Paolo Conte, il poeta dello swing
Ultimo appuntamento con la rassegna “Lamezia d’autore”, organizzata da Ruggero Pegna, quello di stasera al Teatro Grandinetti. L’evento è di quelli assolutamente imperdibili. Tale è da considerare un concerto di Paolo Conte. L’avvocato astigiano, da poco settantenne, sin dagli anni ’60 si è contraddistinto per le sue canzoni “diverse” ed originali. Ha scritto un po’ per tutti: da Celentano a Jannacci, dalla Caselli a Bruno Lauzi a Patty Pravo. Negli anni ’70 comincia a “raccontarci” le sue storie con quella sua voce inconfondibile e che, per taluni, può sembrare sgraziata. Nonostante l’Italia lo noti da subito, è in Francia che diventa una stella di prima grandezza, allorquando suonando al “Theatre de la Ville” di Parigi, conquista il cuore dei transalpini. Da allora, per Paolo Conte, è stato un susseguirsi di successi e di tributi. Ed ora eccolo farsi introdurre dalla sua “piccola orchestra” che, sin dalle prime note, ci ricorda dell’amore che l’artista piemontese nutre per le orchestre degli anni ’20 di Paul Whiteman e Fletcher Henderson fino ad arrivare ai ’40 di Stan Kenton. Nel suo abito scuro, davanti al suo pianoforte, Conte comincia a raccontarci le sue storie d’amore impossibili descrivendo con tratti sicuri le figure dei personaggi che si muovono all’interno delle stesse. Immagini che, nel tempo, sono diventate parte della nostra vita. Il jazz si fonde egregiamente ai tanghi argentini ed ai continui riferimenti della cultura musicale francese. “Come-dì” congiunge lo swing alla tradizione francese. “La casa cinese” vive una sua vita intensa e malinconica con i fiati pronti a sostenerla e donarle “calore”. Canto e poesia convivono in questo autore. Ogni singola nota, ogni verso, diventano pura magia per gli spettatori che tributano ad ogni singolo brano applausi scroscianti. “Percepisco la presenza di un buon pubblico soprattutto dalla qualità del silenzio” dice Paolo Conte. E continua la rivisitazione delle perle dei suoi ultimi 30 anni. “Alle prese con la verde milonga” ci regala 4 minuti di grande passione. In “Parole d’amore scritte a macchina” voce, piano e sax sottolineano la triste storia di un divorzio e di un amore mai finito. Conte continua da solo al piano con “Genova per noi” portata al successo da Bruno Lauzi. Una splendida “Vieni via con me” ed il tango “Molto lontano” chiudono la prima parte del concerto. Non ci sono momenti di stanca. La sequenza dei brani crea una sinusoide armoniosa. Continue sono le variazioni di tempi e ritmi e, nonostante tutto, fluidamente in continuità. Si ricomincia con Conte che racconta la figura mitica di “Bartali”. “Lo zio” con Conte che concede un assolo di kazoo, “Il regno del tango” e “Ballando” sono racconti che ci prendono per mano e ci conducono ad una sequenza finale mozzafiato. Le “parole salate” di “Gioco d’azzardo” e “Max” fanno da prologo ad una insuperabile performance di “Diavolo rosso” “tirata” all’inverosimile dagli assolo dei fiati e di Paolo Conte al piano, sostenuti alla chitarra dal fido Daniele Dall’Omo. In chiusura una delle perle dell’album “Parole d’amore scritte a macchina”: “Eden”. Il pubblico richiama sul palco per ben due volte il nostro che si esibisce in “La vecchia giacca nuova” nella quale trova il segno distintivo dalla “folla anonima, che rende anonimi, quasi invisibili” prima di congedarsi con una breve e velocizzata “Via con me”. Finisce così con un cenno della mano ad una platea incantata che ha “assaporato” le storie che Conte ha “dipinto” con la sua musica.
(Pubblicato su “Calabria Ora” il 27/05/07)
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