni sono passati dai concerti che la P.F.M. ha tenuto in quattro memorabili concerti a Firenze e Bologna nel 1979. Con “PFM canta De Andrè”, la band milanese rievoca ricordi di sensazioni vissute allorquando il pubblico presente assistette al felice connubio tra la musica progressiva e quella, più tradizionale, dei cantautori. A distanza di tanto tempo Di Cioccio e compagni hanno sentito l’esigenza di riproporre, per i più giovani, gli arrangiamenti da loro curati in quella occasione. Tutto questo è successo mercoledì sera in un Teatro Politeama gremito in ogni ordine di posti per il terzo appuntamento del “Festival d’Autunno”, creatura della Direttrice Artistica Tonia Santacroce. Vedere sul palco Di Cioccio e Mussida, leader storici della band, ha creato un certo effetto in chi ha vissuto intensamente la musica della P.F.M.. Loro con il Banco del Mutuo Soccorso e Le Orme sono stati gli alfieri di quel genere di musica che gli inglesi definivano “progressive” e che, a mio avviso, nulla avevano da invidiare ai gruppi che dalla Terra di Albione venivano alla conquista del mercato discografico italiano.
La prima parte del concerto, tributo al grande Fabrizio De Andrè, è partito con le note di “Bocca di Rosa”. La storica canzone del 1967 ha aperto i cuori dei presenti. Il dardo era stato lanciato. “La guerra di Piero”, “Un giudice”, “Andrea”, “Il testamento di Tito” per citare solo alcuni dei brani eseguiti hanno fatto il resto. Il finale della prima parte ha offerto due esecuzioni contrastanti tra loro. Da una parte “La canzone di Marinella” discutibile nel suo nuovo arrangiamento, forse perché troppo perfetta nella esecuzione originale, dall’altra “Amore fragile” esecuzione superlativa grazie all’assolo alla chitarra di Franco Mussida e, comunque, a tutta la band che ha dimostrato di aver fatto proprio questo brano.
Nella ideale seconda parte la P.F.M. ha eseguito brani del proprio repertorio. “La luna nuova”, introdotta dal violino di Lucio Fabbri, è stata energia pura, divertimento all’ennesima potenza. Si avverte nel brano l’influenza di certi canoni di canzone irlandese. Il pubblico si riscalda. Franz Di Cioccio introduce “Il banchetto”: “Per la prima volta lo eseguiamo in versione integrale”. Altre e diverse emozioni scaturiscono i brani della P.F.M.. La magica “Out of the roundabout”, brano del 1975 inserito nell’album “inglese” “Chocolate kings”, ci mostra, ancora una volta, di quanta tecnica raffinata disponga il gruppo. Un vortice di suoni cattura il pubblico presente conducendolo idealmente per mano in quei paesaggi sonori cari a chi negli anni ’70 si “nutriva” della musica progressive. E’ il momento d “La carrozza di Hans”, primo brano che la P.F.M. ha suonato dal vivo dopo aver cambiato il nome da I Quelli a Premiata Forneria Marconi. E, per finire, un altro brano di Fabrizio De Andrè, “Il pescatore”. Sembra tutto finito.
Il pubblico in sala a gran voce richiama i suoi beniamini. E’ il momento delle due canzoni più amate dai fans della P.F.M.. Non appena Mussida intona “Quante gocce di rugiada intorno a me…”, primo verso della sempreverde “Impressioni di settembre”, il pubblico risponde con un boato. Non potrebbe essere altrimenti. Questo, come la successiva “E’ festa (Celebration)” rappresentano il gruppo di Mussida, Di Cioccio e Djivas in tutto il mondo. E il mitico Franz alternatosi alla batteria per tutto il concerto con Roberto Gualdi crea una perfetta simbiosi con il pubblico festoso. E’ la giusta fine di un concerto esaltante preludio all’ultimo appuntamento del “Festival d’Autunno” con Vinicio Capossela. Spettacolo per un pubblico giovane, attento e disponibile alle performance del cantante che sta spopolando con il suo ultimo album “Da solo”.

(Pubblicato il 14/11/08 sula Gazzetta del Sud)
(Foto per gentile concessione di Icaro Fotocronache/ F. Mazzei)

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