“Sulle corde di Lucio”, indagine su Battisti tra ricordi ed emozioni

SULLE CORDE DI LUCIO
Indagini Battistiane
di Franz Di Cioccio e Riccardo Bertoncelli
Giunti Editore

Dieci anni sono passati dalla morte di Lucio Battisti. Sembra ieri eppure è passato così tanto tempo. Da allora fiumi di inchiostro sono stati versati per descrivere il personaggio, le sue canzoni, le sue storie. Non ritenevo più possibile che potesse essere scritto qualcosa di nuovo sul cantante di Poggio Bustone. Ci sono riusciti due personaggi che hanno vissuto quegli anni al fianco di Lucio come musicista, Franz Di Cioccio o, come osservatore interessato, Riccardo Bertoncelli nel libro edito dalla Giunti “Sulle corde di Lucio”. Sembrerebbe una lettura scontata. Le cose di Lucio sembrano essere come le sue canzoni. A volte riteniamo di non conoscerle ma non appena sentiamo le prime note cominciamo a canticchiarle. Come dicevo, però, i due autori hanno “indagato” nelle cose di Battisti come due veri detective. Di Cioccio/Derrick e Bertoncelli/Colombohanno affondato il bisturi nei posti giusti. A tratti mi sono emozionato nel rileggere i nomi che in quell’epoca facevano parte del “clan” di Battisti. Amici e fedeli compagni di viaggio, tutti hanno avuto una parte importante nella storia dei magnifici due: Lucio Battisti e Mogol. E’ vero, all’inizio ero scettico sulla qualità di questo libro. La copertina che ritrae Lucio da giovane, con quell’aria tra il triste e il pensieroso non riusciva ad “acchiapparmi”. Poi, però, tutto è cambiato seppur lentamente. Sin dalle prefazioni di Di Cioccio e Bertoncelli ho cominciato ad avere un sussulto. Qualcosa si stava risvegliando in me. Erano i ricordi di tempi andati, di quel movimento beat che ancora oggi è vivo dentro quelli che, come me, hanno vissuto quella entusiasmante epoca musicale. Da lì nasce Lucio. Dai Campioni. Dalla ricerca di emegere che ieri come oggi non era cosa facile. Tutto questo si legge a chiare lettere nelle interviste che sono il punto cardine di questo bel libro. Attraverso le parole di Roby Matano, Pietruccio Montalbetti, Valter Patergnani, Alessandro Colombini, Mara Maionchi (sì, proprio lei che in gioventù ha “spinto” per la P.F.M. e che oggi è ancora sulla cresta dell’onda con artisti come Tiziano Ferro e Giusy Ferreri), Alberto Radius, Cesare Monti e Marva Jean Marrow
scopriamo particolari che in altri testi non erano presenti. Si respira appieno l’aria di quel periodo. Del periodo Battisti-Mogol che ha lasciato tracce indelebili nei nostri cuori. Si capisce quanto l’incontro tra i due avesse creato quella stessa alchimia che contraddistingueva altri grandi firme: Holland/Dozier/Holland, Leiber/Stoller, Lennon/McCartney, Page/Plant, Elton John/Taupin, Goffin/King, tanto per citarne alcuni.

Evito di soffermarmi sui particolari che più mi hanno divertito o, comunque, creato quelle emozioni che mi hanno fatto sentire tutto ad un tratto più giovane. Vorrei, però, sottolineare l’importanza degli interventi di Bertoncelli e Di Cioccio. I loro ricordi, le loro osservazioni sono il perfetto collante tra le memorie di ognuno degli intervistati. Di Cioccio ha avuto l’abilità di descrivere con dovizia di particolari e con estrema semplicità le “cronache sonore”. Racconto delle estati in cui era il “Cantagiro” a farla da padrone. Una sorta di “Giro d’Italia” della canzone nostrana. Erano gli anni della crescita musicale e della spensieratezza. Gli anni in cui Lucio Battisti e Massimo Ranieri, Caterina Caselli e Mal, i Rokes e l’Equipe 84, Dori Ghezzi e i Camaleonti si contendevano a suon di note il favore delle platee. E nelle stesse “cronache” Di Cioccio ci apre gli studi in cui all’epoca venivano registrati brani memorabili. “Il tempo di morire”, “Dio mio no”, “7 e 40″, “Insieme a te sto bene”, “Mi ritorni in mente” assumono un aspetto diverso leggendo quelle righe. Sarebbe ideale ascoltarle durante il racconto del batterista della P.F.M.)

Alla fine delle “indagini” Riccardo Bertoncelli ripropone due suoi articoli scritti nel 1986, subito dopo la pubblicazione del “Don Giovanni” che vede Battisti affiancato da Pasquale Panella (solo mio omonimo…), e nel 1997, estratto dal suo libro “Paesi immaginari”. E’ solo un’appendice. Ne esce un’immagine musicale diversa. Ma questa è una storia diversa. Per quel periodo, probabilmente, le “indagini” verranno svolte da altri.
Di Cioccio e Bertoncelli non hanno inserito, stranamente, alcun intervento di Mogol. Per quel che mi riguarda (sono un fan dei Rokes) avrei letto con piacere una eventuale intervista a Shel Shapiro, che con il suo gruppo ha interpretato “Io vivrò senza te” prima di Lucio Battisti e senza l’introduzione cantata dell’artista di Poggio Bustone.

“Sulle corde di Lucio” risulta essere un testo gradevole, scritto con grande semplicità e passione, che farà venire la voglia, man mano che si legge, di riascoltare tutte le canzoni del periodo
Battisti- Mogol.

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