Serata d’Onore con Gigi Proietti il 20 Agosto a Catanzaro

Serata d’Onore con Gigi Proietti il 20 Agosto a Catanzaro

GIGI PROIETTI – Arena Magna Grecia – Catanzaro   20 agosto 2006“Quando frequentavo l’università ero “membro” di un “complessino” jazz che suonava nei night club. Ai miei tempi il jazz era considerato musica popolare, oggi, invece, è di “nicchia”. Oltre al jazz molte cose sono diventate di nicchia… Bisognerebbe sedersi davanti ad un tavolo e discutere perché ‘sto jazz da popolare, quindi di tutti, oggi è diventato di nicchia… E poi allora c’era molto divertimento e coinvolgimento. Io suonavo il contrabbasso… Suonavo… Mi appoggiavo!!! Ecco perché ero “membro”… Oggi, invece, tutto è molto più serio, professionale e suonare il contrabbasso non è più uno scherzo”.

Così Gigi Proietti racconta i suoi trascorsi musicali da giovane, durante la conferenza stampa, prima di affrontare una platea gremita (3000 presenti) che attende di godersi il suo spettacolo “Serata d’onore” (“Ho preceduto tutti perché solitamente queste cose si fanno quando uno “se more”) “figliastro di “A me gli occhi please” del 1976” e facente parte della manifestazione “Armonie d’arte” organizzata dalla sempre più attiva Chiara Giordano in collaborazione con Ruggero Pegna, nome di garanzia di grandi spettacoli in Calabria. Ed ecco che si inizia con Proietti che scende da una scala introdotto da una orchestra di 10 elementi. La musica è quella tipica del varietà. Nel corso della sua “Serata” Proietti si cimenta dedicando brani agli anni ’50, nel repertorio a lui familiare come le canzoni di Petrolini (immancabile “Gastone”), con il jazz di “Fly me to the moon”, il bolero di “Obsesion”, ed in un medley apparentemente strano “New York New York / O’ sole mio”. Suona anche el guiro, tipico strumento del Centro America, come un navigato guirero, ed impersona un cantante di night-club, “dei tempi miei pechè oggi il night-club nun ce sta’ più”, che “intorno all’una e quaranta doveva cantare un brano in francese. E via con la sua versione di “Ne me quitte pas” (Nun me rompe er ca”). Non manca la sorpresa di vedere la figlia Carlotta che duetta con il padre la morrisoniana “Moon dance” e che canta da sola “Io non me scordo mai” di Petrolini (“Glie damo ‘na mano”). Non è solo musica lo spettacolo di Proietti. Ci sono i suoi personaggi come Pietro Ammicca, i suoi racconti sul “fumando” (lo smoking), il teatro “serio” e quello più “leggero”, la poesia di D’Annunzio. Il momento più vibrante è sul finale quando imitando la voce di Vittorio Gassman declama i primi tre versi del V canto dell’Inferno dantesco ed a cui aggiunge il rumore del vecchio disco su cui ascoltava l’opera dantesca. Alla fine regala una favola travestendosi da vecchietto smemorato che, per via della sua vecchiaia e della mancanza di memoria, unisce alcune favole famose dando loro dei tratti “hard”. Indubbiamente una prorompente esibizione che non viene fermata neanche dai fuochi d’artificio che hanno illuminato il cielo nelle immediate vicinanze e che, involontariamente, hanno festeggiato uno degli ultimi grandi del teatro italiano: Gigi Proietti.

(Pubblicato su MusicalNews.com il 4/09/2006)

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