Con “Schoolyard ghost” il ritorno nell’oasi musicale dei No-Man


“Schoolyard ghost”
No-Man
(K-scope, distr. Audioglobe)

Sesto album per i No-man, ovvero Steven Wilson, leader dei Porcupine Tree, e Tim Bowness. Ci sono voluti cinque anni prima che venisse pubblicato “Schholyard ghost”, degno successore del precedente “Together We’re Stranger” .
Prima di ascoltare questo lavoro mi soffermo sui grandi nomi che vi hanno partecipato. Bruce Kaphan, Pat Mastelotto, Gavin Harrison, compagno d’avventura di Wilson nei Porcupine Tree, Theo Travis e la London Session Orchestra diretta da Dave Stewart sono garanzia di un prodotto di qualità.

Ci sono voluti due anni di “gestazione” e diverse location – Inghilterra, Svezia, Francia e U.S.A. – perchè i “fantasmi del cortile della scuola” vedessero la luce. Tutto questo tempo potrebbe sembrare un’eternità se non conoscessi la mania perfezionistica di Wilson.
Con il brano d’apertura “All sweet things” la voce di Tim Bowness, molto simile al Paddy McAloon più intimo (quello di “Swans” per intenderci), è accompagnata dal piano che ne sottolinea ogni sfumatura dandole un tocco quasi magico. Le tastiere, che inizialmente si limitano a sostenere la struttura melodica, lentamente si fondono con la voce, il piano e le chitarre per poi abbondanarle nel finale in cui il piano da solo lascia l’ascoltatore come sospeso nel vuoto.
La chiara influenza dei Radiohead nel primo brano lascia spazio alla successiva “Beautiful Songs You Should Know” in cui le chitarre sono più evidenti e il violoncello regala momenti retro quasi folk, pur mantenendo quella atmosfera rarefatta cara ai No-Man.
In “Pigeon drummer” si torna indietro nel tempo, a quei King Crimson di cui Mastellotto fu componente. Ed è proprio una caratteristica del “Re Cremisi” quella di creare nello stesso brano momenti di “quiete” che si alternano ad altri “indemoniati”. Anche il finale è un evidente richiamo a Robert Fripp.
Con la lunga “Truenorth” (circa 13 minuti) si passa dal progressive alla psichedelia più cara ai Porcupine Tree. Sin dall’introduzione del piano si nota la “mano” di Wilson che ci regala atmosfere dilatate in cui risulta notevole l’apporto che riesce a dare Dave Edwards con l’Orchestra. E’ questo un brano che resta dentro al cuore. Una di quelle composizioni che riesce a piacere dalla prima nota.
La delicata “Wherever There Is Light” è, a mio avviso, il momento di “stanca” di questo lavoro. Senza nulla togliere alla qualità musicale, probabilmente, il brano perde in efficacia perchè “incastonato” tra due diamanti luminosi che offuscano la luce di questa composizione. Infatti, con la successiva “Song of the surf” si torna su standard elevati di scrittura, arrangiamento e interpretazione. Nulla viene lasciato al caso. Si torna a sognare grazie all’aiuto della slide guitar di Bruce Kaphan ed alle chitarre elettriche che accompagnano la voce di Tim Bowness fino a concedersi un assolo finale di estrema delicatezza. Dopo tanta bellezza si giunge all’anello debole di tutto il lavoro: “Streaming”. Quasi una forzatura rispetto a tutto ciò che lo ha preceduto.
“Mixtaped” è il pezzo che più si rispecchia nella copertina. Oscuro e “sfuocato” crea un tappeto sonoro che grazie al flauto e alle tastiere ci conduce in un mondo denso di ansie e di misteri.

Un album, “Schoolyard ghost”, che ha bisogno di più di un ascolto per essere apprezzato in tutte le sue mille sfumature e che si farà amare per il suo suono magico e mai uguale in cui si combinano alla perfezione tutti i generi che hanno influenzato l’opera. Un viaggio musicale a cui nessuno dovrebbe rinunciare.

No-Man:
Steven Wilson, all instruments
Tim Bowness, vocals

Discografia:
1994 – Flowermouth (Third Stone)
1996 – Wild Opera (Third Stone )
2000 – Dry Cleaning Ray (Third Stone)
2001 – Returning Jesus (Third Stone)
2003 – Together We’re Stranger (K Scope)
2008 – Schoolyard Ghosts (K Scope)

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